Evoluzione del lavoro nell’industria manifatturiera: relazioni industriali e modelli di welfare

Evoluzione del lavoro nell’industria manifatturiera: relazioni industriali e modelli di welfare

“Il governo Renzi – Gentiloni ha fatto un solo errore: aver avuto la smania di dare risposte immediate senza nessuna prospettiva. La conseguenza è stata produrre norme mostruose come il Jobs Act, il quale ha distrutto i punti fermi del lavoro”.

Questo l’incipit del mio intervento presso lo spazio Hdra, ospite di Confimi Impresa Meccanica, in merito al convegno organizzato sul tema dell’evoluzione del lavoro nell’industria manifatturiera, insieme al sottosegretario al Mise, Ivan Scalfarotto, e il deputato democratico, Lorenzo Becattini.

“Qualche giorno fa – ho aggiunto – il contratto collettivo è stato implicitamente messo in discussione dal presidente dell’Inps quando ha parlato di salario minimo. Ebbene in un contesto in cui le associazioni di categoria hanno bisogno di essere riviste in termini di reale rappresentatività, è necessario comprendere nella contrattazione le nuove figure professionali, affinchè non si creino disparitá fra posizioni lavorative e anche rafforzare i contratti territoriali e aziendali in termini retributivi e di incentivazione sulla produttività”.

Guarda su twitter il video dell’intervento:

 

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Ripartire dal lavoro con la sinergia tra crescita, flessibilità, investimenti e lotta al sommerso

Ripartire dal lavoro con la sinergia tra crescita, flessibilità, investimenti e lotta al sommerso

Prima di rendere conto sul titolo dato al post voglio compiere un passo indietro, ritornare quindi a qualche giorno fa, quando Coldiretti ha diffuso una nota riguardante le conseguenze negative per il settore agricolo dopo l’abolizione dei voucher.

Secondo l’associazione di rappresentanza senza di essi “si perdono opportunità di lavoro per 50mila giovani studenti, pensionati e cassa integrati impiegati in campagna nella stagione primaverile estiva”.

Il comparto, già in difficoltà a causa della crisi economica e anche della temperatura non favorevole alle differenti colture, è maggiormente a rischio da quando i buoni lavoro sono stati aboliti tramite la trasformazione in legge del decreto del governo.

I numeri di Coldiretti ci confermano quindi il grosso errore commesso dall’Esecutivo, in quanto effettuando una eliminazione trasversale anche sui comparti che in questi anni hanno fatto dei voucher un buon uso, ossia contenuto e corretto, si penalizzano settori già deboli: “Il giusto uso dei ticket avrebbe potuto creare una continuità generazionale nel mestiere agricolo, ora maggiormente relegato al margine del Primario. La discussione sulla Legge elettorale, sebbene importante ai fini del buon andamento democratico, non emargini temi ugualmente importanti”.

Giustamente siamo concentrati sulla Legge elettorale ma tra ieri e oggi, prima l’Istat e poi l’Inps, riportano alla nostra attenzione l’emergenza lavoro nel nostro Paese.

L’Istat, nel corso della presentazione del Rapporto annuale 2017, ha diffuso un numero allarmante che riguarda le famiglie italiane: sono tre milioni e 590 mila i nuclei familiari senza reddito da lavoro: “Altro che sostegno al reddito anche attraverso l’estensione degli ammortizzatori sociali. La fotografia dell’Istituto di ricerca e statistica ci sollecita a velocizzare una discussione seria intorno alla revisione di una politica dei redditi, che abbia come mission la riduzione della pressione fiscale e della disoccupazione. E’ necessario il nostro impegno ma anche quello delle imprese e delle parti sociali affinché la non equa distribuzione dei redditi non continui a far indebitare le famiglie provocando inoltre una flessione nella domanda di consumi”.

Questa mattina poi, l’Osservatorio sul precariato dell’Inps, rileva nuovamente una flessione nei contratti stabili a tempo indeterminato: “Crescita, flessibilitá intelligente, investimenti pubblici e privati e lotta al sommerso. Quattro obiettivi da perseguire contemporaneamente per non dover piú leggere sull’aumento della disoccupazione e licenziamenti, nonché sulla flessione di contratti. Un Paese come l’Italia deve ripartire dal lavoro per spingere i consumi e garantire livelli di vita adeguati ai dettami della Carta del ’48”.

