In tempi rapidissimi il Lazio diventerà energeticamente autosufficiente e in pochi anni andrà addirittura in surplus, esportando energia verso altre regioni. Pertanto ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di istallare nuove centrali nucleari.
Ricordo che si sta ultimando la riconversione della centrale di Torrevaldaliga Nord a carbone pulito (da olio combustibile) e che questo ha già comportato una forte assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni Comune, Provincia e Regione. A oggi, infatti, è attivo solo uno dei tre impianti, un secondo è in prova e un terzo è in fase di completamento.
La stessa centrale a olio combustibile di Montalto di Castro funziona a potenza ridotta. Mettere a regime Torrevaldaliga nord e Montalto di Castro già consentirebbe di andare in pareggio energetico.
On 11 febbraio 2010,
in Energia,
by redazione





















@Silvio Raffo
potrebbe notare pure che, la maggior parte dei commentatori preferisce altre cose rispetto a quelle che lei, arbitrariamente e provocatoriamente, vorrebbe elencare ed attruirgli.
Non sia scorretto, rilegga tutto e valuti con attenzione quanto abbiamo scritto sopra.
Grazie per ogni attenzione.
Nel Lazio abbiamo una realtà in divenire. Si chiama Solsonica , produce celle e pannelli fotovoltaici. Marrazzo l’ha sempre dimenticata da una parte, sarebbe ora che la politica facesse la sua parte, dando gli aiuti necessari allo sviluppo del fotovoltaico, favorendo gli accordi con le aziende e i privati, verso uno sviluppo delle energie rinnovabili. Se davvero crede in queste energie rinnovabili, parli con il senatore Cicolani a Rieti, e le dirà molte cose interessanti.
Impiantare il nucleare non siginifica chiudere le centrali a gas, a carbone, a petrolio.
Se qualcuna può credere ciò, allora crede anche alle favole.
Questi credono anche che l’Italia sia a corto di produzione di energia.
Cordiali saluti
Finalmente una persona che enumera chiaramente (sia pure in sintesi) una parte dei motivi che portano a dire NO al nucleare (l’Ing. Raffaele Capone). Ora richiamo l’attenzione di tutti sul fatto paradossale ed enorme del costruire il mostro di cui trattasi per fare bollire dell’acqua! Ma andiamo vi rendete conto …. Il fatto che nessuno rileva é che, sostanzialmente, le centrali nucleari sono realizzate per ottenere il combustìbile necessario per costruire armi nucleari (vedere i recenti fatti dell’Iran) e solo per contenere i costi si affiancano gli impianti per produrre energia elettrica.
Ora sappiamo tutti che all’Italia é severamente proibita la predetta attività in quanto é uno dei paesi che ha perso la gerra!
Quindi riflettete Signori, riflettete ….
Ma Berlusconi e Scajolalo sanno? Ma niente meno Berlusconi e Scajola fanno parte di un partito diverso da quello che sostiene la sua candidatura? Ma guarda caso tutti i candidati presidenti della regione sono per il sì al nucleare (ma non nella mia regione) eppure da qualche parte quste centrali il governo di CENTRODESTRA le farà..
Ma davvero si crede che gli italiani siano così fessacchiotti da credervi? Probabilmente sì.
Sarò anche arbitrario e provocatore ma i fatti dicono che più dell’80% dell’energia prodotta in Italia proviene da fonti fossili. Io sono favorevole al fotovoltaico, ma trovo provocatorio pensare di paragonare il nucleare e il fotovoltaico, che sono complementari come se potessero essere una il sostituto dell’altra. Oppure devo pensare che è possibile produrre oltre 250.000 GWH in un anno, alla potenza richiesta per far muovere treni ed industrie con i pannelli fotovoltaici? Certo che le centrali termoelettriche non chiuderanno, ma non sono neanche eterne. Per quanto riguarda i calcoli economici, c’è qualcuno che pensa di conoscere i costi del gas nel 2030? Riguardo il discorso delle armi nucleari, anche Germania e Giappone hanno perso la guerra e non hanno armi atomiche, ma le centrali ce l’hanno e anche tante, la Svizzera, la Spagna, la Svezia non hanno le armi ma hanno le centrali e così via. Ribadisco che non ho incrollabili certezze e non devo convincere nessuno, però si sta parlando del mix energetico del nostro paese per un periodo che va dal 2020 al 2050 e con le conoscenze attuali dubito che si possa sostituire quell’80% con le rinnovabili, magari un 10% o un 20%, sarei il primo a felicitarmene, resta però una grossa fetta per la quale le scelta è fossile o nucleare, ed a me sembra meglio il nucleare..
@Silvio Raffo,
direi che così va decisamente meglio.
E’ più giusto e corretto che si attribuisca la paternità delle sue opinioni, diverse dalle mie, ma, rispettabilissime come tutte.
A me, ad esempio, l’energia ricavata dalle fonti fossili piace poco o, meglio, per niente ma questo non toglie che si possano fare ragionamenti che abbiano un fondamento razionale sul perchè il nucleare è la peggior scelta possibile.
Intanto le chiedo: secondo lei in questo Paese si è fatto tutto quello che si poteva fare per incrementare il risparmio energetico? Secondo me no.
Pensi, solo per citare un caso semplice e sotto gli occhi di tutti, ai milioni delle potentissime lampade dell’illuminazione pubblica che affiancano strade, edifici, mura, giardini e quant’altro rende l’Italia uno dei paesi più illuminati e visibile, nottetempo, addirittura dalla Luna. Bene, mi saprebbe dire dalle ore 2.00 sino all’alba cosa ci stanno a fare tutte accese? Non crede che spegnerne una si e una no durante quell’orario, razionalizzandone quindi l’uso in funzione di un notevole risparmio energetico, comporterebbe una minore necessità di ricorrere alla costruzione di nuove centrali? Lo sa che, se questo suggerimento venisse attuato, potrebbe apportare un risparmio del 3-4% per il consumo notturno, esattamente la percentuale dell’energia prodotta e immessa in rete da una centrale termoelettrica di media taglia?
Le sembra poco?
A me sembra un’enormità rispetto alla sciatteria con la quale è trattata la politica energetica in questo paese.
Ma ricordiamoci di un’altra cosa prima di chiudere per non annoiare: ha una vaga idea dei dividendi che si spartiscono i titolari delle azioni Enel? No?
Bene, allora si informi e cerchi di comprendere il perchè ai lobbisti del fossile piace sempre di più il carbone.
Sappia, se accetta solo un bisbiglio all’orecchio, che con il falso “carbone pulito” finanziato con il 6-7% in bolletta da qualsiasi utente con il famigerato “CIP 6″ che assimila tale combustibile alle vere rinnovabili, l’utente non risparmia un centesimo e i soci Enel s’ingrassano con i nostri soldi e in spregio della nostra salute.
Basta così per il momento.
La saluto.
Investimenti per 18 miliardi di € sul territorio nazionale, qualificazione delle aziende al livello internazionale, programmi che durano un secolo, occupazione qualificata, abbattimento delle emissioni di inquinanti, benefici immensi sulla bilancia commerciale…
Per fare quello che gli altri paesi hanno già fatto o stanno facendo, compresi quelli emergenti.
E’ una posizione sbagliata, ideologica, superstiziosa. Si alimenta di disinformazione e paure immotivate e ci condanna a un futuro dove trova spazio solo il rigor mortis e la decandenza.
per una sorta di solidarietà al femminile di cui ne vedo il bisogno,io voterei e farei volentieri votare per renata polverini, ma ci sono alcune perplessità che non riesco a spiegarmi:in un panorama politico da sfissia in cui tutti si propongono con il fatidico “sono con te”, la polverini non fa diversamente ma ,con in più la presunzione di un programma politico amministrativo da capogiro: sanità, sostegno alle famiglie con reddito critico (ma attenzione, non intervenendo su stipendi o pensioni da terzo mondo, ma continundo suula linea vergognosa dell’elemosina e dell’assistenzialismo), lavoro (siamo in pieno ed incontrollato servaggio feudale). Credo che uno solo di questi obiettivi l’avrebbe resa più credibile, perchè più veritiero. Grazie Emanuela Verderosa
caro Gigi, il risparmio energetico è un obiettivo giustissimo, ma non fa diminuire il fabbisogno energetico totale, perchè ovviamente il reddito disponibile supplementare che resta in capo ai soggetti che ne beneficiano diventa a sua volta consumo immediato o futuro. Questa è la ragione per cui i paesi più virtuosi dal punto di vista del risparmio e dell’efficienza energetica hanno anche il consumo pro capite più elevato. Mentre i nostri nonni con un’efficienza energetica molto inferiore della nostra consumavano però anche molto meno. In altre parole il risparmio ci rende più ricchi ma non risolve il problema di come produrre l’energia. Per il resto accetto qualsiasi bisbiglio e sono contrario per principio ai sussidi. L’Enel e tutti i tipi di lobbysti sono abbastanza liberi di impiantare anche pale eoliche (come infatti fanno) o qualsiasi altra cosa, per cui il giorno in cui guadagneranno di più con le rinnovabili non saranno così autolesionisti da escludersi a priori dal business.
Premetto che io sono contrario al nucleare per tutte le ragioni che sono state dette da Renata Polverini e da altri in questo blog e non ripeto.
Però è vero che dobbiamo sforzarci di ridurre la nostra dipendenza energetica dai combustibili fossili e questo deve avvenire anche nel Lazio (dove, ricordo, ci sono anche importanti centrali idroelettriche, p.es. laghi del Salto e del Turano, diga di Castel Giubileo).
L’alternativa non è solo il fotovoltaico (senza togliere niente a questo metodo) e nemmeno solo il risparmio energetico (che pure, io sono d’accordo, va incentivato).
Per quanto riguarda il sole, sarebbe importantissimo richiedere che le nuove costruzioni siano dotate di PANNELLI SOLARI (per risparmiare non sull’elettricità ma sul riscaldamento).
Per quanto riguarda l’elettricità, nel mondo, oggi, l’energia rinnovabile che trova maggiore diffusione è l’energia EOLICA (nel 2009: USA 35000 MW installati, Germania 25000, Spagna 19000, Italia 4000). La regione potrebbe semplicemente favorire la creazione di piccole centrali eoliche da parte di aziende private, credo senza nessun investimento pubblico; e potrebbe anche incentivare le nuove tecnologie in questo settore.
Poi sarebbe giusto incentivare la ricerca nel campo dell’energia GEOTERMICA, dato che nella nostra regione ci sono diverse zone di origine vulcanica. (Qui però credo che bisogni investire e ragionare.)
