Manca la volontà politica di aggredire il problema della disoccupazione

Manca la volontà politica di aggredire il problema della disoccupazione

Con il voto di ieri i voucher sono stati definitivamente abrogati dopo un utilizzo quasi decennale in importanti settori più che mai da sostenere. Il vuoto normativo che ora si apre, in particolare per le famiglie, verrà probabilmente colmato da una proposta di legge che primeggerà sulle innumerevoli che sono state pubblicizzate. Il tema vero è che le politiche messe in campo non riescono ad aggredire il problema della disoccupazione in questo Paese.

“Manca la volontà politica. Si mettono in campo misure unicamente pro campagna elettorale”.

Così sono intervenuta questa mattina nella trasmissione Coffee Break su La7.

“Sono troppi anni che non si creano politiche valide per lo sviluppo, c’è troppo burocrazia. Sulle privatizzazioni poi, come in molti campi abbiamo favorito in questi anni l’erogazione di servizi scadenti e molto spesso con un costo troppo elevato. Non sempre il privato è sinonimo di qualità perché accade sempre più frequentemente che i servizi offerti siano talmente specifici da costringere il pubblico a dipendere da essi”.

Non ci sono soluzioni da manuale ma rendere strutturale e selettivo il taglio del cuneo fiscale sul lavoro, favorire la semplificazione e non la distruzione contrattuale per attirare anche investimenti esteri e riprendere l’apprendistato come contratto tipico di inserimento al lavoro per i giovani sono passi da affrontare con più decisione.

Con il livello di crescita al quale siamo abituati qui in Italia, ossia ancora molto lento e ritardato rispetto al resto d’Europa, e soprattutto con una regolazione del lavoro troppo rigida, difficilmente ad oggi riusciremo a garantire certezze su remunerazione, contratti e carriere.

Campanello d’allarme anche sul fronte degli investimenti pubblici nei settori che creano occupazione. Difronte al calo costante rilevato anche ieri dall’Istat, in audizione presso le commissioni Bilancio, la decontribuzione da sola non è in grado di arginare la mancanza di impiego in Italia.

Giu’ tassazione per favorire assunzioni

Giu’ tassazione per favorire assunzioni

“Il cuneo fiscale in Italia è 10 punti oltre la media europea”

Il rapporto 2017 sulla finanza pubblica, diffuso questa mattina dalla Corte dei Conti, conferma le preoccupazioni di datori e lavoratori raccolte nel corso della campagna che il Dipartimento Lavoro di Forza Italia ha intrapreso mesi fa per superare gli aspetti più fallimentari introdotti dal Jobs Act.

E’ necessario intervenire subito diminuendo la tassazione sul lavoro per incidere sul cuneo fiscale dei redditi da impiego.

E’ questa la chiave giusta per consentire alle aziende di assumere e soprattutto mantenere l’organico. L’eccessivo peso fiscale scoraggia le imprese nel puntare su nuovo personale ed è per questo che spesso ricorrono a contratti alternativi al tempo indeterminato.

E’ necessario poi garantire una equa stabilità ai neo assunti, oltre che retribuzioni dignitose alla qualità e quantità di lavoro effettuato, proprio come recita la nostra Costituzione.

Question Time con ministro Poletti: “Jobs Act non è uno spartiacque nell’evoluzione delle politiche attive”

Question Time con ministro Poletti: “Jobs Act non è uno spartiacque nell’evoluzione delle politiche attive”

Sulla riorganizzazione delle strutture ministeriali che operano nell’ambito delle Politiche attive del lavoro

Nell’ambito della programmazione nazionale del Fondo sociale europeo 2014-2020, l’Inapp, ex Isfol, è riconosciuto come ente in house del ministero del Lavoro. A esso può essere assegnata l’esecuzione dei progetti ma la titolarità dei principali programmi operativi nazionali è ad oggi in capo all’Anpal, e questo rischia di compromettere la sussistenza finanziaria dell’Inapp, il cui bilancio è stato storicamente alimentato tramite i PON. Il venir meno della Direzione generale del Ministero e la comparsa di un nuovo soggetto pongono il problema di relazione tra Anpal e l’istituto incaricato, tra le altre cose, della valutazione dei risultati dell’Agenzia, ora responsabile della gestione delle risorse comunitarie.