Manca la volontà politica di aggredire il problema della disoccupazione

Manca la volontà politica di aggredire il problema della disoccupazione

Con il voto di ieri i voucher sono stati definitivamente abrogati dopo un utilizzo quasi decennale in importanti settori più che mai da sostenere. Il vuoto normativo che ora si apre, in particolare per le famiglie, verrà probabilmente colmato da una proposta di legge che primeggerà sulle innumerevoli che sono state pubblicizzate. Il tema vero è che le politiche messe in campo non riescono ad aggredire il problema della disoccupazione in questo Paese.

“Manca la volontà politica. Si mettono in campo misure unicamente pro campagna elettorale”.

Così sono intervenuta questa mattina nella trasmissione Coffee Break su La7.

“Sono troppi anni che non si creano politiche valide per lo sviluppo, c’è troppo burocrazia. Sulle privatizzazioni poi, come in molti campi abbiamo favorito in questi anni l’erogazione di servizi scadenti e molto spesso con un costo troppo elevato. Non sempre il privato è sinonimo di qualità perché accade sempre più frequentemente che i servizi offerti siano talmente specifici da costringere il pubblico a dipendere da essi”.

Non ci sono soluzioni da manuale ma rendere strutturale e selettivo il taglio del cuneo fiscale sul lavoro, favorire la semplificazione e non la distruzione contrattuale per attirare anche investimenti esteri e riprendere l’apprendistato come contratto tipico di inserimento al lavoro per i giovani sono passi da affrontare con più decisione.

Con il livello di crescita al quale siamo abituati qui in Italia, ossia ancora molto lento e ritardato rispetto al resto d’Europa, e soprattutto con una regolazione del lavoro troppo rigida, difficilmente ad oggi riusciremo a garantire certezze su remunerazione, contratti e carriere.

Campanello d’allarme anche sul fronte degli investimenti pubblici nei settori che creano occupazione. Difronte al calo costante rilevato anche ieri dall’Istat, in audizione presso le commissioni Bilancio, la decontribuzione da sola non è in grado di arginare la mancanza di impiego in Italia.

Giu’ tassazione per favorire assunzioni

Giu’ tassazione per favorire assunzioni

“Il cuneo fiscale in Italia è 10 punti oltre la media europea”

Il rapporto 2017 sulla finanza pubblica, diffuso questa mattina dalla Corte dei Conti, conferma le preoccupazioni di datori e lavoratori raccolte nel corso della campagna che il Dipartimento Lavoro di Forza Italia ha intrapreso mesi fa per superare gli aspetti più fallimentari introdotti dal Jobs Act.

E’ necessario intervenire subito diminuendo la tassazione sul lavoro per incidere sul cuneo fiscale dei redditi da impiego.

E’ questa la chiave giusta per consentire alle aziende di assumere e soprattutto mantenere l’organico. L’eccessivo peso fiscale scoraggia le imprese nel puntare su nuovo personale ed è per questo che spesso ricorrono a contratti alternativi al tempo indeterminato.

E’ necessario poi garantire una equa stabilità ai neo assunti, oltre che retribuzioni dignitose alla qualità e quantità di lavoro effettuato, proprio come recita la nostra Costituzione.

Question Time con ministro Poletti: “Jobs Act non è uno spartiacque nell’evoluzione delle politiche attive”

Question Time con ministro Poletti: “Jobs Act non è uno spartiacque nell’evoluzione delle politiche attive”

Sulla riorganizzazione delle strutture ministeriali che operano nell’ambito delle Politiche attive del lavoro

Nell’ambito della programmazione nazionale del Fondo sociale europeo 2014-2020, l’Inapp, ex Isfol, è riconosciuto come ente in house del ministero del Lavoro. A esso può essere assegnata l’esecuzione dei progetti ma la titolarità dei principali programmi operativi nazionali è ad oggi in capo all’Anpal, e questo rischia di compromettere la sussistenza finanziaria dell’Inapp, il cui bilancio è stato storicamente alimentato tramite i PON. Il venir meno della Direzione generale del Ministero e la comparsa di un nuovo soggetto pongono il problema di relazione tra Anpal e l’istituto incaricato, tra le altre cose, della valutazione dei risultati dell’Agenzia, ora responsabile della gestione delle risorse comunitarie.