Nel post precedente ho motivato il mio no al nucleare, ma vari interventi chiedono di indicare alternative a questa fonte energetica, assai problematica ma utilizzata in vari paesi, anche confinanti come Francia e Slovenia. Intanto puntualizziamo che il nucleare oggi si colloca al quinto e ultimo posto tra le grandi fonti di energia primaria del pianeta, preceduto, nell’ordine, da petrolio, carbone, gas, e idroelettrico. Esso copre (dato 2008) il 14% del fabbisogno mondiale di elettricità (contro il 16,1% del 2004), che corrisponde a poco più del 5% del consumo totale di energia primaria. Nel mondo sono operativi (dicembre 2009) 435 reattori nucleari civili (erano 444 nel 2002), e uno solo di questi è entrato in funzione negli ultimi due anni. La metà di questi reattori si concentra in tre paesi: USA (104), Francia (58) e Giappone (53), nei quali sono complessivamente in costruzione solo 4 nuove unità. Considerato che per costruire una centrale nucleare occorrono mediamente 5-10 anni (esclusi progettazione e collaudo), è chiaro che i cantieri aperti sono del tutto insufficienti a garantire un adeguato svecchiamento del parco reattori, in buona parte già obsoleto, di questi paesi. Pensate che lo start up dell’ultimo reattore nucleare americano risale al 1996 (inizio lavori 1973) e l’unico reattore attualmente in costruzione negli USA è l’unità 2 dello stesso cantiere. Con le eccezioni della Russia e di alcuni paesi emergenti e assetati di energia (Cina, India, Corea del Sud) nei quali si concentrano i tre quarti di tutti i nuovi impianti in costruzione, l’industria nucleare civile è in crisi nera da molti anni, in pratica dal disastro di Chernobyl del 1986, e non si intravede affatto quel “rinascimento nucleare” favoleggiato da Scajola e dalle lobbies nucleariste. Naturalmente anche la fine della guerra fredda e il conseguente disarmo nucleare hanno fatto mancare un potente traino al nucleare civile. Ciò sebbene la disponibilità di uranio altamente arricchito proveniente dalle testate nucleari dismesse, utilizzabile per ricavare grandi quantità di combustibile a bassa gradazione per i reattori civili, abbia contribuito non poco al contenimento del prezzo di mercato dell’uranio (le cui riserve minerarie, ai ritmi attuali di estrazione, si esauriranno entro circa 80 anni). Va detto comunque che una libbra di uranio minerale oggi costa 42 dollari contro i 7 dollari del dicembre 2000. Le alternative al nucleare (e ai combustibili fossili) ci sono e si chiamano fonti rinnovabili, soprattutto il solare (termodinamico a concentrazione e fotovoltaico) e l’eolico. La quasi totalità della comunità scientifica mondiale ritiene che esse siano il futuro energetico dell’umanità. Le sole alternative potrebbero essere il nucleare a fissione di IV generazione, che è di là da venire e molto diverso da quello che vuole imporci il governo Berlusconi, e la fusione nucleare controllata la cui fattibilità è ancora indimostrata. Le tecnologie per le fonti rinnovabili invece esistono già e sono in continuo miglioramento. Puntare decisamente sulle rinnovabili è una scelta non solo auspicabile e virtuosa dal punto di vista ecologico e delle emissioni di gas serra, ma sul lungo periodo pressoché obbligata perché tutte le fonti non rinnovabili (incluso il nucleare a fissione) prima o poi si esauriranno. Un altro aspetto interessante delle energie rinnovabili è che la produzione è distribuita sul territorio invece di essere concentrata in enormi centrali completamente automatizzate e che necessitano di poche decine di addetti per funzionare. Quindi offrono straordinarie prospettive occupazionali. Sotto l’aspetto economico in molti paesi l’eolico è già perfettamente competitivo con le fonti tradizionali, per esempio in Danimarca dove ormai circa un quarto dell’energia elettrica proviene dal vento. In Italia per ora (dato 2008) copre solo l’1.5% della nostra produzione di elettricità, ma ciò ci consente già di risparmiare 7 milioni di barili di petrolio l’anno e ci sono enormi margini di crescita. Come l’eolico anche il solare si diffonde in Italia e nel mondo con tassi di crescita a due cifre, però con valori assoluti di produzione ancora molto bassi e con costi elevati, specie per il fotovoltaico. Tuttavia è facilissimo prevedere che il continuo progresso tecnologico e le economie di scala della produzione in grande serie abbatteranno presto anche i costi del kilowattora fotovoltaico. Basti ricordare che 1 gigabyte di celle di memoria RAM per computers oggi costa solo pochi dollari mentre 20 anni fa di ne costava migliaia, e le celle fotovoltaiche a semiconduttore sono basate su tecnologie analoghe. Sul numero di dicembre 2009 di Le Scienze (edizione italiana dell’autorevole Scientific American, rivista tradizionalmente nuclearista) c’è un ampio articolo di due ricercatori americani che dimostrano la fattibilità di un grande progetto su scala planetaria che potrebbe consentirci di coprire il 100% del fabbisogno energetico globale con le sole fonti rinnovabili (WWS: Wind, Water, Sun) e questo non verso la fine del secolo, come indicavano studi precedenti, bensì già entro il 2030! Naturalmente sarebbe un’operazione dai costi immensi, ma non proibitivi. Gli autori la paragonano allo sforzo bellico sostenuto dall’America e da altri paesi nella seconda guerra mondiale. Secondo loro gli ostacoli maggiori non sarebbero di natura economica né tecnica, ma quelli posti da alcune potenti lobbies, in particolare quella dei petrolieri. Certo sarebbe una svolta epocale per l’umanità. Ci libereremmo per sempre dalla dipendenza dai combustibili fossili (e dal nucleare), preserveremmo la salute del pianeta e quella dei nostri discendenti abbattendo drasticamente le emissioni di gas serra, di sostanze inquinanti e scorie radioattive, e si aprirebbero nuove ed enormi prospettive di sviluppo, lavoro stabile, pace e benessere per i popoli. Questo sia nei paesi oggi ricchi sia in quelli del Terzo Mondo. Sui primi, dove ormai si avvia a esaurirsi la spinta propulsiva del capitalismo, oggi incombono gli spettri della povertà, delle disuguaglianze sociali, della disoccupazione e del precariato, ma esistono già le risorse e le tecnologie per la conversione alle rinnovabili. I secondi sono minacciati dalla fame, dalla siccità, dalla desertificazione e offrono poche alternative all’emigrazione di massa, ma non mancano certo il sole e il vento per produrre in loco ed esportare ingenti quantità di energie rinnovabili. Si pensi, per esempio, al progetto tedesco Desertec per i paesi dell’Africa mediterranea: elettricità prodotta con il solare a concentrazione nel deserto del Sahara ed esportata in Europa con grandi elettrodotti sottomarini in corrente continua. La conversione radicale alle energie rinnovabili è certo una sfida ardua e ambiziosa per l’umanità, forse la più impegnativa della Storia, nondimeno assolutamente da accettare, più oggi che domani.
Questo è il Link per vedere una ricerca sulle Energie che ho effettuato da poco, è un pochino lunga per metterla direttamente quì, scusate:
http://studio-bertollini.blogspot.com/2009/10/energia-dintorni-siamo-realmente.html
Sono di Destra e voterò per la Mia Candidata; ancora non ho chiaro a chi dare la preferenza col mio Gruppo (siamo 56) ma resto un difensore del “Frazionamento del Rischio” e non posso non considerare “anche” il Nucleare che, come si può vedere, viene condiviso perfino dal Prof. Veronesi.
http://studio-bertollini.blogspot.com/2010/02/eco-nucleare-veronesi-non-danneggia-la.html#links
Il prof. Veronesi, già ministro della Salute nel governo Amato (2001), a luglio 2007, durante il governo Prodi, affermò che “il problema” energetico italiano si risolverà con 10 centrali nucleari.
Il prof. Veronesi ha difeso e difende gli inceneritori.
Uno degli sponsor della Fondazione Veronesi è la Siram, del gruppo Dalkia.
Dalkia è la divisione energia di Veolia Environment (ex Vivendi), che si occupa anche di smaltimenti di rifiuti e di inceneritori.
Veolia è partner di EDF, Electricitè de France, che gestisce il nucleare francese ed è entrata nel mercato nucleare britannico e finlandese.
Sta entrando nel mercato nucleare italiano con ENEL.
EDF è partner di Edison, azienda operatrice nel campo dell’energia e dei rigassificatori.
Edison è uno dei soci dell’Istituto Europeo di Oncologia, il cui direttore scientifico è il prof. Veronesi.
Saluti
Per quanto riguarda poi il cosiddetto “Frazionamento del Rischio”, secondo alcuni, incluso Veronesi, l’energia nucleare sarebbe … sicura e pulita … ma i bambini di età inferiore ai 5 anni che vivono entro 5 km dai reattori nucleari …
Ecco il ink al web:
http://www.ehjournal.net/content/8/1/43
Ed il link per scaricare la pubblicazione in pdf:
http://www.ehjournal.net/content/pdf/1476-069X-8-43.pdf
Saluti
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
Insomma siete pro o contro il nucleare..Silvio vorrebbe..che gli dice Renata?
La Polverini è contro il nucleare nel Lazio, Formigoni è contro il nucleare in Lombardia, etc … etc… Scajola e Cicchitto confermano oggi che il governo è PER il nucleare. Polverini e Formigoni sono candidati delle stesse forze politiche che governano … Per strada vedo manifesti del PDL che dicono “Nel Lazio il nucleare non serve e la Bonino nemmeno”. No, tutto questo non mi sembra serio e su cose serie come il nucleare (ne va della nostra salute) la Polverini dovrebbe scherzare meno.
Mi sfugge qualcosa? è un blog a senso unico? …almeno Marrazzo e il suo staf rispondevano!
questa uscita sulla non necessità di centrali nucleari nel Lazio se la poteva benissimo risparmiare: pensa forse di avere più voti? e pensa così di fare gli interessi del paese? e pensa anche di fare gli interessi dei lavoratori della ALCOA che probabilmente perderanno il lavoro perché il costo dell’energia in Italia è il doppio degli altri paesi europei?
il nucleare è nel programma della coalizione di governo che ha vinto le elezioni e avrebbe dovuto ricordarsene quando ha accettato la candidatura!
e questa sua uscita non è in completa contraddizione con quella, riportata sempre su questo sito, del 4/2 dove si dice qualcosa di abbastanza diverso?
gli elettori attendono un chiarimento.
Spero di non uscire troppo fuori tema, ma vorrei dare la mia risposta personale a Sandro e Elena (chissà qual’è quella che darà Renata).
LA POLITICA STA CAMBIANDO (e anche questo blog fa parte del cambiamento).
Ieri pensavamo che, se in uno dei due schieramenti ci piacciono 9 cose e 1 no, dovevamo tenerci quell’una che non ci piace. Oggi stiamo constatando che dibattito e correzioni sono possibili.
Certo, è un difficile equilibrio, perché si può anche rischiare di prendere in giro gli elettori. Però è anche una speranza: la speranza di una politica più PARTECIPATA.
