Subito sopralluogo nella casa circondariale di Matera | Interrogazione al ministro della Giustizia

Subito sopralluogo nella casa circondariale di Matera | Interrogazione al ministro della Giustizia

La stampa locale ha dato grande risalto alla denuncia fatta dalla Ugl polizia penitenziaria circa una accesa lite verbale che sarebbe avvenuta il 30 novembre 2016 all’interno della casa circondariale di Matera, fra il comandante di reparto e un funzionario donna del nucleo traduzione e piantonamento. La donna avrebbe fatto ricorso alle cure mediche.

Da tempo l’Organizzazione sindacale evidenzia l’emergere di situazioni ricorrenti e critiche sia per il personale, valutato in sotto organico con 93 effettivi su 120 agenti di polizia penitenziaria previsti, con quattro educatori su cinque e con dieci amministrativi su venti, che per gli ospiti della casa circondariale di Matera, censiti ad inizio anno in 106 unità.

Dalle segnalazioni prodotte poi sembra emergere una carenza anche nei dispositivi di protezione individuale a disposizione del personale della polizia penitenziaria.

Si chiede quindi al ministero della Giustizia se è intenzione del Ministro interrogato disporre un urgente sopralluogo nella casa circondariale di Matera al fine di accertare se la lite sia conseguenza del malessere che si vive all’interno della struttura di detenzione, a tutela del personale impiegato e per garantire un miglioramento delle condizioni di servizio ed un incremento della sicurezza per gli agenti e gli stessi ospiti della struttura.

 

Interrogazione a risposta scritta rivolta al ministero della Giustizia

Con Gentiloni nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma

Con Gentiloni nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma

368 sono i ‘Si’ al governo di continuità Gentiloni contro i milioni di voti contrari dei cittadini alla riforma costituzionale e ai 1000 giorni del governo Renzi.

Nonostante il plebiscito del 4 dicembre il terzo governo non eletto democraticamente riesce a mantenere lo status quo nel Paese grazie al governo ombra dell’ormai ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Domani sarà la volta del Senato che si esprimerà a favore o contro il nuovo Esecutivo. Chiamarlo ‘nuovo’ è solo una forma, un aggettivo usato di sicuro in maniera sbagliata perché quello che ha appena ricevuto il consenso della Camera dei Deputati può dirsi tutto tranne che un governo appena fatto.

Con Gentiloni infatti “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Una citazione che vuole essere un suggerimento a Renzi per un nuovo slogan adatto al corso del governo di continuità.

E’ un rimpasto non un nuovo governo, è un ologramma non un Presidente del Consiglio, è un programma unilaterale e non condiviso da chi ha votato qualche giorno fa.

La finestra dell’Italia a oggi apre su un Paese con le mani legate sulla politica interna, senza una buona legge elettorale che ci permetta di andare al di là della vergogna di questi giorni.

Gli scranni d’oro del governo sono rimasti ben saldi alle logiche del ‘do ut des’, le deleghe incongruenti date a taluni odorano di biscottini della fiducia.

Siamo di fronte a un governo politico, dove con politico si fa riferimento al suo significato figurativo, legato all’astuzia e al raggiungimento di fini che vanno oltre la democrazia partecipata.

 

 

Aula Montecitorio avvia discussione su dl terremoto | Intervento per Forza Italia

Aula Montecitorio avvia discussione su dl terremoto | Intervento per Forza Italia

Non siamo contenti dei contenuti del decreto legge sul terremoto perché, come avevamo chiesto, occorreva dare una risposta forte cambiando la legge di Bilancio. Tuttavia con spirito collaborativo avviamo la discussione del disegno con l’obiettivo di approvarlo nei tempi prestabiliti.

Dalla lettura del decreto ciò che emerge è che non ci si fida delle strutture di controllo esistenti, perché ad esempio l’articolo 30 prevede l’istituzione di un’ulteriore struttura di missione nell’ambito del ministero dell’Interno, preposta al coordinamento delle attività volte alla prevenzione e al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nei lavori di ricostruzione.

