A Natale si può dare di più (alle banche) – IL COMMENTO su dl #salvabanche

A Natale si può dare di più (alle banche) – IL COMMENTO su dl #salvabanche

Dal Consiglio dei ministri è stato varato nelle ultime ore un ulteriore decreto salva banche in stretta continuità con il governo Renzi. Ci troviamo infatti difronte l’ennesimo tentativo di tutela e garanzia nei confronti del sistema di credito a discapito dei bancari che solo poco prima delle elezioni l’ex premier indicava in esubero. E’ lecito dunque domandarsi se negli obiettivi della misura ci sia l’intenzione di mantenere saldi i livelli occupazionali dei dipendenti.

La mossa politica dell’Esecutivo inoltre, se approvata dal Parlamento, andrà a modificare i saldi del Bilancio e ad aumentare il debito pubblico. Gentiloni e Padoan sono certi di aver rispettato i termini previsti dall’articolo 81 della Costituzione?

LEGGI QUI il contenuto dell’articolo 81/Cost

Per qualche informazione in più

da «Il Sole 24 Ore» Banche, Gentiloni: autorizzati 20 miliardi di maggior debito. Atlante, ok su Npl di Mps

Per leggere un altro punto di vista

da «La Meta Sociale» Banche in salvo (forse) ; e i bancari?

 

Manovra: approvato il grande rattoppo acchiappa ‘si’

Manovra: approvato il grande rattoppo acchiappa ‘si’

Lo storytelling della manovra di Bilancio si chiude con l’approvazione lampo al Senato e il messaggio scritto su Facebook dal Presidente del Consiglio, dove annuncia che alle 19 consegnerà le dimissioni formali in mano al Presidente della Repubblica.

Parlo di storytelling, ossia di narrazione studiata a tavolino, perché quest’anno il Bilancio è stato descritto con alcune parole chiave che sono indice di ciò che in realtà è  il significato politico di  questa legge. Abbiamo letto e sentito “inserito in Bilancio”, “tolto”, “aggiustare” e in questi ultimi giorni, dopo lo schiaffo degli italiani a Renzi, “accelerare”.

Tutto questo mettere e togliere, condito di annunci roboanti e slogan da giornale, ha trasformato la manovra in un grande rattoppo che fa invidia al sarto della favola Sette in un colpo.

Una legge purtroppo diventata la cassa di risonanza per l’acchiappa ‘si’, oggi approvata ma alla fine con riserva perché è noto che avrà bisogno di alcuni correttivi richiesti dall’Europa.

Non dovevamo arrivare a questo punto. La manovra non doveva subire l’accelerata di questi giorni ed essendo una delle leggi piu’ importanti dello Stato non andava trattata unicamente come uno strumento politico ed elettorale.

 

Dl fisco, neet e discussione su data del referendum mentre Italia centrale soffre

Dl fisco, neet e discussione su data del referendum mentre Italia centrale soffre

L’Aula della Camera ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità al decreto legge sul fisco, ossia la misura d’urgenza del governo su Equitalia, voluntary disclosure, rottamazione delle cartelle Iva e risorse per centri d’accoglienza migranti, solo per citare alcuni capi del decreto.

Sebbene l’Assemblea ora potrà procedere all’esame del provvedimento collegato alla legge di Stabilità, la discussione della pregiudiziale è stata costruttiva per vari ordini di ragione:

perché i contenuti non hanno carattere d’urgenza, perché soprattutto l’art.1, che riguarda l’abolizione di Equitalia, rappresenta un inganno agli italiani oltre a essere una chiara manovra pro referendum e perché si continua a prorogare la voluntary disclosure, ossia il reintegro dei capitali dall’estero.

Come ho già avuto modo di dire, per quanto riguarda Equitalia non si parla certo di abolizione ma di una semplice trasformazione, di una modifica del nome da Equitalia ad Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Sulla voluntary si crede ancora che le eventuali adesioni possano ancora fornire una spinta all’economia.

Certamente l’Italia avrebbe bisogno di un motore per la crescita dato che è notizia di oggi che i cosiddetti neet, ossia i ragazzi che nè lavorano e né partecipano a percorsi di istruzione o formazione, costano allo Stato ben 36 miliardi, ossia il 2% del Pil nazionale.

E’ qui il carattere d’urgenza, nella consapevolezza quindi che l’Italia non riesce a ripartire dal lavoro, alla luce anche che la misura di Garanzia Giovani si sia rivelata un fallimento nel corso del tempo.

E mentre il governo continua ad abusare dello strumento del decreto e il Presidente del Consiglio “battibecca”, rilasciando dichiarazioni alla stampa, con uno dei suoi ministri, Angelino Alfano, sulla possibilità di rimandare la data del 4 dicembre, in Italia centrale i residenti sfollati dopo il terremoto sperano che alle passerelle istituzionali di questi giorni seguano interventi incisivi e costanti.