Nel caso specifico del nucleare, a me personalmente piace la posizione di Renata. Dovremmo capire a quanti realmente dispiace e perché.
Quanto alla coerenza con cui questa posizione sarà applicata, credo che sia difficile fare oggi previsioni. Dipenderà non solo da Renata Polverini, ma dalla maggioranza che si formerà in Consiglio Regionale. E dipende anche dai cittadini.
La mia opinione su questa posizione oppositiva al nucleare è che in caso di vittoria sarà cambiata. Adesso in campagna elettorale dite così, poi non potrete che allinearvi alle decisioni governative e deludere i vostri elettori. Allora perchè non dire “faremo come deciderà il governo”, visto che la politica energetica è nazionale e non regionale?
Il punto non è tanto o solo il fatto che la politica energetica sia nazionale e non regionale, ma piuttosto il fatto che la legge sul nucleare del governo esautora i poteri delle regioni, in profondo contrasto con la Costituzione italiana. Da qui i ricorsi di 15 regioni alla Corte Costituzionale contro quella legge.
Buongiorno. Abito in prov di Latina. a pochi km da Borgo Sabotino.
Vi ricordate Borgo Sabotino?
ve lo ricordo io.
E’ dove si stava costruendo una ‘pulitissima’ centrale nucleare.
Ho una notizia da darVi.
ad inizio settembre 2009 (quindi abbastanza lontani dalla campagna per le regionali), nel comprensorio, per più di una settimana si sono aggirati ingegneri impegnati in misure, rilevazioni, verifiche.
Mi dispiace ma non me la si racconta giusta!!
” … la legge sul nucleare del governo esautora i poteri delle regioni, in profondo contrasto con la Costituzione italiana …” .
Voglio proprio vedere come costruiranno/riattiveranno le centrali nucleari contro il volere delle persone che abitano nei pressi dei siti …. . Anche in considerazione del responso referendario, se c’é una volontà contraria ci si deve piegare …. o siamo diventati talebani?
In considerazione dei fatti sulla protezione civile e della recente decisione sul nucleare, a mio avviso il governo sta perdendo molto consenso popolare. A tale proposito l’esperienza insegna che una volta iniziata la discesa, poi é molto difficile invertire la tendenza perché le persono non hanno più fiducia.
Sono certo che il Presidente Berlusconi vi saprà porre rimedio ….!
Maurizio Patarini fa una sintesi del convegno che si è tenuto venerdì 19 febbraio a Latina su Rifiuti Energia e Ambiente
LatinaSostenibile ha risposto favorevolmente all’invito dell’assessore provinciale Gerardo Stefanelli a partecipare al convegno che si è tenuto presso il Residance Victoria Palace con oggetto le tematiche ambientali, argomento a noi sensibile.
LatinaSostenibile nella sua azione, si ispira al principio della Sussidiarietà , che vede in esso l’auspicio che la società civile possa contribuire in modo libero e partecipativo alla costruzione dal basso di politiche di governo ed amministrative.
NUCLEARE:
“Quella della sostenibilità è la sfida che LatinaSostenibile vuol proporre come impegno morale del XXI secolo” esordisce cosi Maurizio Patarini Presidente di LatinaSostenibile” che è anche un opportunità di sviluppo economico, crescita e creazione di benessere, rappresentando una società civile consapevole, che abbia la capacità di stimolare la Politica nelle sue sedi ,all’ assumere la responsabilità di indirizzo con una visione che vada oltre le singole scadenze elettorali.”“ Abbiamo risposto favorevolmente all’invito dell’assessore Provinciale Gerardo Stefanelli a partecipare al convegno che si è tenuto presso il Residance Victoria Palace con oggetto le tematiche ambientali, argomento a noi sensibile,in modo libero da appartenenze politiche”prosegue il Presidente” LatinaSostenibile forte delle convinzioni che il nucleare è anacronistico non si tira indietro al confronto e la nostra presenza in un convegno organizzato da un partito che è possibilista al ritorno di questo tipo di produzione energetica, ne è la dimostrazione.” prosegue Patarini “Il nucleare non è sostenibile , non è economico ed ha delle forti controindicazioni per l’uomo e l’ambiente ed il modo in cui viene affrontato sembra non tenere in considerazione il vuoto amministrativo e tecnologico che si è creato con il referendum del ’86.” Quello fu un errore, se non l’avessimo fatto, oggi verrebbero studiate strategie d’uscita piuttosto che strategia di rilancio.”“LatinaSostenibile” continua Patarini” nella sua azione, si ispira al principio della Sussidiarietà , che vede in esso l’auspicio che la società civile possa contribuire in modo libero e partecipativo alla costruzione dal basso di politiche di governo ed amministrative e le tematiche ambientali ricoprono un ruolo rilevante e sempre di più le attività degli enti ed istituzioni dovranno tenere in considerazione processi sostenibili , dalla produzione di energia,alla mobilità di persone e merci, dal ciclo dei rifiuti alle tecniche di costruzione.”
“Abbandonando gli integralismi ambientali del NO a prescindere e della contrapposizione strumentale, assumendo il concetto dell’evoluzione del pensiero non possiamo non trovare un ambientalismo moderno, concreto e moderato, nel senso della ricerca delle soluzioni possibili, ed è qui che LatinaSostenibile si colloca come un ‘associazione di ampio respiro, proponendo principi innovativi come il federalismo energetico”conclude Patarini “ Impegnandoci a raccogliere la sfida della green economy, con una visione realistica utilizzando sin da subito le tecnologie a nostra disposizione.”
ENERGIA E AMBIENTE:
Le tematiche ambientali ricoprono un ruolo rilevante e sempre di più le attività degli enti ed istituzioni dovranno tenere in considerazione processi sostenibili , dalla produzione di energia,alla mobilità di persone e merci, dal ciclo dei rifiuti alle tecniche di costruzione.Rendere efficienti e sostenibili i nostri sistemi, proponendo un nuovo paradigma energetico,basato sul consumo efficiente e su una produzione sostenibile, generano percorsi virtuosi rivolti all’eccellenza ,che inevitabilmente passano per una continua ricerca e sviluppo di nuove tecnologie necessarie per conseguirle, quindi investire in centri di ricerca ed università favorendo il mercato dei brevetti e dell’ innovazione tecnologica, impegnandoci a raccogliere la sfida della green economy, più semplicemente detto, valutare le esigenze dell’ambiente mantenendole in equilibrio con l’uomo trasformandole in economia diffusa.A maggior ragione, vista la forte deindustrializzazione che il nostro territorio sta subendo , dovremmo essere in grado di percorrere questa strada, con una visione realistica utilizzando sin da subito le tecnologia a nostra disposizione.Immagino Latina Sostenibile come il laboratorio delle idee che diffonde e promuove la sostenibilità, come luogo comune del progresso , come capacità e competenza nel diffondere un sistema integrato di energie che abbia in se la “carta etica della sostenibilità”.Abbandonando gli integralismi ambientali del NO a prescindere e della contrapposizione strumentale, assumendo il concetto dell’evoluzione del pensiero non possiamo non trovare un ambientalismo moderno, concreto e moderato, nel senso della ricerca delle soluzioni possibili, ed è qui che latina sostenibile si colloca in una sorta di associazione di ampio respiro, proponendo principi innovativi come il federalismo energetico.Il nocciolo delle problematiche ambientale è principalmente legata all’energia e l’energia deve essere il nucleo della soluzione, acquisendo da subito , come fatto inderogabile ,le tecnologie mature a nostra disposizione.Efficienze energetica e rinnovabili:Prendo ad esempio la tecnologia del fotovoltaico, che ha visto un forte incremento di istallazioni con forti investimenti pubblici grazie al conto energia, ma nonostante questo, il sistema economico non si è dotato ancora di una filiera industriale in grado di competere con paesi europei , in grado , nel più breve tempo possibile di raggiungere la parità dei costi tra energia prodotta da rinnovabili e quella prodotta con fonti fossili e nucleare.Quei paesi che da subito hanno creduto in questa tecnologia , oggi esportano le conoscenze acquisite verso quei paesi emergenti che richiedono grandi quantità di energia che abbia un basso impatto ambientale.Le stesse considerazione possono essere fatte sulle altre fonti rinnovabili eolico,geotermia,biomasse e moto ondoso che vedono forti potenzialità inespresse e l’integrazione tra sistemi sostenibili sono auspicabili per il conseguimento di questi ambiziosi obiettivi. Altro ambito dove la continua ricerca dell’efficienza nei consumi di energia è quello delle costruzioni tra i principali settori di consumo critico.Il rilancio del” Piano Casa” che tiene fortemente in considerazione il rispetto dell’ambiente, basti considerare che i maggiori premi di cubature sono ottenibili solo con l’utilizzo di materiali ecocompatibili e tecnologie ad alta efficienza energetica, utilizzo di fonti di produzione energetica rinnovabile. Migliorando di fatto il consumo di energia mantenendo un alto livello qualitativo dell’abitare.I rifiuti sono un’altra opportunità di recupero energetico, sia nel riutilizzo degli scarti come materia prima , che già riduce i consumi energetici per estrarne e produrne di nuova, sia evitare il conferimento nelle discariche che hanno un impatto sull’ambiente di gran lunga superiore alla chiusura del ciclo con impiantistica .Oggi la tecnologia a disposizione per l’incenerimento dei rifiuti consente la riduzione del volume , il recupero energetico senza impatti devastanti per l’ambiente e l’uomo (pirolisi,TMB) .La continua ricerca dell’eccellenza ha come obiettivo principe il raggiungimento dell’autonomia energetica locale che eviterebbe situazioni emergenziali pianificando gli impianti sull’effettivo fabbisogno di un territorio, evitando il proliferare indiscriminato di centrali di produzione oggi affidato al libero mercato. Questo avviene con la stesura e il recepimento dei Piani Energetici di cui ogni ente dovrebbe dotarsi ,che porterebbero alla riduzione dei conflitti sociali e grazie al federalismo energetico abbattimenti dei costi della bolletta energetica di aziende e cittadini.Con una notevole dotazione di tecnologie a disposizione per produrre e risparmiare energie ,fin qui esposte, tornare all’uso del nucleare a fini commerciali e fuori dal tempo e dalla modernità ed è una dimostrazione dell’incapacità di accettare le sfide della sostenibilità.Il nucleare non è sostenibile , non è economico ed ha delle forti controindicazioni per l’uomo e l’ambiente ed il modo in cui viene affrontato sembra non considerare il vuoto amministrativo e tecnologico che si è creato abbandonandolo con il referendum del ’86. Quello fu un errore , se non l’avessimo fatto, oggi verrebbero studiate strategie d’uscita piuttosto che strategia di rilancio. LatinaSostenibile forte delle convinzioni che il nucleare è anacronistico non si tira indietro al confronto e la nostra presenza in un convegno organizzato da un partito che è possibilista al ritorno di questo tipo di produzione energetica, ne è la dimostrazione.Il dibattito va affrontato portandolo avanti, come và portata avanti la ricerca , senza demagogia e finte verità, senza paventare scenari apocalittici tipo Chernobyl ma neanche senza giustificare, nascondendo, le criticità di una tecnologia controversa ed ancora non risolte.Quella della sostenibilità è la sfida che latina sostenibile vuol proporre come impegno morale del XXI secolo, che è anche un opportunità di sviluppo economico, crescita e creazione di benessere, dove una società civile consapevole, abbia la capacità di stimolare una Politica nell’ assumere la responsabilità di indirizzo con una visione che vada oltre le singole scadenze elettorali.