Premesso questo, le chiedo se ritenga che l’aspetto che definisca una dipendenza dell’Inapp dalle decisioni di Anpal rispetto ai progetti da gestire si concili con i principi di terzietà del valutatore rispetto al valutato e di separazione delle funzioni. Inoltre, se non ritenga opportuno assumere iniziative per garantire all’Inapp risorse sufficienti per i suoi compiti istituzionali e se ritiene utile fornire elementi completi in merito alla complessa riorganizzazione del Ministero, dell’Inapp, di Anpal servizi Spa e di Anpal con particolare riferimento ai profili di spesa.

La risposta del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti

Le politiche attive nel nostro Paese sono state storicamente un punto debole delle politiche per il lavoro principalmente basate sugli strumenti di politica passiva (ammortizzatori e prepensionamenti).

A questa debolezza ha inteso rispondere il Jobs Act che, tra le finalità principali, ha il potenziamento delle politiche attive anche mediante l’istituzione dell’Anpal con funzione di coordinamento generale della rete dei servizi per le politiche del lavoro facenti capo a soggetti pubblici e privati e che si avvale del supporto tecnico di Anpal servizi, già Italia Lavoro.

In linea con il nuovo assetto di governance delle politiche del lavoro in Italia ridisegnato dal decreto legislativo n. 150 del 2015, l’Inapp, ente pubblico di ricerca vigilato dal Ministero del lavoro, svolge attività di analisi, monitoraggio e valutazione delle politiche del lavoro e dei servizi per il lavoro e, più in generale, si occupa di tutte le politiche economiche che hanno effetti sul mercato del lavoro. Inapp beneficia di un contributo ordinario annuo a carico del Ministero del lavoro che per il 2017 ammonta ad euro 24.483.680 euro come stabilito dalla legge di bilancio n. 232 del 2016. Tale contributo consente all’Istituto di disporre di risorse autonome per lo svolgimento delle funzioni attribuitegli dal decreto legislativo n. 150 tra cui la verifica degli obiettivi raggiunti dall’Anpal. Pertanto la paventata dipendenza del valutatore dal valutato non sussiste atteso che l’attività di valutazione è svolta con le risorse del Ministero del lavoro. L’impiego da parte di Inapp delle risorse comunitarie disposte in qualità di autorità di gestione dall’Anpal, come previsto dal decreto legislativo n. 150, riguarderà invece altre attività dell’istituto stesso senza confusione con le funzioni di valutazione. Peraltro Anpal e Inapp in questa fase stanno definendo le procedure di collaborazione previste dalla disciplina comunitaria per gli organismi intermedi in ciò chiarendo anche una parte di questi temi.

Da ultimo, con riferimento allo stato di attuazione della riforma delle politiche attive, faccio presente che nel corso del 2016 è stato approvato lo statuto di Anpal ed è stato istituito il portale Anpal che consente la registrazione online dei disoccupati. Inoltre, a decorrere dal 1° gennaio 2017, è stato formalizzato il trasferimento ad Anpal di 109 unità di personale del Ministero del lavoro e di 93 di Inapp.

Con riferimento poi ai profili di spesa va sottolineato che il decreto legislativo n. 150 ha previsto l’istituzione di Anpal senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che per i costi di funzionamento si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili a legislazione vigente. Le risorse destinate al funzionamento di Anpal derivano quindi dai risparmi operati nell’ambito del Ministero del lavoro e di Inapp. La riorganizzazione che ha coinvolto il Ministero del lavoro e Inapp, con i conseguenti trasferimenti di personale e oneri di funzionamento in capo ad Anpal, è pertanto avvenuto a costo zero.

La replica

Stento a credere che il Jobs Act possa essere considerato uno spartiacque per l’evoluzione delle Politiche attive del lavoro in Italia. Esse erano sperimentali prima a livello regionale e lo sono tuttora, con l’unica differenza che la nascita dell’Anpal, a costo zero per la finanza pubblica, come ha tenuto a precisare il ministro Poletti, ha provocato un indebolimento delle funzioni in capo al ministero del Lavoro.

Il decreto attuativo 150/2015 ha previsto non solo la soppressione di una direzione generale del Ministero e la costituzione dell’Anpal ma anche il riordino dell’Isfol, oggi Inapp, e inoltre il commissariamento di Italia Lavoro, ora Anpal servizi, il cui amministratore unico coincide con il Presidente Anpal.

