Question Time con ministro Poletti: “Jobs Act non è uno spartiacque nell’evoluzione delle politiche attive”

Question Time con ministro Poletti: “Jobs Act non è uno spartiacque nell’evoluzione delle politiche attive”

Sulla riorganizzazione delle strutture ministeriali che operano nell’ambito delle Politiche attive del lavoro

Nell’ambito della programmazione nazionale del Fondo sociale europeo 2014-2020, l’Inapp, ex Isfol, è riconosciuto come ente in house del ministero del Lavoro. A esso può essere assegnata l’esecuzione dei progetti ma la titolarità dei principali programmi operativi nazionali è ad oggi in capo all’Anpal, e questo rischia di compromettere la sussistenza finanziaria dell’Inapp, il cui bilancio è stato storicamente alimentato tramite i PON. Il venir meno della Direzione generale del Ministero e la comparsa di un nuovo soggetto pongono il problema di relazione tra Anpal e l’istituto incaricato, tra le altre cose, della valutazione dei risultati dell’Agenzia, ora responsabile della gestione delle risorse comunitarie.

Premesso questo, le chiedo se ritenga che l’aspetto che definisca una dipendenza dell’Inapp dalle decisioni di Anpal rispetto ai progetti da gestire si concili con i principi di terzietà del valutatore rispetto al valutato e di separazione delle funzioni. Inoltre, se non ritenga opportuno assumere iniziative per garantire all’Inapp risorse sufficienti per i suoi compiti istituzionali e se ritiene utile fornire elementi completi in merito alla complessa riorganizzazione del Ministero, dell’Inapp, di Anpal servizi Spa e di Anpal con particolare riferimento ai profili di spesa.

La risposta del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti

Le politiche attive nel nostro Paese sono state storicamente un punto debole delle politiche per il lavoro principalmente basate sugli strumenti di politica passiva (ammortizzatori e prepensionamenti).

A questa debolezza ha inteso rispondere il Jobs Act che, tra le finalità principali, ha il potenziamento delle politiche attive anche mediante l’istituzione dell’Anpal con funzione di coordinamento generale della rete dei servizi per le politiche del lavoro facenti capo a soggetti pubblici e privati e che si avvale del supporto tecnico di Anpal servizi, già Italia Lavoro.

In linea con il nuovo assetto di governance delle politiche del lavoro in Italia ridisegnato dal decreto legislativo n. 150 del 2015, l’Inapp, ente pubblico di ricerca vigilato dal Ministero del lavoro, svolge attività di analisi, monitoraggio e valutazione delle politiche del lavoro e dei servizi per il lavoro e, più in generale, si occupa di tutte le politiche economiche che hanno effetti sul mercato del lavoro. Inapp beneficia di un contributo ordinario annuo a carico del Ministero del lavoro che per il 2017 ammonta ad euro 24.483.680 euro come stabilito dalla legge di bilancio n. 232 del 2016. Tale contributo consente all’Istituto di disporre di risorse autonome per lo svolgimento delle funzioni attribuitegli dal decreto legislativo n. 150 tra cui la verifica degli obiettivi raggiunti dall’Anpal. Pertanto la paventata dipendenza del valutatore dal valutato non sussiste atteso che l’attività di valutazione è svolta con le risorse del Ministero del lavoro. L’impiego da parte di Inapp delle risorse comunitarie disposte in qualità di autorità di gestione dall’Anpal, come previsto dal decreto legislativo n. 150, riguarderà invece altre attività dell’istituto stesso senza confusione con le funzioni di valutazione. Peraltro Anpal e Inapp in questa fase stanno definendo le procedure di collaborazione previste dalla disciplina comunitaria per gli organismi intermedi in ciò chiarendo anche una parte di questi temi.

Da ultimo, con riferimento allo stato di attuazione della riforma delle politiche attive, faccio presente che nel corso del 2016 è stato approvato lo statuto di Anpal ed è stato istituito il portale Anpal che consente la registrazione online dei disoccupati. Inoltre, a decorrere dal 1° gennaio 2017, è stato formalizzato il trasferimento ad Anpal di 109 unità di personale del Ministero del lavoro e di 93 di Inapp.

Con riferimento poi ai profili di spesa va sottolineato che il decreto legislativo n. 150 ha previsto l’istituzione di Anpal senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che per i costi di funzionamento si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili a legislazione vigente. Le risorse destinate al funzionamento di Anpal derivano quindi dai risparmi operati nell’ambito del Ministero del lavoro e di Inapp. La riorganizzazione che ha coinvolto il Ministero del lavoro e Inapp, con i conseguenti trasferimenti di personale e oneri di funzionamento in capo ad Anpal, è pertanto avvenuto a costo zero.

La replica

Stento a credere che il Jobs Act possa essere considerato uno spartiacque per l’evoluzione delle Politiche attive del lavoro in Italia. Esse erano sperimentali prima a livello regionale e lo sono tuttora, con l’unica differenza che la nascita dell’Anpal, a costo zero per la finanza pubblica, come ha tenuto a precisare il ministro Poletti, ha provocato un indebolimento delle funzioni in capo al ministero del Lavoro.

Il decreto attuativo 150/2015 ha previsto non solo la soppressione di una direzione generale del Ministero e la costituzione dell’Anpal ma anche il riordino dell’Isfol, oggi Inapp, e inoltre il commissariamento di Italia Lavoro, ora Anpal servizi, il cui amministratore unico coincide con il Presidente Anpal.

Tutto questo pone, tra le tante, un problema di relazione tra Anpal e Inapp, incaricato anche di verificare il raggiungimento degli obiettivi da parte dell’agenzia motore delle Politiche attive. Come numerosi aspetti legati al Jobs Act, anche sulle Politiche attive, subiremo solo nel lungo periodo i suoi effetti. Mi auguro solo che allora, nel caso dovessero incorrere problemi, si abbia la volonta’ di rimediare

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