Patarini Maurizio Presidente LatinaSostenibile
Roma, 2 febbraio 2010.
Dal sito di Greenpeace:
http://www.greenpeace.org/italy/news/areva-niger
Il link qui sotto contiene il rapporto originale di Greenpeace.
http://www.greenpeace.org/raw/content/international/press/reports/briefing-radio\
activity-in-ak.pdf
Le misure sono state fatte dal 2003 a novembre 2009.
AREVA dovrebbe costruire le centrali nucleari in Italia.
Quell’uranio inquina già alla fonte.
Ma inquina anche durante l’operatività della centrale (vedasi studio epidemiologico tedesco di cui abbiamo già dato il riferimento in questo blog) e lascia scorie il cui decadimento, fino all’inoffensività, coinvolgerà innumerevoli future generazioni umane.
Saluti
Ing. Raffaele Capone
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
———————————–
05 Gennaio 2010
Nel villaggio di Akokan, in Niger, Greenpeace ha rilevato livelli di
contaminazione da uranio fino a cinquecento volte oltre il livello di fondo.
Roma, Italia — A novembre una nostra spedizione aveva rilevato alti livelli di
radioattività nel villaggio di Akokan nel Niger. Oggi la compagnia nucleare
francese AREVA – che dovrebbe avviare la “rinascita nucleare” in Italia -
ammette le sue colpe. Il villaggio, infatti, sorge presso due miniere di Uranio
gestite da affiliate di AREVA.
Già dal 2003 erano emersi indizi di contaminazione ad Akokan e nel 2007 si sono riscontrati livelli di radioattività fino a cento volte oltre il livello di
fondo. Nel 2008 AREVA aveva affermato di aver bonificato la zona, sotto il
controllo delle autorità locali.
Lo scorso novembre 2009 la nostra spedizione – con la collaborazione del
laboratorio francese CRIIRAD e della rete di associazioni locali ROTAB – ha
visitato sia le miniere sia i villaggi vicini. Risultato: livelli di
contaminazione fino a cinquecento volte oltre il livello di fondo, anche negli
stessi punti che AREVA sosteneva di aver bonificato.
Non possiamo fidarci di AREVA, né nel Niger né in Italia: quali garanzie possono dare con questo approccio fantasioso alla sicurezza nucleare?
La contaminazione per le strade di Akokan, e presumibilmente in altre zone del
circondario, è causata dalla folle idea di AREVA di “riciclare” gli scarti delle
miniere di uranio per la costruzione delle strade: un modo comodo e poco costoso per smaltire scorie radioattive. Ai livelli di radioattività da noi rilevati
basta stare fermi un’ora al giorno in queste strade per assorbire il massimo
della dose annua ammessa dalla Commissione Internazionale per la Radioprotezione (International Commission on Radiological Protection, ICRP).
Adesso AREVA ha ricominciato a pulire i siti che abbiamo segnalato ma ovviamente l’affidabilità dei padroni del nucleare francese è ai minimi storici: quelle strade erano state già bonificate due anni fa, e con tanto di conferma del Niger Department of Mines (Ministero delle Miniere del Niger).
Solo una valutazione estesa, trasparente e indipendente dello stato
dell’ambiente della zona colpita potrà mettere al sicuro le popolazioni del
Niger dalla radioattività. E solo la chiusura del capitolo ‘nucleare’ potrà
metterci tutti al sicuro dalla follia di chi continua a fare soldi sulla nostra
pelle.
Roma, 21 febbraio 2010.
Ma perchè non risponde la Polverini su queste grandi problematiche dell’energia nucleare ?
Che sono:
- inquinamento alla fonte;
- inquinamento dei siti nucleari e dei siti di riprocessamento del combustibile nucleare esausto;
- malattie tumorali intorno ai siti nucleari;
- incapacità di smaltire le scorie nucleari;
- costi esplosivi degli impianti;
- insicurezza intrinseca;
- tecnologia obsoleta;
- …….
Cosa c’entri la giustificazione della candidata Polverini che l’energia nucleare non serva alla regione Lazio non riusciamo a capirlo.
Attendiamo fiduciosi una risposta.
Saluti
Ing. Raffaele Capone
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
Caro Gianci , grazie del tuo intervento; ti rinnovo la mia stima. E’ forse inutile ripetere concetti già chiaramente espressi ma comunque ribadisco:
1- Nessuno nega l’utilità fondamentale dell’energia da fonte rinnovabile la cui diffusione sarà sicuramente incrementata . Le previsioni al 2050 parlano in un terzo di “rinnovabili” , un terzo di nucleare ed un rimanente terzo da fossili vari; ugualmente incontestabile è la necessità di risparmiare energia ma ciò purtroppo non impedirà alla domanda globale di crescere vertiginosamente; come sappiamo ci sono in Asia e altrove miliardi di persone che aspirano ad un tenore di vita simile a quello occidentale; il che comporterà un consumo di energia forse dieci volte maggiore ;
2- L’Italia non può rinunciare alla parte nucleare (a cui come sappiamo NESSUN paese industriale ed avanzato ha rinunciato o pensa di rinunciare) per fondamentali ragioni di costo . Siamo un grande paese esportatore, il secondo in Europa, il quarto o il quinto nel mondo; se l’energia che usiamo costa di più che agli altri non saremo più competitvi o ciò evitabilmente comporterà gravissimo declino: meno posti di lavoro , paghe più basse. Perchè sul fatto che l’energia dalle rinnovabili costa di più di quella dal nucleare non si può seriamente discutere. Tutti sanno quanti incentivi fiscali sono necessari per rendere i pannelli solari appetibili. Ed ancora: l’energia in Francia, per l’80% di fonte nucleare, costa circa la metà che in Italia, unico paese industriale europeo totalmente denuclearizzato.
3. Agli anti- nuclearisti più entusiasti ed esuberanti è necessario comunque raccomandare di guardarsi dalle strumentalizzazioni: la campagna antinucleare in Italia è stata negli anni sessanta ampiamente favorita e finanziata dai petrolieri; ci sono prove; anche oggi l’Italia rimane uno dei primissimi paesi importatori di petrolio; perdere o vedere ridurre il nostro mercato non sarà accolto con piacere da molta gente .
Con ciò si esaurisce il mio contributo. Auguri a tutti.
Roma, 23 febbraio 2010.
Ecco l’intervista al prof. Vincenzo Balzani tratta dal sito del WWF Italia
http://www.wwf.it/client/render.aspx?content=0&root=4457
Saluti
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
——————–
Nucleare, un’illusione che ci costerà cara
Intervista con il prof. Vincenzo Balzani, Professore di Chimica dell’Università
di Bologna e membro del Comitato Scientifico WWF.
“L’energia nucleare è in declino in tutto il mondo. I nostri governanti
dovrebbero chiedersi perché, e se lo chiedessero agli scienziati imparerebbero
che i motivi sono molteplici e talmente seri da sconsigliare assolutamente il
ritorno dell’Italia al nucleare, proprio quando molte nazioni cercano di
uscirne”.
Vincenzo Balzani è Professore di Chimica dell’Università di Bologna e membro del Comitato Scientifico WWF.
Prof. Balzani, lei con il suo “Energia per l’astronave Terra” (con Nicola
Armaroli, Zanichelli) ha affrontato quelli che lei chiama “miti da sfatare”.
Qual’è secondo lei il principale punto debole per il ritorno del nucleare in
Italia?
In realtà i punti deboli sono molti e sono collegati, a “miti” che vengono
propagati senza che se ne faccia mai un esame critico e consapevole.
Il punto più debole è il mito che l’energia nucleare sia in forte sviluppo in
tutto il mondo. Ma non è affatto vero.
Attualmente sono attivi 436 centrali nucleari, 5 in meno del 2003. Il parco
impianti è molto datato e nei prossimi dieci anni le centrali che entreranno in
funzione sono in numero molto minore di quelle che dovranno essere spente per
ragioni di età. La quota nucleare di potenza elettrica installata in Europa è
scesa dal 24% nel 1995 al 16% nel 2008. Nel 2000 la Germania, terza potenza
economica mondiale, ha deciso di chiudere progressivamente le sue 19 centrali
senza costruirne di nuove. Negli Stati Uniti non è affatto in vista un rilancio
del nucleare. Nel suo discorso di insediamento il presidente Obama ha detto:
“otterremo dal sole, dal vento e dalla Terra l’energia per far funzionare le
nostre industrie e le nostre automobili”. La stessa Cina prevede di installare,
entro il 2030, più potenza eolica che nucleare.
Con l’energia nucleare possiamo conseguire gli obiettivi di riduzione delle
emissioni di gas serra richiesti per il 2020 ?
Non è ragionevole risolvere un problema con un soluzione che apre altri e più
gravi problemi. L’obiettivo della riduzione dei gas serra si può e si deve
raggiungere, senza creare altri danni, con risparmio, efficienza energetica e
progressivo sviluppo delle energie rinnovabili. Ad esempio, seguendo le
indicazioni dettagliate esposte nel documento “Cambiamenti climatici, ambiente
ed energia” presentato dal WWF nel marzo scorso.
Il nucleare è economicamente conveniente?
Si pensa che lo sia perché il problema non viene approfondito e non vengono
considerati tutti i suoi aspetti.
La storia dell’energia nucleare dimostra che i costi iniziali delle centrali
nucleari sono sempre stati molto sottostimati..
Nel giro di un anno il costo previsto per due reattori che Progress Energy
vorrebbe costruire in Florida è triplicato, e la compagnia stessa avverte che
non sarà il costo definivo. Per la centrale EPR costruita in Finlandia dalla
francese Areva, la stessa che dovrebbe costruite le centrali in Italia, la stima
iniziale è salita del 50% in seguito ai ritardi nell’avanzamento dei lavori e
poiché sarà terminata non prima del 2012, anziché, come previsto, nel maggio
2009, è probabile che il costo aumenti ulteriormente. Per ciascuna delle 4
centrali EPR che la Areva dovrebbe costruire in Italia, si è partiti nel giugno
2008 con una stima fornita dall’ENEL di 3-3,5 miliardi di €, rivista a 4
miliardi nell’ottobre 2008 e ad “almeno” 4,5 miliardi nel luglio 2009. Ma il
paggio è che la dismissione di un impianto nucleare, a causa dell’alta
radioattività dei materiali da rimuovere, è un’operazione che richiede molto
più tempo e molto più denaro rispetto ai tempi e ai costi delle fasi di
costruzione e di operatività.
