Dilaga il caso Foodora – Primo alla ribalta tra gli App-Jobs

Dilaga il caso Foodora – Primo alla ribalta tra gli App-Jobs

A pochi giorni dall’accenno sugli App-Jobs che feci in discussione generale sul ddl caporalato leggiamo oggi sui giornali del caso Foodora. Anche il ministro Boschi, per conto del ministero del Lavoro, ha risposto al question time di oggi a una interrogazione riguardo questa società, che si occupa di recapitare cibo a domicilio attraverso un vero e proprio sfruttamento dei suoi dipendenti.

Si sta parlando di scarsi tre euro a pasto, pagati come non si capisce bene, dato che l’immediatezza richiesta nella risposta all’ordine non permette al datore di lavoro di usufruire dei voucher. Quindi è doveroso e confortante che il Ministero di competenza abbia già provveduto a inviare i propri ispettori per i controlli.

Sottolineo però che il caso Foodora di sicuro non è l’unica situazione al limite del mondo dei nuovi impieghi. Le stime che abbiamo letto ieri, prodotte dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, vanno a incrementare la neo frontiera del lavoro, o meglio degli App-Jobs, dove molti giovani per pochi euro lavorano al di là dei limiti orari imposti dai contratti nazionali collettivi.

E’ una deriva a cui va posto un limite attraverso controlli più serrati.

Intervento in Aula su dichiarazione di voto a ddl Caporalato

Intervento in Aula su dichiarazione di voto a ddl Caporalato

A noi dispiace non poter dare un voto positivo a questo provvedimento perché abbiamo operato per dare una risposta strutturale e sinergica ai vari soggetti interessati. Daremo un voto di astensione augurandoci di poter fare di più e meglio nel prosieguo di questa legislatura.

– Così la deputata di Forza Italia, Renata Polverini, nella sua dichiarazione di voto sul ddl Caporalato, approvato dall’Aula di Montecitorio – .

Non posso far altro che essere d’accordo con ciò che ha detto il collega del Partito democratico, Marco Miccoli, quando afferma che arriviamo a questo provvedimento con notevole ritardo. Una tempistica che certamente non coincide con l’urgenza della cronaca a cui siamo abituati.

La risoluzione, prima firma Capozzolo, che votammo all’unanimità a settembre 2015 senza mai vedere l’approdo in Aula, interessò sia i colleghi di maggioranza sia quelli di opposizione nell’ascolto dei vari attori sociali che operano all’interno del settore agricolo. Ascoltammo anche il ministro Martina, al quale chiedemmo di intervenire con urgenza. Ci aspettavamo un decreto, invece quello che è stato presentato è un disegno di legge, i cui tempi non sono certamente legati all’urgenza con la quale si dovrebbe trattare un argomento di questo tipo.

Oltre la decisione da parte del governo di mettere in campo un disegno di legge piuttosto che un decreto, quello che ci lascia perplessi è la centralità all’interno del provvedimento della Rete del lavoro agricolo di qualità, a fronte soprattutto dei dati che ci ha presentato il ministro Martina: su 180 mila aziende del settore solo 2000 si sono iscritte a questo network di prevenzione.

Il punto, però, sul quale mi vorrei soffermare è proprio il contributo che le Commissioni parlamentari hanno dato all’arricchimento del provvedimento a contrasto dello sfruttamento e del lavoro nero in agricoltura. Grazie all’XI Commissione siamo riusciti ad arrivare a un traguardo importante sui contratti nazionali, un po’ meno sul fronte dei controlli. In commissione Giustizia poi avevamo chiesto di introdurre un reato specifico di contrasto ma quello che abbiamo ottenuto è solo la modifica del codice penale e di procedura. La reale delusione è sul fronte della commissione Agricoltura che è stata quasi completamente tagliata fuori. Quello che infatti si nota leggendo il disegno di legge è l’assenza della filiera agricola, ossia la possibilità che gli attori del comparto possano davvero lavorare affinché in questo Paese si riesca a dividere le imprese sane da quelle fantasma, che non solo evadono le norme penali ma anche quelle del lavoro regolare.