Tutto questo pone, tra le tante, un problema di relazione tra Anpal e Inapp, incaricato anche di verificare il raggiungimento degli obiettivi da parte dell’agenzia motore delle Politiche attive. Come numerosi aspetti legati al Jobs Act, anche sulle Politiche attive, subiremo solo nel lungo periodo i suoi effetti. Mi auguro solo che allora, nel caso dovessero incorrere problemi, si abbia la volonta’ di rimediare

Superato l’ostacolo del testo unitario su voucher si parla di abolizione e di referendum Cgil

Superato l’ostacolo del testo unitario su voucher si parla di abolizione e di referendum Cgil

Dalle agenzie si apprende che il Pd sta pensando addirittura di abolire i voucher, ossia i buoni lavoro introdotti con la legge Biagi nel 2003. E’ pur vero che in particolare negli ultimi mesi le statistiche degli Istituti nazionali e dei gruppi di ricerca in capo alle Organizzazioni sindacali non sono stati clementi ma da qui a ipotizzare l’abolizione dello strumento ce ne passa.

Anche perché questo atto porrebbe il Partito democratico in contrasto con l’impegno preso nei confronti della commissione Lavoro della Camera, quindi dell’intero lavoro del Parlamento. Non capisco cosa sia cambiato dalle parole di Poletti che si era reso disponibile a collaborare, a maggior ragione dopo il tempo speso in undicesima per arrivare a una proposta unitaria e che ci ha visti fin dall’inizio allineati sulla semplice limitazione dei buoni lavoro.

A pochi giorni dalla commemorazione dell’omicidio Biagi, padre dei buoni lavoro, il Pd spariglia le carte in tavola, ponendo in seria difficoltà tutti quei piccoli datori di lavoro, come ad esempio i ristoratori.

Prestatori di lavoro accessorio potrebbero essere anche coloro che percepiscono un assegno di disoccupazione o beneficiano di ammortizzatori sociali. Tutto questo per dire che, se normati, i voucher potrebbero fornire anche una continuità economica in vista di nuova occupazione a tempo stabile.

Solo ieri è arrivata la decisione di indire la data del referendum Cgil su voucher e appalti il prossimo 28 maggio. E’ un peccato essere approdati solo temporalmente ma non nei contenuti con il voto popolare, anche se in realtà avrebbe dovuto essere una discussione solo interna al Parlamento in accordo con le modifiche proposte dal Governo.

Non è stato facile fare sintesi tra le varie proposte di legge sui voucher pervenute in commissione Lavoro della Camera. Il testo finale credo sia parzialmente vicino alle attuali esigenze del mercato. Il punto in cui si ipotizza di includere nel novero dei committenti le sole imprese senza dipendenti potrebbe portare all’esclusione di un’alta percentuale di attività meno strutturate e quindi incapaci di stabilire più rapporti continuativi. Penso ad esempio al settore del turismo, dove l’uso corretto dei buoni lavoro diventa spesso un’ancora di salvezza per i comparti, dilaniati anch’essi dalla crisi e dal calo di flussi di fruitori.

L’obiettivo è sì stato raggiunto ma ora toccherà continuare nella discussione per andare oltre la sintesi magari accogliendo le istanze dei vari settori. Come gruppo Forza Italia abbiamo diffuso qualche giorno fa, attraverso slide, alcuni stimoli da poter sviluppare: rivedere innanzitutto gli strumenti di flessibilità per evitare distorsioni nell’ambito applicativo della disciplina del lavoro accessorio, prevedendo quindi forme di flessibilità anche alternative ai buoni, di maggiore tutela per i lavoratori.

 

Forza Italia collaborerà per portare avanti il lavoro autonomo ma alcuni punti…

Forza Italia collaborerà per portare avanti il lavoro autonomo ma alcuni punti…

Al di là degli aspetti sicuramente positivi del testo, va rilevato, comunque, che una riforma del lavoro autonomo non imprenditoriale avrebbe richiesto forme di investimento più rilevanti da parte dello Stato. Il disegno di legge in esame mette in campo pochissime risorse economiche, tra l’altro distogliendole da fondi e capitoli di spesa già dedicati al mondo del lavoro.

