Rimango con l’amaro in bocca sulle nuove misure del sistema pensionistico

Rimango con l’amaro in bocca sulle nuove misure del sistema pensionistico

Questa mattina sono intervenuta alla trasmissione radiofonica Radio Anch’io. Ho risposto ad alcune domande degli ascoltatori riguardo le nuove misure sul sistema pensionistico.

Non sono sorpresa che i sindacati si siano mostrati positivi dopo la firma del verbale con il governo. Posso ben capire che sia importante per loro, dopo tanti anni in cui le rappresentanze dei lavoratori non hanno avuto modo di interagire sul tema con l’esecutivo. Io però – come ho dichiarato in radio – rimango con l’amaro in bocca perché da un premier giovane mi sarei aspettata una riforma sulle pensioni più coraggiosa.

Sono ancora fuori tutti quelli che entrano tardi nel mondo del lavoro. I giovani in questione riscontreranno, tra le altre cose, molte difficoltà per l’accesso alla pensione sociale.

Sarò sincera: mai avrei immaginato che si potesse ricorrere al prestito bancario per andare in pensione. Anche se, come il governo ci ha tenuto a precisare, non verranno lasciati debiti agli eredi. Oltre i giovani, ancora senza tutele sul fronte pensionistico, anche i 30 mila senza reddito da vari anni, che dal governo non hanno ancora ricevuto risposte, attendono che la sperequazione abbia termine. Per loro noi chiediamo l’ottava salvaguardia.

Mi è stato domandato inoltre cosa abbiamo fatto sulla questione “opzione donna”. Ebbene, senza nessuna colpa, poco o nulla. Quando era in discussione la legge finanziaria abbiamo presidiato come commissione Lavoro. Siamo riusciti infatti a far inserire il “contenitore”, ossia l’uso di tutte quelle risorse che rimangono fuori.

Sul fronte esodati, altra grande problematica italiana, siamo incerti sul numero totale ma solo perché l’Inps, a causa delle banche dati scollegate, non ci ha fornito il numero esatto.

 

Missione in Belgio e Paesi Bassi: il modello dell’economia circolare per superare “l’usa e getta”

Missione in Belgio e Paesi Bassi: il modello dell’economia circolare per superare “l’usa e getta”

Oggi siamo a Borssele (Paesi Bassi) con i colleghi della Commissione bicamerale d’inchiesta sul traffico illecito legato al ciclo dei rifiuti per visitare il deposito nucleare Habog.

Ieri invece siamo entrati nel vivo della missione parlamentare perché abbiamo incontrato i nostri colleghi europei con cui abbiamo discusso riguardo due temi importanti: il traffico transfrontaliero dei rifiuti e le procedure di infrazione nelle materie di competenza della Commissione.

Attualmente sono 78 le procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia, sulla cui testa grava il peso di una onerosa sanzione pecuniaria di 20 milioni di euro (cifra forfettaria). Il nostro Paese dovrà pagare per non essersi adeguato alla sentenza della Corte di Giustizia che stabiliva l’obbligo di gestire correttamente i rifiuti nella Regione Campania. Ed è proprio la regione del Mezzogiorno a essere stata la grande protagonista della giornata di ieri. Come è tristemente noto in Campania si rileva un forte ritardo sulla costruzione di impianti dedicati al recupero dei rifiuti organici, degli inceneritori e delle discariche.

Su quest’ultimo aspetto l’Italia ha pagato 40 milioni di euro a febbraio 2015 per la mancata adozione di misure e controllo delle discariche abusive. Sul territorio italiano sono ancora centinaia le aree irregolari adibite al deposito di scarti organici e pericolosi. Tra gli elementi emersi di maggiore impatto c’è l’impossibilità di determinare l’ammontare esatto delle sanzioni pecuniarie che la Corte di Giustizia può infliggere all’Italia.

Invertire la rotta verso l’eco-sostenibilità è possibile anche grazie alla visione che ci è stata offerta ieri in sede europea. A Bruxelles si parla di “economia circolare”,  ossia di un modello economico secondo il quale i materiali e l’energia utilizzati per fabbricare i prodotti possono mantenere il loro valore il più a lungo possibile. Così i rifiuti potrebbero essere ridotti al minimo utilizzando meno risorse possibili.