Premesso questo, le chiedo se ritenga che l’aspetto che definisca una dipendenza dell’Inapp dalle decisioni di Anpal rispetto ai progetti da gestire si concili con i principi di terzietà del valutatore rispetto al valutato e di separazione delle funzioni. Inoltre, se non ritenga opportuno assumere iniziative per garantire all’Inapp risorse sufficienti per i suoi compiti istituzionali e se ritiene utile fornire elementi completi in merito alla complessa riorganizzazione del Ministero, dell’Inapp, di Anpal servizi Spa e di Anpal con particolare riferimento ai profili di spesa.

La risposta del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti

Le politiche attive nel nostro Paese sono state storicamente un punto debole delle politiche per il lavoro principalmente basate sugli strumenti di politica passiva (ammortizzatori e prepensionamenti).

A questa debolezza ha inteso rispondere il Jobs Act che, tra le finalità principali, ha il potenziamento delle politiche attive anche mediante l’istituzione dell’Anpal con funzione di coordinamento generale della rete dei servizi per le politiche del lavoro facenti capo a soggetti pubblici e privati e che si avvale del supporto tecnico di Anpal servizi, già Italia Lavoro.

In linea con il nuovo assetto di governance delle politiche del lavoro in Italia ridisegnato dal decreto legislativo n. 150 del 2015, l’Inapp, ente pubblico di ricerca vigilato dal Ministero del lavoro, svolge attività di analisi, monitoraggio e valutazione delle politiche del lavoro e dei servizi per il lavoro e, più in generale, si occupa di tutte le politiche economiche che hanno effetti sul mercato del lavoro. Inapp beneficia di un contributo ordinario annuo a carico del Ministero del lavoro che per il 2017 ammonta ad euro 24.483.680 euro come stabilito dalla legge di bilancio n. 232 del 2016. Tale contributo consente all’Istituto di disporre di risorse autonome per lo svolgimento delle funzioni attribuitegli dal decreto legislativo n. 150 tra cui la verifica degli obiettivi raggiunti dall’Anpal. Pertanto la paventata dipendenza del valutatore dal valutato non sussiste atteso che l’attività di valutazione è svolta con le risorse del Ministero del lavoro. L’impiego da parte di Inapp delle risorse comunitarie disposte in qualità di autorità di gestione dall’Anpal, come previsto dal decreto legislativo n. 150, riguarderà invece altre attività dell’istituto stesso senza confusione con le funzioni di valutazione. Peraltro Anpal e Inapp in questa fase stanno definendo le procedure di collaborazione previste dalla disciplina comunitaria per gli organismi intermedi in ciò chiarendo anche una parte di questi temi.

Da ultimo, con riferimento allo stato di attuazione della riforma delle politiche attive, faccio presente che nel corso del 2016 è stato approvato lo statuto di Anpal ed è stato istituito il portale Anpal che consente la registrazione online dei disoccupati. Inoltre, a decorrere dal 1° gennaio 2017, è stato formalizzato il trasferimento ad Anpal di 109 unità di personale del Ministero del lavoro e di 93 di Inapp.

Con riferimento poi ai profili di spesa va sottolineato che il decreto legislativo n. 150 ha previsto l’istituzione di Anpal senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che per i costi di funzionamento si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili a legislazione vigente. Le risorse destinate al funzionamento di Anpal derivano quindi dai risparmi operati nell’ambito del Ministero del lavoro e di Inapp. La riorganizzazione che ha coinvolto il Ministero del lavoro e Inapp, con i conseguenti trasferimenti di personale e oneri di funzionamento in capo ad Anpal, è pertanto avvenuto a costo zero.