Qual è oggi il principale problema ambientale legato alla produzione di energia
nucleare?
E’ quello riguardante la sistemazione delle scorie, che contengono diversi
elementi radioattivi, come il plutonio-239, pericolosi per centinaia di
migliaia di anni.
Finora non si è trovato, e forse mai si troverà, un modo per collocare in
sicurezza le scorie altamente radioattive.
L’unico deposito permanente che era in costruzione, quello di Yucca Mountain nel Nevada, è stato abbandonato dopo aver speso invano circa 10 miliardi di dollari. Nessuno, infatti, è stato in grado di garantire che le scorie, una volta messe in questo deposito, sarebbero state al sicuro per tempi così lunghi. Nel
frattempo, le scorie si accumulano in siti superficiali vicino alla centrali.
L’atomo sarebbe un passo verso l’indipendenza energetica del nostro Paese… ?
Altro mito che va sfatato. Le quattro centrali previste nel piano del Governo
produrranno solo il 14% dei consumi elettrici, corrispondenti ad un modesto 3,2% dei consumi finali di energia. Ridurre il consumo di energia elettrica del 14% è alla portata di qualsiasi piano di risparmio ed efficienza energetica, a costi infinitamente inferiori e senza i danni che porterà l’energia nucleare. A parte questo, bisogna ricordare che le centrali nucleari usano come combustibile l’uranio, una risorsa che non è presente in Italia e neppure negli altri paesi europei.
Una risorsa limitata come il petrolio che in caso di forte sviluppo del nucleare
sarebbe disponibile per un periodo di tempo persino più breve della vita media
di una centrale che entri in funzione, come previsto per l’Italia, fra 10 anni.
(Lucio Biancatelli)
A Gian Galeazzo Tesei:
ecco le ultime stime ufficiali del costo del KWatth (in centesimi di dollaro USA) effettuate ogni anno dal DOE (Department of Energy) statunitense per i nuovi impianti da mettere in linea al 2020:
- nucleare : 10,2;
- eolico: 9,9;
- carbone: 9,8;
- gas: 8,2.
Inoltre, il DOE stima che il costo industriale dell’elettrica nucleare è dovuto per circa l’80% al costo della centrale (senza i costi degli interessi bancari), calcolato in 3,318 miliardi di dollari per 1.000 MWatt, cioè 3.318 dollari per KWatt.
Aggiungiamo che la valutazione del costo del kW viene ben superata dalle proposte attuali, come quelle per due nuove centrali nucleari da costruirsi a Darlington, in Canada, pari a 3 volte il valore atteso, tanto che il ministro dell’energia canadese, George Smitherman, ha sospeso la gara.
Le proposte erano le seguenti:
- AECL (Atomic Energy of Canada Limited) per due unità Candu da 1.200 MW ciascuna: 26 miliardi di dollari, 10.800 dollari a KW.
- Areva (F) per 2 reattori EPR da 1600 MW ciascuno: 23,6 miliardi di dollari, 7.375 dollari al KW (ma senza accettare di assumersi i rischi di eventuali ritardi).
L’autorità canadese aveva un riferimento di 2900 dollari/KW.
Ne deriva che le offerte erano rispettivamente 3.72 e 2.54 volte tale riferimento, e rispettivamente 2.22 e 3.25 volte il riferimento del DOE USA.
La proposta di Areva corrisponde, al cambio dollaro/euro di oggi, 23/2/2010(1,36), a 4.634 euro a KW, cioè 2.89 volte il costo del contratto in corso con la Finlandia (Olkjluoto 3).
Saluti
Ing. Raffaele Capone
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
e quando il governo la obbligherà a costruire delle centrali nucleari tramite decreto legge, come risponderà? a noi non serve? mi spiace per lei che sembra intelligente e in gamba ma il pdl si sta facendo una serie di autogol, tra cui questo,e mi costringe a togliergli il voto…
Signora Polverini, ne sarei veramente felice, ma a me sembra uno slogan elettorale fine a se stesso.
Lei riuscirà al dunque a tener testa al padre padrone Berlusconi?
Io, come tanti,mi ritengo un orfano di AN, e francamente non mi sento neanche lonatanamente figlio di quello che è oggi il Pdl.
Se lei ci dirà, prima delle elezioni, a chiare lettere che su determinati argomenti, come il nucleare per l’appunto, non ci sarà Berlusconi che tenga, probabilmente avrà il mio voto!
Saluti
Dati sui costi delle varie fonti di energia sono disponibili in rete su Wikipedia, una fonte seria e accessibile a tutti. Andare con Google su Fonti di Energia e cliccare su Costi delle fonti energetiche. Anticipo in breve stralcio:
Costo per Kilowattore: petrolio 8- 11 ; nucleare convenzionale 4-5 ;
fotovoltaico 36-45.
Per chi volesse approfondire consiglio una fonte autorevole italiana, disponibile in rete: Romanelli – LoMonaco – Cerullo – Università di Pisa : I veri costi dell’energia nucleare.
Per ultimo ripropongo a tutti (ovviamente me compreso) il famoso ammonimento di Giuseppe Prezzolini: Italiani ….. siate seri!
Roma, 25 febbraio 2009.
GGT ha replicato con riferimenti e stralci tratti da Internet alle valutazioni e alle stime del Dipartimento dell’Energia degli USA. Gli proponiamo un’altra autorevole fonte di cui all’articolo tratto da:
http://www.qualenergia.it/view.php?id=1299&contenuto=Articolo
che riportiamo sotto.
Saluti
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
——————————————————————
L’esperienza francese e il nucleare in Italia
Pochi e significativi dati ridimensionano il mito del nucleare che tutto
risolve. Bernard Laponche a Roma in occasione del Congresso dell’Industria
Solare ha ricordato con qualche cifra perché il nucleare è una soluzione
pericolosa, costosa e anche da ostacolo allo sviluppo di alternative
sostenibili.
Anche di fronte a temi complessi come il nucleare, basterebbero pochi e semplici dati per far capire che questa scelta non ha i poteri taumaturgici che gli si vogliono attribuire, almeno secondo i suoi sostenitori.
Una notevole capacità di sintesi a forte impatto comunicativo su questi temi è
da riconoscere a Bernard Laponche, fisico ed economista dell’energia che per
molti anni è stato consulente energetico del governo francese. Uno che di
nucleare ne ha masticato molto e che affronta da sempre la questione con
notevole pragmatismo.
Laponche, da tempo lucido e autorevole oppositore del nucleare, a Roma, in
occasione del Congresso dell’Industria Solare (11-12 febbraio), in una sessione
dedicata proprio al ritorno dell’atomo nel nostro paese, ha potuto snocciolare
numeri molto significativi, che anche noi spesso indichiamo su questo portale
web, ma che sistematicamente sono nascosti da fonti governative e dalle
industrie energetiche coinvolte in questo business.
Prima aspetto è il giusto peso del nucleare nel panorama energetico mondiale:
nel 2008 era pari al 17% dei consumi elettrici finali, ma la produzione
elettrica dell’atomo ha solo una quota del 13% sul totale, inferiore a quelle da
fonti rinnovabili (19%). Ma ancora più significativo è che il contributo del
nucleare sui consumi finali di energia è pari solo al 2%.
Laponche ha voluto così ridimensionare l’importanza della fonte nucleare: visto
che un reattore nucleare è essenzialmente una centrale termica, essa produce
soprattutto calore e solo una parte di questo è trasformata in elettricità. Ma
le statistiche sul nucleare sono gonfiate perché invece di contabilizzare
l’elettricità si calcola il calore prodotto che è 3 volte maggiore.
E’ quindi l’analista francese approffitta per dare il giusto ruolo anche al
nucleare francese: rappresenta circa il 67% sul consumo di elettricità, ma
l’elettricità rappresenta solo il 21% del consumo finale di energia. In sintesi
il nucleare contribuisce per il 14% dei consumi finali di energia, il resto è
fatto di petrolio, gas, carbone e fonti rinnovabili.
A rafforzare questo dato è il tasso di dipendenza dal petrolio dei vari paesi.
La presunta indipendenza dall’oro nero della più grande potenza nucleare civile,
cioè la Francia, si rivela falsa quando si scopre che i transalpini hanno una
quota di petrolio che è del 49% sui consumi finali di energia, mentre l’Italia,
che non ha reattori, ne dipende per il 46%.
In Francia in media ogni cittadino consuma in un anno 1,47 tep di petrolio
contro 1,36 tep di un italiano. La mancanza di un legame tra presenza dell’atomo e indipendenza dal petrolio è testimoniata anche dalle percentuali per la Germania (43%) e il Regno Unito (48%).
Sempre in termini di sicurezza energetica, ha spiegato Laponche, un contributo
del nucleare sul totale della produzione di energia elettrica del 25%, come è
stabilito nel progetto del governo italiano, significherebbe un 18% di copertura
dei consumi finali elettrici e solo un 4,5% di contributo sui consumi finali
totali.
Laponche non scorda inoltre di dire che, a proposito di sicurezza e indipendenza energetica, il combustibile per le centrali, cioè l’uranio, è un minerale limitato in natura e importato quasi al 100% da tutti i paesi che hanno reattori sul proprio territorio.
Anche per quanto concerne il ruolo del nucleare nella riduzione delle emissioni
di gas serra si scopre che in Francia le emissioni di CO2e procapite sono pari a
9,1 tonnellate, appena il 9% in meno di un italiano (9,9 tCO2e). Per l’analista
francese, il programma italiano sul nucleare, se portato a termine (sicuramente
non prima di 12-15 anni), potrebbe dare un taglio alle emissioni non superiore
al 5%.
Sui costi, Laponche è stato netto: non esiste un prezzo di mercato del nucleare. Si è visto con il caso Olkiluoto in Finlandia: per il reatore da 1.600 MWe si è partiti con un costo stimato di 3,5 miliardi di euro, poi, a metà del 2008, quando i costi per i ritardi hanno iniziato ad accumularsi, si è arrivati a 5
miliardi di euro. Ma si finirà sugli 8 miliardi di euro, prevede Laponche.
Secondo la tedesca E.ON, ad esempio, il costo di un simile reattore potrebbe
aggirarsi tra i 5 e i 6 miliardi di euro. Ma in queste calcoli non sono mai
inclusi i costi di smantellamento delle centrali, il trattamento e lo stoccaggio
delle scorie radioattive. Incertezze notevoli ci sono anche sui costi futuri
dell’uranio.
Bernard Laponche ha concluso che il nucleare è una scelta pericolosa, costosa e che impedisce lo sviluppo di alternative che oggi devono essere prioritarie,
come i programmi per l’efficienza energetica, il trasporto alternativo (treno,
trasporti collettivi, bicicletta, ecc.) e le fonti rinnovabili, strategie che
avrebbero pure un notevole impatto economico e occupazionale a livello locale e
regionale. Sul nucleare in Italia il fisico francese taglia corto: non si può
fare, anche perché non esistono siti adatti.