Il progetto non rimane un’idea ma si concretizza in quattro proposte legislative che riguarderanno nello specifico la plastica, i rifiuti alimentari, le materie prime considerate critiche, costruzioni e demolizioni, biomassa e prodotti bio-based.

Su questa linea abbiamo incontrato l’europarlamentare della commissione Ambiente (Envi) e relatrice del nuovo pacchetto sull’economia circolare, Simona Bonafè. Le azioni chiave da portare avanti includono finanziamenti per oltre 650 milioni di euro provenienti da Horizon 2020 e per 5,5 miliardi di euro dai fondi strutturali. Un progetto ambizioso per superare il modello economico basato sull’usa e getta.

A sostegno degli ambulanti e contro la direttiva Bolkestein

A sostegno degli ambulanti e contro la direttiva Bolkestein

Se la direttiva Bolkestein verrà effettivamente recepita dall’Italia assisteremo alla messa a bando di tutte le licenze per il commercio su aree pubbliche entro la prima metà del 2017. Non è ammissibile che circa 200 mila aziende dedite all’attività ambulante rimangano senza concessione.

Nel 2005 ho partecipato alla manifestazione degli ambulanti, oggi un impegno istituzionale mi impedisce di partecipare ma voglio esprimere la mia vicinanza a tutti i professionisti del settore che oggi si incontreranno a Roma per la protesta nazionale contro la direttiva europea, che paragona le aree pubbliche alle risorse naturali. La deroga delle concessioni ha un senso se ad esempio parliamo di risorse petrolifere ma ne assume un altro con gli spazi dedicati al commercio itinerante.

Comprendo la preoccupazione degli operatori ambulanti perché il blocco delle licenze significherebbe per loro non solo disoccupazione ma anche la fine di un’attività generazionale densa di investimenti e di professionalità.

Il governo dovrebbe farsi interprete del mantenimento di un segmento sociale fondamentale per il nostro Paese, nonché peculiare della nostra cultura.

Attualmente solo a livello regionale si sta muovendo qualcosa. In Regione Lazio il Vice Presidente del Consiglio, Francesco Storace, ha depositato lo scorso maggio una proposta che se approvata estenderebbe la durata delle concessioni comunali per i posteggi commerciali su aree pubbliche a un massimo di 50 anni.

 

Boeri si deve dimettere. Anche il Mef boccia il progetto di riorganizzazione Inps

Boeri si deve dimettere. Anche il Mef boccia il progetto di riorganizzazione Inps

Il Presidente dell’Inps Tito Boeri dovrebbe dimettersi dopo il documento del ministero di Economia e Finanza che blocca il suo piano di riorganizzazione dell’Istituto. La richiesta di chiarimenti da parte del Mef sbarra la strada al progetto di riordino che nei fatti riduce il potere del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza Inps.

Come si legge nelle carte ministeriali il disegno del Presidente crea un problema anche sul fronte della distinzione di funzioni e poteri in capo al vertice politico dell’Inps e il Direttore generale. L’Istituto di previdenza si regge su un sistema duale in cui  il Presidente deve mantenere l’indirizzo politico dell’Ente mentre al Direttore generale spetta tutta l’attività gestionale. Ecco perché la delibera di organizzazione pensata da Boeri, al punto in cui afferma che il Presidente “determina i criteri generali e le modalità applicative degli stessi per l’assegnazione delle funzioni, per i trasferimenti, per l’attribuzione della retribuzione di posizione e di risultato per le qualifiche dirigenziali”, si scontra con la salvaguardia dei ruoli al vertice.

Per far fronte poi allo spreco di risorse economiche il Ministero di via XX settembre consiglia di porre un limite alla richiesta di altro personale, che deve avvenire solo in vista di una effettiva mancanza di risorse interne. 

E’ chiaro come il quadro delineato sia conforme alle perplessità di cui ho dato riscontro qualche giorno fa richiedendo l’audizione in commissione Lavoro, di cui sono Vice Presidente, dei vertici Inps e del ministro Poletti.

E’ necessario infine che la riorganizzazione tenga conto della discussione interna all’Istituto, in particolare dei dubbi esposti dal Civ, all’interno del quale ci sono le rappresentanze sindacali dei lavoratori, dei datori di lavoro e dei lavoratori autonomi.