Il Presidente dell’Inps devia verso il privato la gestione della previdenza pubblica

Il Presidente dell’Inps devia verso il privato la gestione della previdenza pubblica

E’ inaccettabile che il Presidente dell’Inps Tito Boeri continui a mistificare i costi della previdenza pubblica. E’ evidente infatti che il suo obiettivo è quello di “deviare” verso il “privato” la gestione della stessa, troppo onerosa, secondo Boeri, per le casse dello Stato.

Abbiamo assistito, sin dal suo insediamento, a pesanti campagne diffamatorie nei confronti dei lavoratori. Non ultima quella rivolta ai ferrovieri e autoferrotranvieri, accusati di percepire da pensionati una cifra più alta rispetto ai contributi versati durante gli anni di servizio.

Il Presidente dell’Inps si investe in maniera autonoma, scalzando l’indirizzo del Parlamento e dell’Esecutivo, di un potere politico che non dovrebbe esercitare.

Il suo profilo dovrebbe essere prettamente tecnico e non dovrebbe sfociare in continui deliri di onnipotenza. Il riferimento va alla serie di provvedimenti che Boeri ha imposto ad agosto, con efficacia da settembre, all’interno dell’Istituto in vista di una razionalizzazione della dirigenza.

Per tutte queste ragioni ho provveduto a inviare richiesta di audizione dei vertici Inps e del ministro del Lavoro al Presidente della XI commissione di Montecitorio.

 

Inps:relazione deludente e critiche assurde

Inps:relazione deludente e critiche assurde

“Una relazione deludente, priva di dati sul bilancio dell’Istituto, che conferma una visione liberista della previdenza pubblica ed il tentativo malcelato di attribuire più a se stesso che all’Inps il ruolo di Ministro ombra del lavoro. Stupefacente l’esaltazione del jobs act a dispetto di tutti i dati sulla disoccupazione; l’assurda critica alle salvaguardie per la vergognosa vicenda degli esodati; inaudito l’attacco ai dipendenti pubblici sull’utilizzo della legge 104/92; intollerabile la visione di un Inps sempre più orientato all’assistenza e sempre meno coinvolto – sul territorio e con i suoi funzionari di sicura professionalità e competenza – nel rapporto con i cittadini ormai “filtrato” dai sistemi informatici tanto cari al Presidente Boeri. Silenzio totale, infine, sulla sostanziale assenza dell’Inps nella lotta al dramma del caporalato che colpisce ormai tutte le regioni italiane.”

Lavoro: Carfagna-Polverini, per occupazione femminile serve Piano Azione strutturale e Ministro Pari Opportunità

Lavoro: Carfagna-Polverini, per occupazione femminile serve Piano Azione strutturale e Ministro Pari Opportunità

“L’Italia continua a non essere un Paese per donne. A fronte di un mercato del lavoro ancora in sofferenza, con una quota di occupati troppo bassa, il divario occupazionale tra uomini e donne continua ad essere troppo alto. È di venti punti percentuali la differenza tra tasso di occupazione femminile e quello maschile.” È quanto afferma Mara Carfagna, portavoce di Forza Italia alla Camera dei deputati, in apertura del convegno “JobsAct: il lavoro non è una cosa per donne, organizzato dal dipartimento nazionale libertà civili e diritti umani (guidato da Mara Carfagna) e dal dipartimento nazionale politiche del lavoro e sindacali (guidato da Renata Polverini).  “In Italia lavora meno di una donna su due, al Sud meno di una su tre. Le donne che restano fuori dal mercato del lavoro e non hanno intenzione di entrarvi per questioni legate alla difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare, sono circa 10 milioni. Sono cifre allarmanti difronte alle quali servirebbe agire attraverso un Piano di Azione strutturale in grado di favorire quella crescita e quello sviluppo che servono a creare occupazione. Accanto a questo – conclude Carfagna- è necessario promuovere azioni specifiche per favorire l’occupazione femminile attraverso una fiscalità di vantaggio, un potenziamento del welfare aziendale, la promozione di misure per aiutare le donne a conciliare vita lavorativa e familiare.”

“Il jobsact non solo non crea nuovi posti di lavoro ma penalizza ulteriormente le donne tanto che  la differenza tra i livelli occupazionali di uomini e donne é addirittura aumentata.” Lo afferma Renata Polverini  vice presidente della commissione lavoro e responsabile dipartimento nazionale politiche del lavoro e sindacali di Forza Italia, chiudendo i lavori del convegno. “Mai come ora c’è l’assoluta necessità di avere un ministro delle pari opportunità che possa interagire con gli altri dicasteri e portare dalla parte delle donne strumenti utili e risorse quanto mai necessarie”