LB
22 febbraio 2010
Roma, 26 febbraio 2010.
Ecco il link di un articolo di Qualenergia redatto dal direttore scientifico
Gianni Silvestrini, nel quale si evidenziano i costi abnormi del nucleare,
nonostante le sottovalutazioni irresponsabili di ENEL e del governo italiano.
http://www.qualenergia.it/view.php?id=68&contenuto=Editoriale
Utilizzando anche altri dati già forniti da Qualenergia deriviamo (leggere con molta attenzione):
1) Caso Turchia:
I russi hanno perso una gara per aver proposto il nucleare a 21,16 centesimi di
Euro a Kwattora, contro un prezzo medio di vendita dell’energia di 7,9 centesimi
a KWattora.
Rapporto costo futura energia nucleare/costo attuale energia: 2,68 volte.
2) Caso Canada:
AREVA (Francia), da cui il governo italiano dovrebbe comprare i primi 4 reattori EPR da installare in Italia, venderebbe al Canada 2 reattori da 1,6 GWatt a 23,6 miliardi di dollari, corrispondenti a 7375 dollari/KWatt, cioè 5013 euro/KWatt, senza includere l’aumento dei costi nel tempo necessario alla costruzione.
L’Autorità nucleare canadese aveva un riferimento di 2900 dollari/KWatt.
Rapporto costo Areva/Riferimento Autorità canadese: 2,543 volte.
Da un precedente articolo di http://www.qualenergia.it, ricordiamo che:
ECL (Atomic Energy of Canada Limited) ha valutato, per due unità Candu da 1,2 GWatt ciascuna: 26 miliardi di dollari, corrispondenti a 10833 dollari/KWatt.
Rapporto costo ECL/Riferimento autorità canadese: 3,736 volte.
3) Caso Italia:
Enel propone, con la tecnologia AREVA-EPR, 2600 Euro/KWatt installato.
Rapporto Canada/Italia, a parità di tecnologia EPR: 1,928 volte.
L’attuale costo dell’EPR da 1,6 GWatt di AREVA in Finlandia (OLkjluoto) è di 5,3 miliardi di Euro (il contratto firmato prevedeva 3,2 miliardi di Euro, cioè 2000
Euro/KWatt). Ciò corrisponde a 3313 Euro/Kwatt.
Ne deriva che:
A) l’offerta di AREVA per il Canada è 1,513 volte (5013/3313) il costo attuale di
AREVA in Finlandia. Quest’ultimo è cresciuto di 1,656 volte (5,3/3,2) rispetto
alla firma del contratto. L’offerta di AREVA per il Canada è ben 2,506 volte
(5013/2000) il costo iniziale di AREVA in Finlandia.
B) l’offerta di AREVA in Canada è 1,928 volte (5013/2600) l’offerta di ENEL
(AREVA) per l’Italia. Il costo attuale di AREVA in Finlandia è 1,274 volte
(3313/2600) l’offerta di ENEL (AREVA) per l’Italia.
Da quanto precede appare chiaro che ENEL sottostima del 48,1 % (2600/5013) la pretesa di AREVA in un altro Paese (Canada), che il costo attuale consuntivato di AREVA in un altro Paese (Finlandia) è già del 27,4 % più elevato della stima ENEL (3313/2600).
In definitiva, AREVA già chiede 2,5 volte (5013/2000) il valore dell’unico
contratto firmato all’estero, cioè il 150% in più.
Mentre ENEL considera un costo soltanto del 30 % più elevato del valore di quel
contratto (2600/2000).
Ne deriva un fattore 5 fra le differenze (3013/600) !!!
QUALCOSA NON TORNA NEI CONTI DI ENEL E DEL GOVERNO ITALIANO.
Saluti
ing. Raffaele Capone
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
Gent.ma sig.ra Polverini, sono sempre la delegata di MAREVIVO che martedì 24 febbraio presso la sede della nostra associazione le ha fatto una domanda sul nucleare alla quale lei non ha avuto il tempo di rispondere. Le ho riformulato la domanda sul suo blog e sono stata rimandata in questo spazio dove non trovo esauriente la sua frase e torno a chiederle:
Lei sa che Montalto di Castro è in pole position tra i candidati per impiantare la prima centrale nucleare in Italia, IN CHE MODO RIUSCIRA’ AD OPPORSI ALLE DECISIONI DI UN GOVERNO CHE E’ POI IL PARTITO CHE L’HA CANDIDATA??
Penso conosca bene i decreti approvati dal governo nel merito e che non lasciano autonomia decisionale alle Regioni, contro ogni progetto di federalismo. E lei ci potrebbe sottoscrivere che agirà in modo forte e coerente e, se necessario, si opporrà anche in sede legale (ricorsi al TAR e quant’altro a seguire) per non far mai costruire una centrale nel Lazio?
E poi le chiedo: QUAL’E’ LA SUA OPINIONE PERSONALE SUL NUCLEARE IN GENERALE E SUL RITORNO AL NUCLEARE IN ITALIA? Se ha avuto il tempo di informarsi e aggiornarsi in modo approfondito.
Per inciso non esiste il “CARBONE PULITO” come non esiste il “NUCLEARE PULITO”.
Sone balle inventate da chi ha interessi a costruire le centrali in questione. Potranno esistere centrali un po’ meno inquinanti ma solo finchè funzionano bene!!
Vi riporto un articolo molto interessante che ho letto qualche giorno fa e che potrebbe fare chiarezza su alcune problematiche:
Italia nucleare: un ritorno al passato senza previsioni di futuro
Il Governo approva il decreto per il ritorno della produzione energetica dall’atomo. Una scelta, pero’, che a livello ambientale ed economico viene contraddetta dai numeri
Roma – Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che fissa le tappe per il ritorno del nucleare in Italia, i cui lavori di costruzione delle centrali cominceranno nel 2013 per cominciare a produrre energia nel 2020.
Il provvedimento comprende i criteri per la localizzazione dei siti, la realizzazione e la messa in esercizio degli stessi e la fabbricazione del combustibile nucleare; stando alle dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, tutti i passaggi saranno caratterizzati dalla trasparenza e dal rispetto assoluto della sicurezza delle persone e dell’ambiente. Verrebbe da rispondere di getto: e ci mancherebbe altro se non fosse così! Ma visti i tempi, l’autorità politica deve sottolineare ed enfatizzare come straordinario quello che dovrebbe essere ovvio.
Meno ovvio, e alquanto curioso, il sostegno del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, la quale ribadisce «la scelta del Governo di operare sul nucleare puntando sulla massima sicurezza e sulle più attente tutele dell’ambiente». La curiosità della posizione è presto spiegata: non esistono ancora progetti sullo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, forse la prima preoccupazione che dovrebbe avere la massima autorità in tema d’ambiente. Molto probabilmente il tutto sarà deciso nel 2013 con un decreto d’urgenza e sarà gestito da Bertolaso, forse in qualità di ministro “a qualcosa”.
Per non essere da meno di Scajola, comunque, la Prestigiacomo ha espresso «soddisfazione per la decisione di confermare la previsione di sottoporre gli impianti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)». Sarebbe un obbligo europeo, ma raccontare che è una decisione dà valore a un qualcosa che altrimenti non ne avrebbe.
Perché proprio di valore, economico e ambientale, si dovrebbe parlare quando si discute di nucleare, lasciando da parte qualsiasi ideologia. Anche perché l’unica posizione ideologica sul nucleare ultimamente sembra sia quella dell’Iran (Italia esclusa, ndr).
A parte il discorso dei rifiuti radioattivi che sono pericolosi non solo per l’ambiente e la salute, ma anche per la sicurezza (un centro di stoccaggio ha il potenziale distruttivo di svariate bombe atomiche), basterebbe ragionare sul fatto che una centrale nucleare utilizza una risorsa finita come l’uranio per funzionare. Secondo la AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) le riserve di uranio sono di 4,7 milioni di tonnellate: al ritmo attuale di consumo, l’uranio delle odierne miniere andrà in esaurimento nel 2055. Ovviamente, un aumento dell’attuale domanda avvicinerebbe questa data.
Fatti due conti veloci, che un paio di ministri insieme dovrebbero essere in grado di fare, partendo nel 2020 avremmo energia nucleare per circa 30 anni, dopodiché ci vorranno altri 40-60 anni e circa 100 milioni di euro per smantellare le centrali non più funzionanti (questi sono i tempi e i costi medi per le centrali di terza generazione che verranno costruite in Italia, le stesse che anche la Francia sta dismettendo ora perché troppo vecchie) e poi altri 300 anni per aspettare che vi sia un abbattimento dei livelli di radiazione dei materiali a più bassa intensità.
Non solo il saldo ambientale e di sicurezza dei cittadini (nessuna compagnia di assicurazioni vuole assicurare una centrale, proprio perché considerate comunque troppo pericolose), ma pure quello economico potrebbero non essere positivi alla fine di questo percorso di sviluppo (chi ci vuole leggere dell’ironia lo faccia pure, ndr).
Ragionare sull’aspetto economico è quanto mai importante anche perché nella nuova bozza del Conto Energia il Governo sembra intenzionato a tagliare gli incentivi alle energie rinnovabili del 26% entro il 2012, proprio l’anno in cui scadrà il Protocollo di Kyoto. La scelta è giustificata dalle troppe agevolazioni attualmente in essere, che risulterebbero superiori agli altri Paesi UE, il rischio dei rincari in bolletta proprio a causa dell’incentivazione sulle fonti rinnovabili, circa 2 euro al mese sulle bollette dei cittadini (pazienza le rinnovabili fanno risparmiare sui consumi nel medio periodo e riducono l’impatto ambientale del consumo di energia).
A questo punto, bisognerà chiedere conto ai fautori del nucleare quanto ci costeranno le centrali in bolletta, visto che pagherà lo Stato, cioè Noi: un solo centesimo oltre i 2 euro non giustificherebbe la scelta.
In ogni caso, Stefania Prestigiacomo rassicura tutti, affermando che si procederà «con chiarezza nelle scelte di fondo, inserendo nel decreto legislativo tutti gli strumenti di protezione del territorio in grado di assicurare trasparenza e completa informazione dell’opinione e delle popolazioni interessate». Bisognerà capire che tipo di informazione sarà data, perché solo questi due dati potrebbero far sorgere dei dubbi e dei pareri contrari sulla costruzione di centrali nucleari vicino al proprio giardino. E bisognerà capire se una popolazione informata potrà decidere di opporsi alle centrali, perché vista la posizione assunta dal Governo negli ultimi giorni, che ha denunciato alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che escludono la possibilità di centrali sul loro territorio, perché ritenute lesive della competenza esclusiva attribuita allo Stato in materia di tutela ambientale e dell’ecosistema.