Una vera riforma del lavoro autonomo non può prescindere, poi, dall’affrontare il tema della semplificazione di burocrazia e fisco, e della fiscalità in generale, a partire dal livello dalle aliquote, per passare al modello delle deduzioni e detrazioni fiscali, che sono meno ampie di quelle dei lavoratori dipendenti.

Altro tema di rilievo decisivo per il mondo del lavoro autonomo – non affrontato dal testo – è quello dell’accesso al credito, i cui evidenti ostacoli, in particolare negli ultimi anni, hanno non solo costretto tanti piccoli imprenditori e professionisti ad abbandonare o ridurre le proprie attività, ma soprattutto disincentivato tanti lavoratori od aspiranti tali a mettersi in proprio.

Ad ogni modo, il Gruppo Forza Italia, affronterà con favore e con spirito costruttivo la discussione sul testo, con l’obiettivo di favorire un percorso positivo per lo sviluppo del lavoro e del tessuto economico e produttivo del nostro Paese.

Friuli Venenzia Giulia fanalino di coda su lavoro tra le Regioni del Nord-Est

Friuli Venenzia Giulia fanalino di coda su lavoro tra le Regioni del Nord-Est

Dopo Trieste anche a Gorizia “grazie alla collaborazione con Renata Polverini abbiamo un quadro reale del Friuli Venezia Giulia e presenteremo un progetto reale per il rilancio”. I 140 caratteri twitter della collega di Forza Italia, On. Sandra Savino, rivelano la volontà di tutto il gruppo azzurro a livello nazionale di puntare sulla Regione del Nord-Est, in particolare perché proprio qui si concentrano i dati più allarmanti inerenti la disoccupazione tra i 15 e i 64 anni.

IL MERCATO DEL LAVORO IN FRIULI VENEZIA GIULIA

Lo studio realizzato dal Dipartimento Lavoro di Forza Italia in occasione degli incontri in Friuli sottolinea che tra gennaio e novembre del 2016 sono stati poco più di 100.000 i contratti di lavoro attivati, di cui circa 16.000 a tempo indeterminato, mentre l’anno precedente erano pari a circa 103.000 con un numero di rapporti a tempo indeterminato superiore a 25.000.

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Complessivamente, dunque, le assunzioni hanno segnato un calo del 2,5%, laddove i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato si sono ridotti del 36,5%.

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Il problema è che fare le leggi a suon di demagogia porta a questi risultati. Renzi ha messo in campo il Jobs act togliendo di fatto il lavoro a tempo indeterminato, infatti si rileva un crollo anche in Friuli Venezia Giulia dei contratti a tempo indeterminato, ma soprattutto ha eliminato tante tipologie di lavoro flessibile e oggi chi vuole offrire lavoro senza passare per il contratto a tutele crescenti non ha altra alternativa che il voucher o le partite Iva. In Forza Italia siamo dell’idea che nell’occuparci del voucher dobbiamo anche reintrodurre forme flessibili di lavoro che sono utili per le imprese e molto spesso sono utili anche per il lavoratore.

Proprio due giorni fa l’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, tra una e-news e un post su Facebook ha dimenticato di di specificare una cosa soprattutto a noi che “amiamo i bilanci”: il Jobs Act oltre ad aver favorito la creazione di 680 mila posti di lavoro, ha contribuito ad allargare continuativamente la fetta dei disoccupati, ben 3 milioni a livello nazionale.

Sarà forse colpa della stanchezza provocata dai viaggi in macchina nel Mezzogiorno, se ha dimenticato inoltre di sottolineare che abbiamo subito un calo del 32% di contratti a tempo indeterminato, i quali fino a prova contraria rappresentano il cavallo di battaglia della sua riforma.

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Gli incontri di Trieste e Gorizia si inseriscono all’interno del ciclo di convegni organizzati dal Dipartimento Lavoro di Forza Italia sui tema della crescita e del lavoro. Al Friuli però si guarda in maniera particolare proprio perché la Regione del Nord-Est appare essere la più colpita tra i territori settentrionali dalla disoccupazione.

Dopo gli ottimi risultati delle Amministrative 2016 bisogna continuare con impegno, grazie al lavoro della coordinatrice regionale Forza Italia FVG, On. Sandra Savino e i consiglieri regionali, Rodolfo Ziberna, candidato sindaco azzurro a Gorizia e Riccardo Riccardi, che in Consiglio ricopre la carica di capogruppo FI.