Diagnosi: Sindrome da Precariato

Diagnosi: Sindrome da Precariato

Al link il video del convegno Diagnosi: Sindrome da precariato che si è tenuto oggi in Sala Aldo Moro di Montecitorio con il Presidente XI Commissione della Camera, On. Cesare Damiano, il Presidente della Camera dei Deputati, On. Simone Baldelli, il coordinatore nazionale Dipartimento Politiche per il sud di Forza Italia, prof. Severino Nappi, il prof. Aldo Morrone in qualità di Presidente Ime e il Direttore generale Assessorato Istruzione Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, dott. Gianni Bocchieri.

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Il vice Presidente della Camera dei Deputati, On. Simone Baldelli, ha aperto il convegno Sindrome da Precariato:

“Se domandate agli esponenti politici qual è la differenza tra la flessibilità e il precariato vi risponderanno che la flessibilità  è data dalle iniziative parlamentari messe in campo da loro e il precariato invece è causato dalle proposte dei loro avversari politici. Non entro in questo gioco ma dico che probabilmente il tema del precariato oltrepassa il discorso, il confronto duro sul tema dei contratti di lavoro. La flessibilità viene immaginata come una alternativa al mercato nero non al posto fisso”.

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Dott. Gianni Bocchieri invece ha raccontato cosa fa la Regione Lombardia sul fronte delle politiche attive: “Da noi le cosiddette politiche attive, ossia tutte quelle misure volte alla formazione prima e all’accompagnamento al mondo del lavoro dopo, si rivolgono a tutti a prescindere se i destinatari sono titolari di Naspi o meno. Su lavoro non viene fatta nessuna distinzione”.

Così come sull’alternanza scuola – lavoro, per cui la Lombardia è considerata una Regione all’avanguardia, anche sulle politiche attive c’è l’obiettivo di poter esportare il modello lombardo in tutto Il Paese.

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Il prof. Aldo Morrone, Presidente di Ime, ha esposto una interessante relazione sul tema della correlazione tra il lavoro e la salute. Sono i poveri e i disoccupati che rischiano di avere un margine di vita più basso rispetto alle altre categorie di persone. Gli stimoli che sono pervenuti dallo studio presentato dal prof. Morrone sono fondamentali per comprendere due aspetti in particolare: la perdita del posto puó essere considerata da alcuni come una forma di lutto ed è sempre più attuale l’allarme della scarsa partecipazione femminile al mondo del lavoro, in controtendenza da troppo rispetto agli altri Paesi europei.

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Il coordinatore del Dipartimento Politiche per il sud di Forza Italia, prof. Severino Nappi, ha fatto invece riferimento alla vertenza Almaviva che ha interessato e intyeressa tuttora l’impresa di Napoli. Ebbene il call center è uno di quesi settori al limite, specchio della nostra incapacità di mantenere ben saldi i confini nazionali del lavoro.  E’ necessario mettere le nostre imprese nelle condizioni di competere lealmente e non di gettarle all’interno di un mercato già fortemente aggredito dalla delocalizzazione, che per dirla con il collega On. Damiano, è tra gli aspetti più negativi della globalizzazione.  Molti degli aspetti di cui abbiamo parlato a #sindromeprecariato sono anche tra le conseguenze innescate da un mondo della rappresentanza incapace di intercettare le attuali sfide legate al mondo del lavoro.

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Il lungo intervento del Presidente della commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera, si può sintetizzare in una frase: “E’ ora – ha detto il deputato del Pd – che sia la destra che la sinistra riflettano sulla globalizzazione liberista, anche perchè il capitalismo digitale non bisogna interpretarlo come una evoluzione ma una rivoluzione”.

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Scuola di formazione politica da Armando Siri con Emiliana Alessandrucci (ColAP)

Scuola di formazione politica da Armando Siri con Emiliana Alessandrucci (ColAP)

Ieri (26/02) pomeriggio, ospite della Scuola di formazione politica organizzata da Lega Nord e Noi con Salvini con Emiliana Alessandrucci, Presidente ColAP e Armando Siri, padre della flat-tax, abbiamo parlato di lavoro, di previdenza e di tutti gli errori fatti a partire dal governo Monti, con la riforma Fornero, che in particolare ha penalizzato le donne e non ha tenuto conto delle diversità dei mestieri.

Abbiamo soprattutto parlato del Jobs Act, ossia delle slide di Renzi che non hanno intaccato i numeri drammatici della disoccupazione giovanile, arrivata al 40%.

Ne abbiamo parlato con tanti giovani e meno giovani in una scuola di formazione politica, in un luogo quindi dove si forma la nuova classe dirigente del Paese, non solo per raccogliere consenso ma soprattutto per preparare le persone, che da eletti devono affrontare a livello politico i problemi italiani.

Guarda sulla mia pagina fan Facebook l’intervento

 

 

“Politica industriale e industria 4.0″ a Taranto con Forza Italia, Confindustria e Ance

“Politica industriale e industria 4.0″ a Taranto con Forza Italia, Confindustria e Ance

Dopo Napoli e Perugia è stata la volta di Taranto, dove è arrivata la tappa della campagna Forza Italia su lavoro e giovani.

Stamattina il convegno dal titolo: “Politica industriale e industria 4.0”, organizzato dal Dipartimento del Lavoro di Forza Italia.