Quello che poi intendo sottolineare è che lo smantellamento della Protezione civile, dopo i fatti de L’Aquila 2009, non ha giovato alla Struttura che ormai non riesce a intervenire come nelle precedenti emergenze. Fu una scelta politica fatta sulla scia dell’emotività, come per numerose leggi italiane.

Sempre sulla linea delle scelte, quella della nomina del commissario Errani, figura di indubitabile competenza è stata presa dal governo dimissionario in maniera unilaterale, si è data infatti una collocazione politica a un ruolo che doveva essere prettamente tecnico.

C’è ancora molta incertezza tra la popolazione colpita dal sisma che ancora non ha ben capito i tempi non solo della ricostruzione ma soprattutto della loro ricollocazione logistica in spazi di non chiara definizione.

Sebbene sia doveroso ribadire l’incipit dell’intervento, ossia il non pieno appoggio al dl terremoto, abbiamo apprezzato il cambio di passo fatto dal governo incaricato, che tra le priorità del suo lavoro ha posto la soluzione dell’emergenza Italia centrale.

Da parte nostra un silenzio coerente con le esigenze del Paese

Da parte nostra un silenzio coerente con le esigenze del Paese

Avrete notato che in questi giorni di festa pre natalizia ma anche di crisi di governo l’intero partito di Forza Italia ha rispettato un silenzio istituzionale incline alle reali esigenze del Paese. Un atteggiamento quindi coerente con la  giusta pretesa da parte dei cittadini di riforme che finalmente siano condivise. Come quella che ad esempio riguarderà le elezioni, norma che infatti dovrà essere la più equa possibile per permettere agli italiani di votare dopo i governi calati dall’alto.

La polemica dell’opposizione oltre Forza Italia è comprensibile ma non può essere sottoscritta perché ora c’è solo una cosa da fare oltre a discutere una nuova legge elettorale: lavorare a testa bassa su un programma di governo che sia competitivo da subito.

A chi poi ha paventato l’ipotesi di un cambio di rotta da parte del partito consiglio di ascoltare con più attenzione le parole dei capigruppo di Camera e Senato, rispettivamente Renato Brunetta e Paolo Romani, al termine del colloquio con il Presidente del Consiglio incaricato. Come hanno già avuto modo di affermare ai microfoni della stampa: faremo una opposizione senza sconti e vigileremo sulla reale discontinuità del nuovo governo che si è insediato. Aggiungo però che questo non significherà ostacolare a prescindere un percorso naturale di maggioranza.

 

CLICCA SUI COLLEGAMENTI PER RIASCOLTARE GLI INTERVENTI DEI CAPIGRUPPO FORZA ITALIA – ROMANI E BRUNETTA- :

Crisi governo, Romani: faremo opposizione precisa e puntuale

Crisi governo, Brunetta: Gentiloni deve unire il Paese

Manovra: approvato il grande rattoppo acchiappa ‘si’

Manovra: approvato il grande rattoppo acchiappa ‘si’

Lo storytelling della manovra di Bilancio si chiude con l’approvazione lampo al Senato e il messaggio scritto su Facebook dal Presidente del Consiglio, dove annuncia che alle 19 consegnerà le dimissioni formali in mano al Presidente della Repubblica.

Parlo di storytelling, ossia di narrazione studiata a tavolino, perché quest’anno il Bilancio è stato descritto con alcune parole chiave che sono indice di ciò che in realtà è  il significato politico di  questa legge. Abbiamo letto e sentito “inserito in Bilancio”, “tolto”, “aggiustare” e in questi ultimi giorni, dopo lo schiaffo degli italiani a Renzi, “accelerare”.

Tutto questo mettere e togliere, condito di annunci roboanti e slogan da giornale, ha trasformato la manovra in un grande rattoppo che fa invidia al sarto della favola Sette in un colpo.

Una legge purtroppo diventata la cassa di risonanza per l’acchiappa ‘si’, oggi approvata ma alla fine con riserva perché è noto che avrà bisogno di alcuni correttivi richiesti dall’Europa.

Non dovevamo arrivare a questo punto. La manovra non doveva subire l’accelerata di questi giorni ed essendo una delle leggi piu’ importanti dello Stato non andava trattata unicamente come uno strumento politico ed elettorale.