A Cassino la scorsa settimana ho avuto occasione di esprimere la mia posizione a proposito del progetto della realizzazione di un impianto di ceramizzazione di amianto nel comune di Villa Santa Lucia. Comprendo e condivido perfettamente la preoccupazione che tale progetto sta alimentando, visto anche il tasso di inquinamento ambientale che in quella zona è già troppo alto.
Sono vari i motivi per i quali bisogna intervenire e bloccare la realizzazione di questo progetto, e tra questi ve ne sono due fondamentali.
Innanzitutto la localizzazione dell’impianto è incompatibile con la presenza di altri stabilimenti industriali. In particolare va segnalato che nella stessa zona si trovano già le tre centrali “turbogas” che alimentano lo stabilimento Fiat e la cartiera Reno de Medici.
In secondo luogo la procedura intrapresa per la realizzazione dell’impianto non è corretta in quanto la sperimentazione di questa nuova tecnologia è durata appena tre mesi, laddove la legge che disciplina questa materia richiede invece che i test durino almeno due anni.
Dobbiamo fare in modo che il Lazio esca dalla crisi meno povero di come vi è entrato. Per riuscirci il nostro compito deve essere quello di sostenere il tessuto produttivo.
Bisogna intervenire nelle aree di crisi per impedire processi di desertificazione industriale, facendo in modo che le multinazionali continuino a produrre nella nostra regione. Importante è il sostegno alle piccole e medie imprese anche attraverso incentivi fiscali per chi assume o stabilizza posti di lavoro. Inoltre è fondamentale dotare le aziende di una adeguata rete di servizi e di infrastrutture.
Rilanciare lo sviluppo e le opportunità di occupazione nel Lazio significa valorizzare le vocazioni e i punti di forza specifici della nostra regione, tornando a investire anche in agricoltura e turismo. Allo stesso tempo dobbiamo guardare al futuro e all’innovazione puntando sul Polo tecnologico della nostra regione. Vale a dire sull’industria aerospaziale, sull’audiovisivo e sulle telecomunicazioni.
Oggi ho avuto l’opportunità di osservare da vicino un’altra delle imprese laziali all’avanguardia nel proprio settore. In questo caso si è trattato di una fabbrica di prodotti tessili: una azienda fondata solo trenta anni fa e che in poco tempo è riuscita a crescere tanto da occupare uno spazio di rilievo nel panorama nazionale e internazionale. Un risultato che, come nel caso di tante altre eccellenze produttive del Lazio, è stato raggiunto soprattutto grazie alla riuscita alchimia tra laboratorio artigianale ed innovazione tecnologica, con i lavoratori che resi protagonisti e coinvolti appieno nelle strategie aziendali rappresentano il vero motore del successo imprenditoriale.
Ho visitato l’intera filiera produttiva dove lavorano, dal progetto al prodotto finito, più di cento persone curando la scelta dei tessuti e anche il marketing. Ho appreso come accanto alle attività di progettazione e realizzazione delle collezioni, all’interno dell’azienda si sviluppano tutte le fasi del processo produttivo, l’approvvigionamento e il controllo dei materiali, la programmazione e la distribuzione dei carichi di lavoro, il controllo delle unità produttive esterne ed il controllo di qualità del prodotto.
Una testimonianza concreta, insomma, di come nella nostra regione sia possibile “fare impresa” partendo da zero fino ad arrivare all’eccellenza internazionale, senza portare all’estero alcuna fase della lavorazione. Un percorso che è stato seguito con successo da tante altre aziende e sul quale intendo incoraggiarne tante altre individuando strategie di sostegno al “made in Lazio” in tutti i settori. Sicuramente, questo è il mio impegno per lo sviluppo economico della nostra regione.


















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