Combattere l’omofobia primo impegno della prossima legislatura

Combattere l’omofobia primo impegno della prossima legislatura

FI: Polverini,da prossimo Parlamento legge contro omofobia.
“Ti comporti come una femmina’ e lo massacra…” delle 12:17 (ANSA) – ROMA, 21 GEN – “Un ragazzo rischia di perdere l’occhio perche’ ancora esistono pregiudizi e atteggiamenti negativi diffusi nei confronti dell’omosessualita'”. Lo afferma Renata Polverini, deputato FI dopo il pestaggio avvenuto ieri sera ad Augusta, Siracusa. “Occorre – prosegue – concludere il lavoro iniziato dal Ministro Carfagna con l’esecutivo Berlusconi che purtroppo i governi successivi non hanno portato a compimento. Occorre contrastare atteggiamenti che sono all’origine di questo atto grave e delle migliaia di aggressioni che in Italia purtroppo si registrano ogni anno. Manca una tradizione di educazione, informazione e formazione scolastica . Mi auguro di poter incontrare il ragazzo coinvolto per portare non solo la mia solidarieta’, ma anche l’impegno, che mi auguro vedra’ la partecipazione di tutti i gruppi parlamentari, affinche’ nella prossima legislatura si possa varare una legge contro omofobia”.
BBEA0C1A-71C6-48A2-8310-B9EA567E5096