Proprio Scajola ha giustificato il ricorso alla Corte Costituzionale, sostenendo come «non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso (sic!) perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese».
Insomma, sembra che il cittadino sarà informato e obbligato a farsi nuclearizzare il territorio senza poter esprimere pareri, se non positivi.
Un concetto di democrazia dell’obbedienza molto pericoloso.
Roma, 26 febbraio 2010.
Porgiamo cortesemente alla candidata Renata Polverini le seguenti due domande:
1) se verrà eletta nella carica, sosterrà il ricorso attuale della Regione Lazio alla Corte Costituzionale contro la legge del Governo sul ritorno al nucleare in Italia ?
2) se verrà eletta nella carica, appoggerà o promuoverà una legge regionale per il divieto di installazione di centrali nucleari e di siti di stoccaggio e/o di riprocessamento di scorie nucleari e/o del sito nazionale geologico di conservazione perenne delle scorie nucleari nel territorio regionale ?
La ringraziamo anticipatamente per le risposte.
Saluti
p. Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
ing. Raffaele Capone
Una prospettiva solo regionale per l’autosifficienza energetica è miope. Né l’autosufficienza immediata può essere il solo criterio. Sono molto deluso.
Ciao Gian Galeazzo Wikipedia è bello ma le notizie non sempre sono lineari e vanno lette approfondendo gli spunti che danno. Proprio da quel sito ( http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare ) leggo i seguenti costi :Nucleare 8.4, Carbone 6.2, Gas 6.5. Dove è la convenienza ?
Prima di tutto devi trovare studi aggiornati ad oggi e non al 2006 come quelli che hai citato dell’Università di Pisa perchè il prezzo per la costruzione di eolico e solare è sceso di moltissimo dal 2006 ad oggi. Per esempio il fotovoltaico che due anni fa costava 9000 Euro Kw oggi tende a 4000 Euro a Kwh. Voglio anche precisare che mentre gli incentivi del fotovoltaico servono per far decollare il sistema, il nucleare ha costi ed incentivi eterni perchè anche conservare le scorie eternamente ha un costo elevato. Lo sapevi che nella tua bolletta ellettrica stai pagando il decomissioning del nucleare da oltre 20 anni ? Sulle ultime fatture non lo vedi perchè hanno eliminato il dettaglio ma prova a vedere su una bolletta enel di 2/3 anni fa e troverai la spesa del nucleare che ancora oggi stai pagando ( voce A1 ). Prova e quando avrai constatato, chiedi agli italiani in quanti lo sanno ! Aggiungo che l’uranio è una fonte esauribile come il petrolio, nei prossimi decenni. E poi che si fa ?
Le centrali nucleari sono vulnerabili soprattutto per il loro grande fabbisogno d’acqua. Il fatto di essere costruite in riva al mare, lungo i fiumi o comunque sempre a ridosso di un corpo idrico le espone a inondazioni e tempeste.
Casi di allagamento di centrali negli Usa, in Francia e in India sono già avvenuti. L’uragano Andrew del 1992 ha causato grossi danni alla centrale nucleare di Turkey Point sulla baia di Biscayne Bay, in Florida.
Dal punto di vista climatico il problema più grande per le centrali nucleari restano le ondate di calore che secondo le previsioni saranno sempre più ricorrenti in Europa nei prossimi decenni.
Oltre alla riduzione della portata dei fiumi che si verificherà in queste situazioni, il problema è che l’acqua per il raffreddamento entrerebbe già calda nell’impianto e ne uscirà ad una temperatura più elevata di quel che avviene normalmente, con la possibilità concreta che si danneggino gli ecosistemi dei corpi d’acqua in cui si sversa.
In Francia il limite legale di temperatura per le acque di raffreddamento in uscita è di 25°C, ma durante l’estate del 2003 lo si è dovuto innalzare temporaneamente a 30°C.
Proprio l’ondata di calore del 2003 ha mostrato cosa una semplice estate torrida possa fare alla produzione di elettricità dall’atomo: 17 reattori fermati e un danno di circa 300 milioni di euro.
E il problema del caldo l’atomo francese lo ha rivissuto anche la scorsa stagione, quando si è fermato quasi un terzo del parco nucleare d’oltralpe e il paese è stato costretto a importare grossi quantitativi di elettricità.
Francamente non comprendo questa posizione, gli Stati Uniti, che su queste cose sono molto pragmatici e poco ideologici, dopo trenta anni e con un presidente ambientalista come Obama, hanno deciso di ricominciare a costruire centrali nucleari; la Germania ha deciso di rivedere la sua decisione di uscita dal nucleare tenendosi strette le 17 centrali funzionanti.
La Francia ci vende la sua energia elettrica prodotta col nucleare. Ora, così a occhio, c’è evidentemente qualcosa che non quadra. Siamo sicuri che il nucleare non serva?Francamente non mi pare che le presunte energie alternative come il fotovoltaico e l’eolico abbiano tutta questa convenienza economica e/o ambientale. Costano tanto soprattutto per quanto producono. Ricordatevi che per esempio i pannelli solari sono fatti di silicio, ossia sabbia, sabbia che deve essere trattata da un processo industriale che consuma, ovviamente, energia e dove la prenderemo la sabbia che serve per produrre tutti i pannelli solari che servono?Dai fiumi? Dalle nostre coste? Sbancheremo i fondali marini? Andremo sulla Luna? E l’eolico? Abbiamo i venti Oceanici? piazzeremo 115 torri eoliche alte 100 metri (parco eolico ENEL) davanti alla Costiera Amalfitana? o davanti a Taormina o davanti ad un tratto qualsiasi della costa italiana, magari a Santa Teresa di Gallura o in Sicilia? E soprattutto tutto ciò darà l’energia che serve all’Italia?Ecco da un presidente di regione di centrodestra mi aspetterei una posizione più coraggiosa, meno ideologica e più costruttiva del tipo se servono e dovremo farle le faremo per il Lazio e per l’Italia.
Noi non siamo chiacchere e distintivo (almeno lo speravo)
Candidarsi alla guida di due importanti regioni come Lazio e Veneto, nello schieramento di centro destra che a livello nazionale ha reintrodotto il nucleare, dovrebbe significare farsi carico della sua realizzazione, anzichè consigliare di fare le centrali nelle altre regioni.
Non leggo neanche un numero.
Dove sono i dati?
Roma, 7 marzo 2010.
Invitiamo Stefano, affinchè possa rivedere le sue affermazioni, a seguire la trasmissione “SoleVentoAlberi” di Roberto Jacona, in “Presa diretta” di oggi 7 marzo 2010, Raitre.
Potrà anche vederla successivamente dal sito.
Per quanto riguarda gli esempi citati da Stefano, possiamo dire che gli 8.3 miliardi di dollari di B. Obama non serviranno a finanziare direttamente la costruzione di 2 (due) centrali nucleari di oggi, ma ad incentivare i produttori di energia a trovare i fondi per progettare e costruire 2 centrali di IV generazione che, forse, inizieranno ad essere disponibili fra 20 o 30 anni. Se i produttori non saranno in grado di pagare i fornitori, i debiti saranno coperti con quegli 8.3 milairdi che fanno parte dei 18 miliarid di dollari già stanziati da Bush nel 2005.
Per quanto riguarda la Germania, alcune delle 17 centrali nucleari operative (erano 19, ma due sono state già chiuse), almeno due sono ferme per manutenzione. Il governo ha confermato di non costruirne più e vorrebbe prolungare la vita di quelle esistenti.
Per quanto riguarda la Francia, esiste una sola centrale in costruzione, a Flamanville, che, insieme alla gemelle in costruzione in Finlandia (Olkjluoto 3), sta producendo un disastro finanziario, è gravata da un gigantesco ritardo, da milgiaia di non conformità costruttive (fra cui sul cemento armato e sulle saldature) ed è accusata da tre enti nazionali per la sicurezza nucleare (britannico, francese e finlandese) di scarsa sicurezza: il sistema di sicurezza non è indipendente dal sistema di controllo.
Il punto è che le centrali che il governo italiano vorrebbe costruire sono proprio come quelle di Flamanville e di Olkjluoto-3, cioè di tipo EPR (tecnologia di proprietà di AREVA, Francia).
Il resto dei paesi europei occidentali rimane nella propria scelta di non costruire centrali nucleari o di uscire dal nucleare, come la Spagna.
Saluti
Ing. Raffaele Capone
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
Mi sa che quelle da rivedere siano le vostre di affermazione:
1- USA: Mi pare che la decisione sia chiarissima dopo trent’anni si è deciso di ricostruire centrali nucleari, sono stati stanziati 18 mld di $ che saranno suddivisi tra le 4 compagnie che si divideranno i soldi. i primi 8 mld sono andati alla Southern Company che costruirà le prime due centrali termonucleari che dovranno essere pronte entro il 2016- 2017(praticamente domani), e penso proprio con la tecnologia odierna. D’altronde il discorso di Obama, sull’urgenza di ricominciare a costruire centrali, è stato di una rara chiarezza. Teniamo poi conto che oggi negli Usa sono attivi 104 reattori sparsi in 31 stati che producono circa il 20% dell’energia elettrica utilizzata dal paese. Per cui……
2- Germania. Anche in questo caso la Merkel è stata chiara ha bloccato la chiusura di tutte le centrali nucleari tedesche (17) e ne ha prolungato l’utilizzo per 25 anni. Come mai? Perchè la Germania è il primo consumatore e produttore di elettricità in Europa con circa 640 miliardi di chilowattora all’anno: il 23%, 148 miliardi, provenienti dai suoi 17 reattori nucleari. Per dare un ordine di grandezza, l’Italia produce circa 320 miliardi di chilowattora all’anno, zero da nucleare.Se Berlino decidesse veramente di abbandonare il nucleare, occorrerebbe trovare come produrre i quasi 150 miliardi di chilowattora dei reattori. I tedeschi sono giunti alla conclusione che le energie rinnovabili, che producono i Germania 60mld di chilowattora, si sono, udite udite, esaurite.
Per ragioni fisiche, avendo sfruttato gran parte degli spazi su terra, un po’ per ragioni di ripensamento su queste fonti, il cui costo pesa sulle bollette e il cui impatto ambientale, almeno visivo, è sempre importante. In ogni caso, anche se avrà successo l’espansione dell’eolico su mare, è impossibile pensare di sostituire con le rinnovabili l’elettricità da nucleare. Insomma, più di così i tedeschi ritengono di non poter ottenere.E se lo dicono loro……
3-Francia:Beh i Francesi ottengono il 78% dell’energia elettrica, hanno 19 centrali e sono i primi a costruire, insieme all’Enel una centrale di 3a generazione. Il progetto e il cantiere vanno avanti e segnalo che Flamanville è solo il primo progetto previsto nel piano di rinnovo dell’intera rete francese. In pratica vogliono nuove centrali pronte per non avere buchi di erogazione quando quelle vecchie saranno dismesse con i reattori di nuova generazione generazione.