“Il Jobs Act è solo uno spunto legislativo, un proclama imposto a lavoratori e aziende in maniera unilaterale, una visione d’insieme non può comprendere quelle che sono le esigenze strettamente territoriali, per questo la campagna che il Dipartimento Lavoro di Forza Italia sta portando avanti in collaborazione con i coordinamenti regionali vuole entrare nel merito delle singole difficoltà legate al mondo del lavoro e del welfare”.

A relazionare esponenti delle parti sociali, ossia Confindustria Taranto e l’Ance.

Erano presenti, in rappresentanza di Forza Italia Puglia, il coordinatore regionale, Luigi Vitali, il segretario provinciale, Michele Di Fonzo e il Presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano.

A scuola d’impresa in Sala Aldo Moro sul tema dell’alternanza

A scuola d’impresa in Sala Aldo Moro sul tema dell’alternanza

Circa quattro ore di discussione sul tema dell’alternanza scuola – lavoro ieri in Sala Aldo Moro di Montecitorio per il convegno “A scuola d’impresa” organizzato da me e l’On. Elena Centemero, responsabile del Dipartimento Scuola di Forza Italia.

In numerosi hanno partecipato al tavolo:

Valentina Aprea, Assessore all’Istruzione della Regione Lombardia, già Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, ha raccontato l’avanguardia nella Regione guidata da Roberto Maroni. “Un nostro grande successo – ha detto – è aver portato dal 2013 il numero di apprendisti da 110 a 2600″. Secondo la reggente dell’Istruzione in Lombardia l’Italia è fanalino di coda in Europa in quanto da noi si vive una inversione di tendenza rispetto al resto dei Paesi Ue: “Da noi non c’è un ricambio generazionale”.


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Il direttore di Tutto Scuola, Giovanni Vinciguerra, ha presentato ai numerosi professori presenti in platea il portale Tutto Alternanza, che ha l’obiettivo di mettere in contatto in maniera diretta le scuole con le aziende

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In rappresentanza del Ministero dell’Istruzione c’era Fabrizio Proietti che ha spiegato in cosa consiste la risposta italiana alla strategia europea messa in campo sul tema dell’alternanza

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Jole Vernola di Confcommercio ha introdotto il tema del rispetto delle varie specificità a livello territoriale: “E’ una misura calata dall’alto che non tiene conto delle esigenze dei singoli Istituti scolastici. Dovrebbe essere soprattutto un discorso legato a un processo culturale che ad oggi è stato messo in atto solo a metà”.

Riccardo Giovani di Confartigianato ha citato un problema che scarsamente viene affrontato quando si parla di alternanza scuola – lavoro, ossia quello legato alla sicurezza nei posti in cui i giovani studenti vengono impiegati.

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Mario Guglietti di Cisl Scuola ha, con il suo intervento, introdotto i contributi delle Organizzazioni sindacali invitate.

Con lui hanno portato testimonianza: Gianluigi Dotti (Gilda), Giuseppe Mascolo (Ugl), Gigi Caramia (Cgil) e Vincenzo Napolitano (Cisl).

 

Affrontare questi temi aiuterà noi di Forza Italia a comprendere meglio le reali esigenze del Paese, andando al di là dei facili slogan e delle norme monche che, come hanno ribadito in tanti ieri sera, vengono imposte alle realtà territoriali senza tenere conto delle altre esigenze a livello sociale, culturale, ambientale e lavorative.

 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI:

TWITTER: @renatapolverini (foto e live tweeting “A Scuola d’Impresa)

via Tutto Scuola: Ecco perché investire sull’alternanza scuola – lavoro

 

 

Italia bloccata in sala d’attesa

Italia bloccata in sala d’attesa

Le notizie che giungono sulla protesta dei taxisti, che ormai va avanti da una settimana, sono sconcertanti. Il Paese è esasperato oltre che fermo in sala d’attesa.

La riflessione scaturisce in particolare da una notizia trapelata questa mattina dalla voce del sottosegretario al ministero del Lavoro, Luigi Bobba, il quale ha affermato che il governo sta riflettendo se rendere strutturale la Dis-Coll, ossia l’indennità di disoccupazione prevista in via sperimentale dal Jobs Act per i collaboratori.

Giorni fa, l’Inps, dalla voce del Presidente Tito Boeri, aveva diffuso la notizia che la Dis-Coll non sarebbe stata prorogata, gettando nel baratro dell’incertezza circa 60mila collaboratori, ossia la platea che effettivamente può godere dell’indennità di disoccupazione in seguito a licenziamento involontario.

Ma il problema dell’attesa, dell’eterno punto interrogativo non è legato solo ai collaboratori e ai taxisti ma anche alle lavoratrici che chiedono di prorogare l’Opzione Donna per il 2018.

LA DICHIARAZIONE

“I collaboratori in attesa della Dis-Coll strutturale, le lavoratrici di Opzione Donna che richiedono la proroga per il 2018, i tassisti che protestano perchè chi può difendere i confini nazionali del lavoro non lo fa a sufficienza, i giovani che rientrano in quel 40% di disoccupazione, senza contare tutti i parasubordinati non compresi in nessuna misura di sostegno al reddito. Siamo davvero un Paese fermo in sala d’attesa, messo in stand by per l’ennesima riflessione del governo. Guardiamo al futuro come se fosse già ieri.

Il mercato del lavoro è polarizzato, abitato da figure al margine tra subordinazione e autonomia, esposto quindi alla creazione di professionalità prive di regolamentazione, nonostante l’indeterminato promosso dal Jobs Act”.