“Sud colonia tedesca”, alla Camera il libro di Del Monaco

“Sud colonia tedesca”, alla Camera il libro di Del Monaco

Chi legge questo libro non può fare a meno di considerare quantomeno “superficiale” il dibattito politico che si sta sviluppando in queste prime settimane di campagna elettorale.
Molti cercano di attirare l’attenzione ed il consenso degli elettori con proposte che sicuramente raccolgono le aspettative e le esigenze contingenti di importanti fette di elettorato, ma che poco o nulla hanno a che vedere con le questioni “strutturali” che ormai da molti anni paralizzano e penalizzano il nostro Paese.
A2BF3691-DD8F-4CB1-8A86-1636A67E1142
Certo, la campagna elettorale ha i suoi riti e le sue esigenze, anche di semplificazione del linguaggio politico ma, almeno coloro che hanno avuto ruoli di governo in questo Paese, non possono o comunque non dovrebbero ignorare che esistono problemi di fondo come la “questione meridionale” o la gestione dei Fondi europei (i due temi che questo libro di Andrea Del Monaco affronta quasi in un rapporto di causa/effetto) senza affrontare i quali ogni altra questione diventa, se non marginale, quantomeno secondaria.
6626C038-B87C-4010-B2CA-CE95E1544686
Siccome sono convinta che il lavoro si crea partendo dall’economia e non dalle leggi che lo regolano e tutelano, come Dipartimento Lavoro di Forza Italia ho ritenuto opportuno approfondire le questioni che Andrea Del Monaco solleva con un confronto/dibattito in una sede istituzionale come la Camera dei Deputati.
Naturalmente, per quanto mi riguarda, mi limiterò ad una breve introduzione di questi lavori approfittando di tante autorevoli presenze per meglio affrontare argomenti come, ad esempio, il fiscal-compact ed i suoi effetti, sui quali, dal Prof. Minenna (che ha scritto l’interessantissima introduzione/saggio al libro) al Presidente Brunetta, abbiamo qui autorevolissimi “esperti”.
Stessa cosa per l’ampio capitolo sulle “proposte” che chiude il volume di Del Monaco: avendo qui Adriano Giannola penso che non ci sia alcun bisogno di riassumere il senso delle sue interessantissime analisi sulla “questione meridionale” e le prospettive di sviluppo per il Mezzogiorno.
Se il primo motivo per cui ho voluto “presentare” alla Camera “Sud, colonia tedesca; la questione meridionale oggi” è, come dicevo all’inizio, la necessità di affrontare temi ineludibili nella XVIII Legislatura, il secondo è che, nelle pagine di Del Monaco, ho ritrovato molti dei problemi e delle difficoltà nelle quali mi sono imbattuta nel corso della mia esperienza di governatrice del Lazio nella gestione dei “fondi europei”.
Le questioni che l’autore solleva, infatti, sono le stesse con le quali mi sono dovuta confrontare trovando -nel 2010 – una programmazione sostanzialmente bloccata dalla eterogeneità delle responsabilità e competenze amministrative e dalla parcellizzazione dei progetti messi in campo da chi mi aveva preceduto.
L’incapacità dell’Italia di spendere le ingenti e spesso uniche risorse disponibili tramite Bruxelles è il leitmotiv che accompagna le critiche ed i commenti all’azione amministrativa delle regioni italiane.
Neppure il settennato in corso sembra tradire le (peggiori) aspettative; siamo entrati nel quarto anno della competenza e la “spesa” è ancora a livelli minimi.
L’autore, rispetto a questa incapacità tutta italiana di programmare e spendere i Fondi UE, fa una serie di esempi all’interno dei quali ho ritrovato le criticità con le quali mi sono confrontata, a partire dai tetti di spesa imposti dal Patto di stabilità alle regioni fino al “dirottamento” verso altre esigenze di buona parte delle risorse soprattutto per quanto riguarda quelle destinate alle regioni meridionali.
Anche il Lazio – lo dico per onestà intellettuale- fu autorizzato ad utilizzare una quota del FAS per far fronte ad un ulteriore “buco” da noi scoperto nei conti della Sanità (1,5 miliardi che si aggiungevano ad un deficit mostruoso di altri 1,5 miliardi all’anno…!) a scapito, ovviamente, delle finalità originarie del fondo. Bisognava “gestire”, oltre a 25 miliardi di debiti, una situazione finanziaria drammatica e delicatissima e non c’era altra strada praticabile almeno in un momento in cui un “nostro” Ministro dell’Economia rimaneva piuttosto insensibile, per non dire ostile, alle richieste di aiuto che arrivavano dalle Regioni.
Ma quello che doveva probabilmente restare un “episodio” per gestire emergenze che si erano manifestate un po’ per tutte le regioni in quel periodo, è diventato una prassi che ha visto diversi Esecutivi far ricorso a quella che in gergo viene definita “lavatrice” (letteralmente si “ripuliscono” fondi per destinarli ad altri scopi attraverso il Governo che, appunto, fa da lavatrice) a scapito essenzialmente del Mezzogiorno.
Questo Del Monaco lo spiega dettagliatamente, ricordando da dove sono state prese le risorse necessarie per far fronte – sin dal governo Letta – ai vari sgravi contributivi e “bonus” per il lavoro fino al vero e proprio saccheggio del PAC (Piano d’Azione per la Coesione voluto dal ministro Barca) per il Sud ( 34,5 miliardi!) operato da Matteo Renzi nel 2015.
E’ evidente che se si sottraggono risorse ad un territorio già fortemente deficitario di investimenti pubblici e privati, la situazione complessiva non può che aggravarsi sempre di più.
Un altro problema che mi trovai a dover affrontare da Presidente della Regione fu quello dei limiti alla spesa imposti dal “Patto di stabilità e crescita” agli enti locali ed alle Regioni; questo è un argomento che l’autore affronta sin dai primi capitoli del libro quando parla del trattato di Maastricht e delle sue “conseguenze”.
Ebbene se oggi questo problema non rappresenta più un limite insormontabile alla gestione dei Fondi UE lo si deve proprio al Lazio che, nel 2010, chiese ed ottenne (non senza difficoltà..) dal MEF l’autorizzazione a sperimentare quello che chiamammo “Patto regionalizzato”, cioè la compensazione delle quote – in eccesso o in difetto – della spesa tra i Comuni in modo da ottimizzare le eventuali eccedenze che, diversamente, sarebbero tornate nella competenza del bilancio dello Stato.
In questo modo ottenemmo margini di spesa ulteriori per 150 milioni l’anno, risolvendo così buona parte dei problemi di gestione dei Fondi europei; dopo due anni quell’esperimento fu adottato dal Governo e divenne (felice) prassi per tutti.
Il problema di fondo, però, dei Fondi UE sta nella programmazione: come dicevo all’inizio la parcellizzazione in mille progetti delle risorse disponibili rende difficilissima se non impossibile la gestione degli stessi, affidata ad amministrazioni spesso incompetenti o comunque non attrezzate a fronteggiare procedure amministrative – a cominciare da quelle di appalto e rendicontazione – inevitabilmente complesse.
Quando arrivai in Regione mi resi immediatamente conto che aver distribuito a pioggia le risorse europee avrebbe reso inattuabili gran parte dei progetti messi in campo dalla precedente Giunta.
Affrontammo – la faccio breve, ma fu un’operazione delicata e quasi temeraria – la strada della riprogrammazione, concludendo a tempo di record la procedura con Bruxelles e concentrando su 16 Comuni relativamente “grandi” (oltre 25.000 abitanti) – attraverso una serie di bandi, anche questi gestiti a tempo di record – ben 180 milioni di euro.
Il progetto – denominato PLUS (acronimo di “Piano locale urbano di sviluppo”) prevedeva interventi di riqualificazione del territorio collegati all’ambiente, alla qualità della vita, al lavoro, alle start-up.
Ebbene, tutti i soldi messi a disposizione sono stati spesi nei tempi previsti, le opere tutte realizzate, i “risparmi” reinvestiti in opere aggiuntive che hanno completato ed arricchito i territori interessati.
Certo, occorre avere il coraggio di dire qualche “no” da parte della politica alle aspettative, spesso ingiustificate, di qualche Sindaco che non ha contezza della complessità della materia che i suoi uffici dovrebbero affrontare senza una adeguata professionalità e preparazione (problema che pure affrontammo avviando corsi appositi che coinvolsero all’epoca circa settecento dirigenti apicali dei Comuni del Lazio) ed alla velleità di qualche associazione di rappresentanza che continua a riproporre vecchi progetti nella fase di codeterminazione delle scelte programmatiche.
ma questa dovrebbe essere la prassi normale per una politica consapevole del proprio ruolo e conscia della necessità di non mandare sprecato neppure un euro delle scarse risorse attualmente disponibili.
Ho voluto portare questi esempi non certo per rivendicare le cose fatte o eventuali “meriti” della mia Giunta, ma per avvalorare ulteriormente quanto sostenuto in un libro come questo di Del Monaco che tutte le persone che si accingono a ricoprire ruoli di governo – a livello nazionale o regionale – dovrebbero leggere, uscendo dal campo della demagogia per entrare in quello della complessa e difficile realtà dell’amministratore.
Secondo me questa è l’unica strada per restituire ruolo e dignità alla “politica” e vaccinare il Paese dai facili, inconcludenti e pericolosi “populismi” che ammaliano tantissimi elettori e ne allontanano altrettanti dalle urne.