4-Europa: segnalo altri paesi europei con centrali nucleari: Svizzera; Slovenia Belgio Bulgaria Finlandia Gran Bretagna Lituania Olanda Rep. Ceca Romania Russia Slovacchia Svezia Ucraina Ungheria. la Spagna? beh forse sono loro che devono cominciarsi a porre qualche domanda.
Cordiali saluti
Stefano
Invitiamo Stefano, che non vuol sentire ragioni ed afferma cose non vere, rispondiamo con quanto riportato nella suddetta trasmissione di domenica scorsa.
Per quanto riguarda poi la sicurezza del sistema EPR, lo invitiamo a leggere attentamente il rapporto tecnico di EDF (Electricité de France) scoperto da “Sortir du nucléaire”.
Una breve sintesi è allegata in fondo a questo ns. messaggio.
Si sapeva già che il sistema EPR è intrinsecamente meno sicuro dei reattori di II generazione (Chernobil). Si ovvierà a ciò costruendo un doppio involucro (sarcofaco) di cemento armato, cercando così di surrogare la sicurezza intrinseca con una soluzione ingegneristica.
Nel 2006 era stato scoperto un altro rapporto segreto sull’analisi dell’impatto di un areo con la struttura in cemento armato dell’EPR. Quell’analisi era stata condotta utilizzando nel modello un aereo militare e non un aereo di linea, suscitando notevoli perplessità nell’ente francese per la sicurezza nucleare.
Alla fine del 2009 tre enti nazionali (di Francia, Gran Bretagna e Finlandia) hanno sollevato per scritto serie perplessità sui sistemi di sicurezza dell’EPR in quanto questi sistemi sono stati progettati e verranno realizzati non indipendenti dai sistemi di controllo del reattore.
La Siemens, responsabile dei sistemi, aveva già rescisso il contratto con Areva a causa degli enormi problemi esistenti ad Olkjluoto (Finalndia) e a Flamanville (Francia), consitenti negli enormi ritardi nella realizzazione, nelle migliaia di non conformità (cemento armato e saldature), nei costi che stanno crescendo paurosamente.
Laq presidente di AREVA, Anne Lauvergeon, alla fine dello scorso anno, aveva dichiarato che il costo dell’EPR di Olkjluoto potrà essere determinato solo a consuntivo.
Per ora basta così.
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
—————————-
da http://www.greenreport.it
8 marzo 2010 ] Energia | Rifiuti e bonifiche
Nucleare, l’Epr francese (e italiano) a rischio incidente Chernobyl?
LIVORNO. I discoli anti-nucleari francesi del Réseau “Sortir du nucléaire” potrebbero aver messo a segno un altro dei loro colpi micidiali mettendo le mani su alcuni documenti confidenziali, divulgati da una fonte anonima interna ad Edf. «Questo documento – scrive Sortir du nucléaire – dimostra che la progettazione dell’Epr implica un serio rischio di maggiori incidenti, rischio preso coscientemente da Edf per ragioni di calcolo economico. Potenzialmente soggetto ad un “emballement” le cui conseguenze sarebbero incontrollabili, l’Epr si dimostra quindi estremamente pericoloso».
Réseau “Sortir du nucléaire” ha costituito un gruppo di esperti per analizzare in modo approfondito il documento che sarebbe filtrato da Edf e intanto informa delle cose più rischiose che emergono da una prima lettura: «Alcuni modi di controllo del reattore Epr possono provocare l’esplosione del reattore a causa dell’espulsione dei cluster (che permettono di moderare, di sopprimere la reazione nucleare). Questi modi di controllo sono principalmente legati ad un obiettivo di redditività economica, che implica che la potenza del reattore possa essere adattata alla domanda di energia elettrica. Così, allo scopo di trovare una giustificazione ipotetica economica all’Epr, i suoi progettisti hanno fatto la scelta di correre il rischio concreto di un incidente nucleare. Inoltre, l’essenzialità delle argomentazioni a favore dell’Epr (potenza, rendimento, diminuzione dei rifiuti, sicurezza aumentata) risulta falsa. Edf ed Areva hanno tentato di modificare il controllo del reattore: questi sforzi non hanno dato esito positivo a blocchi o intoppi che eliminano questa classe di incidenti. L’autorità di sicurezza nucleare (Asn) sembra essere stata tenuta all’oscuro di queste questioni. Sembra dunque che la concezione del Epr aumenti il rischio di un incidente di tipo Cernobyl, che comporterebbe la distruzione del recinto di relegazione e la dispersione massiccia di radionucleidi nell’atmosfera».
Il rapporto è stato immediatamente rilanciato in Italia da Fabienne Melmi della Rete Nazionale antinucleare e sulle rivelazioni di “Sortir du nucleaire” interviene anche Greenpeace: «Le centrali Epr, le stesse che si progetta di costruire in Italia, potrebbero essere pericolose quanto quella tristemente famosa di Cernobyl, perché sottoposte al rischio di analoghi incidenti. Secondo i documenti resi noti dall’associazione francese “Sortir du nucleaire”, alcune modalità operative del reattore Epr potrebbero causare un’esplosione del reattore a causa di un possibile incidente conseguente all’espulsione di gruppi di barre di controllo, le barre utilizzate per controllare la reazione a catena nel reattore. La caratteristica progettuale (adattare la potenza del reattore alla richiesta istantanea sulla rete) è legata a ragioni economiche. Infatti, se i costi (di progetto) dell’elettricità di un Epr sono di circa 40 euro/MWh e, con il lievitare dei costi a 5 miliardi per reattore, salgono a 55 (e secondo Citigroup tra 65-70 essendo secondo le loro stime il costo più vicino a 6 miliardi), i prezzi dell’elettricità di base in Francia sono di circa 30-35 euro/MWh. L’unico modo per rendere economico un reattore nucleare in queste condizioni sarebbe quello di consentire una potenza variabile e dunque poter produrre elettricità per i picchi quando questa costa oltre il doppio dell’elettricità di base. Edf e Areva hanno cercato di trovare una soluzione ai rischi emersi per certe modalità di funzionamento (RIP: ritorno istantaneo di potenza), ma senza riuscirci e senza coinvolgere in alcun modo l’Autorità di sicurezza nucleare ASN, che è rimasta all’oscuro di tutto. Secondo i calcoli di EDF e Areva, il sistema di comando delle barre di controllo e la loro disposizione potrebbero provocare un incidente con l’espulsione delle barre di controllo in fase di bassa potenza, con perdita di liquido di raffreddamento e rilascio di vapore altamente radioattivo nel sistema di confinamento del reattore. Emerge dunque un rischio di esplosione e la possibilità che il reattore non vada in arresto automatico. La possibile rottura degli elementi di combustibile può portare a un elevato rischio di “escursione di criticità” portando il reattore fuori controllo».
Ecco il possibile scenario dell’incidente nei suoi dettagli così come emerge nei documenti di cui è entrata in possesso Réseau “Sortir du nucléaire” : «Secondo i calcoli di Edf e di Areva, il controllo del reattore in modo RIP (ritorno istantaneo in potenza) e la disposizione dei cluster di comando del reattore possono causare un incidente d’espulsione dei cluster stessi a debole potenza e comportare la rottura dell’involucro del meccanismo di comando di questi. Questa rottura causerebbe il passaggio del refrigerante fuori dal serbatoio del reattore nucleare. La perdita di refrigerante, liquido di raffreddamento (un tipo d’incidente nucleare molto grave), comporterebbe la rottura di un numero importante di barre con riscaldamento del combustibile e delle guaine e dunque il rilascio di vapore estremamente radioattivo nel recinto di relegazione. C’è allora un rischio grave d’escursione critica che provocherebbe un’esplosione, essendo la potenza del reattore Epr moltiplicata in modo estremamente brutale. Dopo le espulsioni dei cluster di comando a debole potenza (Edg), il reattore Epr potrebbe non mettersi in “arresto automatico”. Qualunque sia la configurazione dei cluster di comando, l’incidente d’espulsione di un gruppo di comando comporta un tasso grave di rottura del combustibile (Nce) e dunque un rischio elevato d’escursione – fuga – critica».
“Sortir du nucléaire” si rivolge direttamente ai 65 Pesi che partecipano alla conferenza internazionale che si apre oggi a Parigi con l’intervento del presidente francese Nicolas Sarkozy e presieduta dal direttore generale dell’Iaea: «È scandaloso che la Francia continui così a fare la promozione del nucleare in generale, e del Epr in particolare, proprio mentre il pericolo di questo reattore è oggi dimostrato. Occorre dunque abbandonare immediatamente la costruzione del Epr in Finlandia, in Francia ed in Cina, ed annullare assolutamente il progetto previsto a Penly. Il migliore modo per evitare l’incidente nucleare resta l’abbandono del nucleare».
vabbè vedo che alla fine questi comitati “tecnico scientifici” quando non sanno più che dire se la cavano dando del bugiardo.
Ora sul reattore EPR che è ancora infase di collaudo e certificazione c’è tutta una letteratura oserei dire quasi fantascientifica che però poggia le sue fondamenta in atti di ordinaria amministrazione che vengono trasformati in falsi scoop pseudo scientifici.
Infatti il reattore EPR è attualmente in corso di certificazione da parte delle autorità di controllo nucleari di Francia, Finlandia e Regno Unito. Il processo di certificazione si svolge per la prima volta, volutamente, in modo collettivo, al fine di rendere per quanto possibile omogenee le specifiche di progetto nei tre paesi, anche per ridurre i costi e perchè tre controllano meglio di uno.
Il 2 novembre 2009 le autorità di controllo hanno chiesto congiuntamente ad Areva, progettista del reattore EPR, di fornire documentazione tecnica aggiuntiva sul sistema di strumentazione e controllo del reattore.
Non si tratta di una contestazione sulla sicurezza del reattore, ma di una richiesta istruttoria di tipo ordinario che rientra nel normale processo di certificazione del reattore, processo che può comportare anche cambiamenti significativi nell’architettura dei diversi sistemi. (si parla di sicurezza)
la richiesta riguarda in particolare chiarimenti sulle interdipendenze esistenti tra il sistema di controllo del reattore e i sistemi di sicurezza.
Areva ha manifestato apprezzamento per la scelta di procedere ad una richiesta congiunta e ha fornito i documenti richiesti.
Nessun mistero e nessuno è stato colto con le mani nella marmellata.
Si parla sempre dell’ eventualità di gravi incidenti collegati al nucleare, ma penso che molte persone (sopratutto quelle che avranno un impianto a poca distanza) siano anche interessate alla, chiamiamola così, “quotidianità”
Una domanda quindi, per “Coordinamento Comitati Roma Nord”: esistono studi sull’incremento della radioattività nelle zone circostanti le centrali, e sull’eventuale aumento delle malattie correlate? Se non ricordo male, la trasmissione “Report” aveva evidenziato proprio questo tipo di problematiche.
Grazie.