La replica

Stento a credere che il Jobs Act possa essere considerato uno spartiacque per l’evoluzione delle Politiche attive del lavoro in Italia. Esse erano sperimentali prima a livello regionale e lo sono tuttora, con l’unica differenza che la nascita dell’Anpal, a costo zero per la finanza pubblica, come ha tenuto a precisare il ministro Poletti, ha provocato un indebolimento delle funzioni in capo al ministero del Lavoro.

Il decreto attuativo 150/2015 ha previsto non solo la soppressione di una direzione generale del Ministero e la costituzione dell’Anpal ma anche il riordino dell’Isfol, oggi Inapp, e inoltre il commissariamento di Italia Lavoro, ora Anpal servizi, il cui amministratore unico coincide con il Presidente Anpal.

Tutto questo pone, tra le tante, un problema di relazione tra Anpal e Inapp, incaricato anche di verificare il raggiungimento degli obiettivi da parte dell’agenzia motore delle Politiche attive. Come numerosi aspetti legati al Jobs Act, anche sulle Politiche attive, subiremo solo nel lungo periodo i suoi effetti. Mi auguro solo che allora, nel caso dovessero incorrere problemi, si abbia la volonta’ di rimediare

Superato l’ostacolo del testo unitario su voucher si parla di abolizione e di referendum Cgil

Superato l’ostacolo del testo unitario su voucher si parla di abolizione e di referendum Cgil

Dalle agenzie si apprende che il Pd sta pensando addirittura di abolire i voucher, ossia i buoni lavoro introdotti con la legge Biagi nel 2003. E’ pur vero che in particolare negli ultimi mesi le statistiche degli Istituti nazionali e dei gruppi di ricerca in capo alle Organizzazioni sindacali non sono stati clementi ma da qui a ipotizzare l’abolizione dello strumento ce ne passa.

Anche perché questo atto porrebbe il Partito democratico in contrasto con l’impegno preso nei confronti della commissione Lavoro della Camera, quindi dell’intero lavoro del Parlamento. Non capisco cosa sia cambiato dalle parole di Poletti che si era reso disponibile a collaborare, a maggior ragione dopo il tempo speso in undicesima per arrivare a una proposta unitaria e che ci ha visti fin dall’inizio allineati sulla semplice limitazione dei buoni lavoro.

A pochi giorni dalla commemorazione dell’omicidio Biagi, padre dei buoni lavoro, il Pd spariglia le carte in tavola, ponendo in seria difficoltà tutti quei piccoli datori di lavoro, come ad esempio i ristoratori.

Prestatori di lavoro accessorio potrebbero essere anche coloro che percepiscono un assegno di disoccupazione o beneficiano di ammortizzatori sociali. Tutto questo per dire che, se normati, i voucher potrebbero fornire anche una continuità economica in vista di nuova occupazione a tempo stabile.

Solo ieri è arrivata la decisione di indire la data del referendum Cgil su voucher e appalti il prossimo 28 maggio. E’ un peccato essere approdati solo temporalmente ma non nei contenuti con il voto popolare, anche se in realtà avrebbe dovuto essere una discussione solo interna al Parlamento in accordo con le modifiche proposte dal Governo.

Non è stato facile fare sintesi tra le varie proposte di legge sui voucher pervenute in commissione Lavoro della Camera. Il testo finale credo sia parzialmente vicino alle attuali esigenze del mercato. Il punto in cui si ipotizza di includere nel novero dei committenti le sole imprese senza dipendenti potrebbe portare all’esclusione di un’alta percentuale di attività meno strutturate e quindi incapaci di stabilire più rapporti continuativi. Penso ad esempio al settore del turismo, dove l’uso corretto dei buoni lavoro diventa spesso un’ancora di salvezza per i comparti, dilaniati anch’essi dalla crisi e dal calo di flussi di fruitori.

L’obiettivo è sì stato raggiunto ma ora toccherà continuare nella discussione per andare oltre la sintesi magari accogliendo le istanze dei vari settori. Come gruppo Forza Italia abbiamo diffuso qualche giorno fa, attraverso slide, alcuni stimoli da poter sviluppare: rivedere innanzitutto gli strumenti di flessibilità per evitare distorsioni nell’ambito applicativo della disciplina del lavoro accessorio, prevedendo quindi forme di flessibilità anche alternative ai buoni, di maggiore tutela per i lavoratori.