Superato l’ostacolo del testo unitario su voucher si parla di abolizione e di referendum Cgil

Superato l’ostacolo del testo unitario su voucher si parla di abolizione e di referendum Cgil

Dalle agenzie si apprende che il Pd sta pensando addirittura di abolire i voucher, ossia i buoni lavoro introdotti con la legge Biagi nel 2003. E’ pur vero che in particolare negli ultimi mesi le statistiche degli Istituti nazionali e dei gruppi di ricerca in capo alle Organizzazioni sindacali non sono stati clementi ma da qui a ipotizzare l’abolizione dello strumento ce ne passa.

Anche perché questo atto porrebbe il Partito democratico in contrasto con l’impegno preso nei confronti della commissione Lavoro della Camera, quindi dell’intero lavoro del Parlamento. Non capisco cosa sia cambiato dalle parole di Poletti che si era reso disponibile a collaborare, a maggior ragione dopo il tempo speso in undicesima per arrivare a una proposta unitaria e che ci ha visti fin dall’inizio allineati sulla semplice limitazione dei buoni lavoro.

A pochi giorni dalla commemorazione dell’omicidio Biagi, padre dei buoni lavoro, il Pd spariglia le carte in tavola, ponendo in seria difficoltà tutti quei piccoli datori di lavoro, come ad esempio i ristoratori.

Prestatori di lavoro accessorio potrebbero essere anche coloro che percepiscono un assegno di disoccupazione o beneficiano di ammortizzatori sociali. Tutto questo per dire che, se normati, i voucher potrebbero fornire anche una continuità economica in vista di nuova occupazione a tempo stabile.

Solo ieri è arrivata la decisione di indire la data del referendum Cgil su voucher e appalti il prossimo 28 maggio. E’ un peccato essere approdati solo temporalmente ma non nei contenuti con il voto popolare, anche se in realtà avrebbe dovuto essere una discussione solo interna al Parlamento in accordo con le modifiche proposte dal Governo.

Non è stato facile fare sintesi tra le varie proposte di legge sui voucher pervenute in commissione Lavoro della Camera. Il testo finale credo sia parzialmente vicino alle attuali esigenze del mercato. Il punto in cui si ipotizza di includere nel novero dei committenti le sole imprese senza dipendenti potrebbe portare all’esclusione di un’alta percentuale di attività meno strutturate e quindi incapaci di stabilire più rapporti continuativi. Penso ad esempio al settore del turismo, dove l’uso corretto dei buoni lavoro diventa spesso un’ancora di salvezza per i comparti, dilaniati anch’essi dalla crisi e dal calo di flussi di fruitori.

L’obiettivo è sì stato raggiunto ma ora toccherà continuare nella discussione per andare oltre la sintesi magari accogliendo le istanze dei vari settori. Come gruppo Forza Italia abbiamo diffuso qualche giorno fa, attraverso slide, alcuni stimoli da poter sviluppare: rivedere innanzitutto gli strumenti di flessibilità per evitare distorsioni nell’ambito applicativo della disciplina del lavoro accessorio, prevedendo quindi forme di flessibilità anche alternative ai buoni, di maggiore tutela per i lavoratori.

 

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