Investire sui giovani per debellare la mafia

Investire sui giovani per debellare la mafia

Ho aderito con entusiasmo e umiltà a questa vera e propria mobilitazione per la legalità che il Professore Nicolò Mannino ha convocato, qui a Monreale, in un anno significativo come quello che segna il 25′ delle stragi di Capaci e Via D’Amelio dove persero o, meglio, diedero, la vita, uomini e donne animati da uno spirito legalitario senza uguali.

Entusiasmo proprio perché questo è il sentimento e lo stato d’animo che suscita tanta forza nel combattere, con le armi della cultura e della partecipazione democratica, un fenomeno ancora presente in Italia come quello della mafia e delle “mafie”.

Umiltà perché sono qui per imparare e per mettermi al servizio di un’idea di rinascita della cultura della legalità in un Paese nel quale vorrei che tutti potessero vivere “coerentemente liberi” – come recita il titolo di questo incontro – dalle piaghe economiche, sociali e delinquenziali che ci e, soprattutto,”vi” affliggono.

Sono stata relatrice per la Sicilia, nella Commissione parlamentare speciale per le cosiddette “ecomafie”, del rapporto sul ciclo dei rifiuti e ho avuto modo di approfondire e denunciare quanto sia ancora radicato e ramificato il malaffare nel settore ambientale e di constatare i danni enormi causati all’ecosistema di quella che per me è e resta la più bella regione d’Italia.

Abbiamo fatto vivere i nostri figli accanto all’inquinamento delle discariche incontrollate; dei siti industriali fatiscenti e ormai in stato di abbandono; delle raffinerie che avvelenano l’aria e distruggono la bellezza incomparabile delle coste in “cambio” di un lavoro sempre più improbabile e, soprattutto, rischioso.

Vedere questi siti dall’alto – come ho avuto la possibilità di fare con la Commissione – oltreché dall’interno, offre la dimensione esatta dell’insulto fatto ad un paesaggio straordinario, di come l’uomo può distruggere un’opera d’arte naturale e irripetibile quale è la costa siciliana.

E quando si cresce a diretto contatto con tutto questo degrado, si rischia di crescere non solo malati ma anche “male”..

Si rischia, infatti, di “disprezzare” il “bene comune” – primo collante di una società civile – e di adeguarsi a quella illegalità diffusa dalla quale si è ampiamente circondati.

Voglio però testimoniare come la Sicilia abbia nel DNA della sua gente una sorta di “vaccino” che rende gran parte della popolazione immune dal contagio dell’illegalità e l’adesione a manifestazioni come questa da parte di tanti giovani ne è la migliore dimostrazione.

Del resto questa è la terra di Pirandello, di Verga, di Majorana, di Bellini come di Chinnici, di Falcone, di Livatino, di Borsellino, una terra nella quale ho vissuto e festeggiato il mio primo anno di vita – a Catania- assorbendone in qualche modo i profumi ed i colori ma anche la storia ed i valori.

Oggi possiamo dire che questa terra produce anticorpi positivi e una dimostrazione vivente di tutto ciò è proprio Nicolò Mannino.

Da quando ho ricevuto dal “suo” Parlamento per la Legalità un riconoscimento per quanto stavo facendo in qualità di Presidente della Regione Lazio, non ho mai smesso di seguirne il percorso e le iniziative; con interesse crescente per il merito delle stesse ma, soprattutto, per la capacità di coinvolgere i più giovani in un impegno che è innanzitutto culturale.

La malavita si combatte sicuramente con le armi della Giustizia e con la repressione dei fenomeni mafiosi, ma la cosa più importante, a mio avviso, resta quella di asciugare, di bonificare, il brodo ed il terreno di coltura nel quale essa si insinua e prolifica.

Investire sulle giovani generazioni significa vaccinare per sempre il nostro Paese dalla mafia creando le condizioni affinché questo triste e tragico fenomeno non riesca più ad attecchire non solo in Sicilia.

Ma la cultura da sola non basta: servono anche “alternative” praticabili in termini economici e sociali.

Dobbiamo allora occuparci e preoccuparci seriamente della metà dei giovani siciliani senza prospettive concrete di lavoro, dando loro una prospettiva di vita che si svolga nella legalità e nel rispetto della dignità di un lavoro “decente”, come ci indicano le migliori pratiche e le parole d’ordine elaborate dall’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro).

Dobbiamo sforzarci di contrastare con ogni mezzo i facili populismi che nascono attorno al disagio di chi, già privo dei mezzi necessari al proprio sostentamento o spavento dalla mancanza di legalità che diffusamente si percepisce in Italia e nella nostra isola, si scaglia contro gli immigrati scaricando su quella umanità dolente la frustrazione di una condizione di vita altrettanto insopportabile.

Credo, anzi sono certa, di essere l’unica parlamentare del centro destra ad aver presentato un progetto di legge sul cosiddetto “jus soli”; aggiungo che il mio progetto è stato ampiamente recepito – nella norma in discussione ora al Senato – per la parte che indicava nell’integrazione “culturale” (da qui nasce il nome di “jus cultura”) l’elemento qualificante per la concessione della cittadinanza.

In sostanza non si diventa cittadini italiani prima di aver completato il ciclo degli studi obbligatori nel nostro Paese.

Sono infatti convinta che dovremmo essere orgogliosi – e non preoccuparti – del fatto che ragazzi e ragazze nati in Italia sposino il nostro modo di essere, le nostre tradizioni, i nostri valori, in una parola la nostra cultura!

La scorsa settimana, su una spiaggia di Taormina, una donna cinese intenta a fare massaggi ai bagnanti che prendevano il sole, mi ha detto che, per la fine dell’anno, sarebbe ritornata a visitare i suoi genitori in Cina ma che il figlio non l’avrebbe seguita perché preferiva restare in Italia.

Mi ha raccontato che il ragazzo gioca a calcio e parla in stretto dialetto catanese e che capisce solo poche parole della lingua dei suoi genitori; questo giovanotto con gli occhi a mandorla “merita”, secondo voi, la cittadinanza italiana o deve passare la vita a spiegare le proprie origini ed il proprio status al funzionario della Asl o della Prefettura di turno?

Bene, io ritengo che da come un Paese accoglie chi è più in difficoltà – fatta salva l’ovvia considerazione che l’Italia non può risolvere o farsi carico, da sola, dei problemi, economici e demografici ma anche climatici…del mondo, si valuta il livello di civiltà cui è giunto.

Perché voglio chiudere il mio saluto con queste considerazioni sull’immigrazione; perché ritengo che se anche in questa sede vogliamo ribadire l’ispirazione al cristianesimo che indirizza tutto il lavoro del Parlamento della Legalità e caratterizza persino l’impegno professionale di Nicolò Mannino, non possiamo non essere “coerenti” con i valori ed i prìncipi ai quali ci richiamiamo.

La “coerenza” coniugata con la “libertà”, ha prodotto, nella storia,martiri ed eroi; non possiamo e forse nemmeno dobbiamo aspirare a tanto ma, sicuramente, dobbiamo essere consapevoli che c’è bisogno di grande sacrificio e di grandissimo impegno per lasciare ai nostri giovani un Paese migliore di quello che, ahimè, abbiamo ereditato.

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