Non apprezzo il provvedimento sulla parte dei controlli, perché non siamo stati capaci di mettere gli agenti ispettivi in condizione di operare. Non troverete né ora e né dopo l’eventuale approvazione del disegno, tra i campi o lungo le strade, ispettori del lavoro, quelli dell’Inps o dell’Asl.

Italia cambia verso in negativo. Commento sui dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps

Italia cambia verso in negativo. Commento sui dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps

L’Italia cambia verso sì ma in negativo. Perché i mesi passano e il segno meno rimane sempre lì, costante sullo stallo della recessione e della crisi, soprattutto nel mondo del lavoro.

Avevamo già previsto che il governo Renzi sarebbe stato smentito nuovamente sui dati. Lo abbiamo detto già a settembre quando uscirono i primi numeri prodotti dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps.

Da gennaio ad agosto 2016 l’Osservatorio ha registrato il -8,5% di assunzioni di datori di lavoro privati e il -32,9% di contratti stabili rispetto ai primi otto mesi dello scorso anno. Gli unici aumenti registrati sono quelli sull’uso, o meglio sull’abuso, dei voucher (+35,9) e sui licenziamenti cosiddetti ‘disciplinari’ (+28%).

Insomma una inversione di tendenza rispetto ai proclama del premier Renzi che dovrà dare conto dell’incapacità del Jobs Act.

Ormai l’effetto placebo del bonus in Stabilità 2015, quando le aziende potevano beneficiare per tre anni dell’abbattimento totale dei contributi previdenziali, è terminato. E’ sotto gli occhi di tutti: l’Italia non riparte perché il lavoro non c’è.

Caporalato, piaga di un Paese che non viene raccontato

Caporalato, piaga di un Paese che non viene raccontato

Oggi è approdato in Aula di Montecitorio il ddl in materia di contrasto ai fenomeni dello sfruttamento del lavoro in agricoltura, ossia il caporalato, un problema che attanaglia così tanto il nostro Paese da fungere addirittura da modello di unione per tutto il territorio nazionale.

Sono intervenuta in discussione generale ripensando all’esperienza vissuta ad agosto mentre ero in Puglia con alcuni amici del sindacato per uno studio di osservazione in materia. Ho percorso chilometri di strada e campagna senza mai incontrare né un ispettore del lavoro né uno dell’Inps.

Gli slogan del Presidente Renzi non bastano a soffocare quello che ormai è diventato un fattore endemico e trasversale del nostro territorio. I proclama del premier stridono inevitabilmente con quella che è la realtà di molte campagne del Mezzogiorno, dove centinaia di persone non solo sono costrette a lavorare al limite della decenza per pochi euro ma anche a dormire in queste ‘bidonville’ sorte ai margini dei terreni.

E’ necessario correggere velocemente questa legge, riducendo tutti i margini di incertezza, perché le Forze dell’ordine, gli ispettori del lavoro e la Magistratura possano avere maggiori strumenti di intervento.

Inoltre rimango perplessa non solo dalla scarsa incisività della filiera del controllo ma anche dalla rete del lavoro agricolo di qualità, che il ministro Martina ci ha presentato in commissione Lavoro durante la fase referente. Del totale, ossia 180 mila aziende agricole, solo 2000 si sono iscritte a questo network di prevenzione.

Dopo l’approvazione del ddl caporalato volgiamo il nostro sguardo altrove. C’è ancora molto da fare per rendere migliore tutto il contesto dell’impiego in Italia. Il riferimento va al mondo dell’edilizia, a quello dei servizi e al nuovo contesto degli App-Jobs, ossia tutti quei lavori che si occupano di erogare prestazioni non di prima necessità come ad esempio passaggi in aeroporto, dog-sitter, cibo a domicilio. Tutti contesti per cui anche il voucher appare un miraggio.