In tempi rapidissimi il Lazio diventerà energeticamente autosufficiente e in pochi anni andrà addirittura in surplus, esportando energia verso altre regioni. Pertanto ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di istallare nuove centrali nucleari.
Ricordo che si sta ultimando la riconversione della centrale di Torrevaldaliga Nord a carbone pulito (da olio combustibile) e che questo ha già comportato una forte assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni Comune, Provincia e Regione. A oggi, infatti, è attivo solo uno dei tre impianti, un secondo è in prova e un terzo è in fase di completamento.
La stessa centrale a olio combustibile di Montalto di Castro funziona a potenza ridotta. Mettere a regime Torrevaldaliga nord e Montalto di Castro già consentirebbe di andare in pareggio energetico.
On 11 febbraio 2010,
in Energia,
by redazione


















Rispondiamo a Marco68.
Ecco lo studio più recente. Eseguito in Germania (KiKK Study). Risultati pubblicati nel 2008:
- leucemia nei bambini viventi entro 5 km. da siti nucleari: 2.2 volte l’atteso, pari a + 120%
- tumori solidi nei bambini viventi entro 5 km. da siti nucleari: 1.6 volte l’atteso, pari a + 60%.
Saluti
——
A Stefano.
Purtroppo questi fa parte della schiera dei minimalisti e dei negazionisti e non ci può essere argomento che tenga, quali i seguenti:
- costi esposivi di progetto e di costruzione delle centrali;
- costi e tempi inquantificabili per la dismissione dei siti e la bonifica del
territorio (in Gran Bretagna, per quanto riguarda il tempo necessario, oggi si
considerano 100 anni);
- mancanza di una soluzione realistica per la conservazione delle scorie;
- malattie tumorali intorno ai siti di produzione di energia (vedi studio KiKK o
caso di Borgo Sabotino, Latina) e di riprocessamento delle scorie (Cap de La
Hague, Sellafield);
- sicurezza intrinseca del sistema;
- costo unitario dell’energia che non tiene conto dei costi di dismissione dei siti
e di coservazione/smaltimento/riprocessamento delle scorie e della crescita
dei costi nel tempo (Flamanville, Olkiluoto-3, …);
- limitatezza delle riserve mondiali di uranio mondiali e loro concentrazione in
aree limitate della Terra.
Saluti
Vabbè, volete che vi risponda punto per punto? La verità non è quella che dipingete voi, io non minimizzo e non nego proprio nulla, sono solo convinto che il nucleare sia una risorsa da sfruttare e sviluppare come le altre. Ci è arrivato Obama che partiva dalle vostre posizioni ci sono arrivati influenti esponenti del mondo ambientalista come Mc Ewan, e non solo, ci arriverete anche voi. Meglio tardi che mai.Certo che fare affidamento sull’ignoranza e la paura non è un bel modo di parlare di argomenti tecnico scientifici.
C’è un’isola del pacifico in cui la più alta causa di morte sono le noci di cocco che cadono dalle palme, seguendo il vostro approccio la soluzione sarebbe tagliare tutte le palme e quindi desertificare l’isola, per me, è invece mettere in certi periodi dell’anno, quando si passa in certe zone, un casco protettivo.
Cordiali saluti
Stefano, le sue parole sono offensive e tipiche di chi non ammette le idee degli altri perchè a ciò è portato dal proprio modo di essere, di pensare e di partecipare. Ma quei tempi sono ormai lontani. Non sia nostalgico, non serve.
Non importa che ci risponda punto per punto. I dati li abbiamo forniti. Basta scorrere questo blog.
I dati non sono come i suoi. Sono ricavati da enti ed istituti internazionali, dipartimenti dell’energia, enti di controllo per la sicurezza nucleare, istituti di ricerca.
Altro che noci di cocco …
Purtroppo, quando non si hanno argomenti si butta tutto in confusione e nell’offesa altrui.
Complimenti
Roma, 9 marzo 2010.
Ecco la sicurezza dell’EPR.
Riportiamo alcuni brani dell’articolo tratto da http://www.qualenergia.it
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EPR, rischio Chernobyl?
Documenti segreti di Edf ed Areva svelano rischi potenzialmente devastanti della tecnologia scelta per il rinascimento nucleare italiano. Modifiche studiate per modulare la potenza e migliorare il rendimento economico dei reattori, potrebbero portare a un’esplosione, proprio come a Chernobyl. …
L’EPR, il reattore che si vorrebbe protagonista del rinascimento nucleare italiano, presenterebbe rischi enormi per la popolazione che finora sono stati tenuti nascosti.
Modifiche segrete per migliorare la resa economica dei reattori EPR renderebbero possibile una fusione del nucleo, con relativa esplosione del reattore. Insomma un incidente come quello di Chernobyl.
La notizia arriva da alcuni documenti riservati di EDF e Areva entrati in possesso dei francesi del Reseau Sortir du Nucleaire (e consultabili qui) ed è stata diffusa con tempismo perfetto: proprio mentre a Parigi è in corso la conferenza internazionale (cui partecipa anche l’Italia) organizzata dal Agenzia per l’energia nucleare francese per promuovere la tecnologia.
Il costruttore e l’utility – senza informare l’Agenzia per la sicurezza del nucleare – avrebbero studiato dei modi per migliorare la modulazione di potenza del reattore (nello specifico quello in costruzione a Flamanville). Modi che però potrebbero portare all’espulsione di gruppi di barre di controllo (quelle utilizzate per controllare la reazione a catena nel reattore), con conseguente esplosione del reattore.
Per EDF, sentita da France Soir, l’allarme seguito alla diffusione dei documenti segreti trafugati sarebbe ingiustificato. “Sono documenti di lavoro, che prendono in considerazione i peggiori scenari possibili, non se ne possono qundi trarre conclusioni”.
Ma quel che emerge dai documenti – fosse anche solo uno scenario ipotetico – è inquietante. “Con l’obiettivo di trovare una giustificazione economica alla tecnologia EPR i suoi creatori hanno scelto di assumersi il rischio molto concreto di un incidente nucleare” commentano da Sortir du Nucleaire.
A compromettere la sicurezza del reattore, infatti, sarebbero proprio le soluzioni studiate per rendere più modulabile la potenza, ottimizzando così il rendimento economico dell’impianto. La sicurezza dunque si incrocia con un altro punto dolente di questa tecnologia: i costi alti e la rigidità della produzione, poco adatti ad un mercato dell’elettricità liberalizzato.
Spiega Greenpeace: “i costi (di progetto) dell’elettricità di un EPR sono di circa 40 euro/MWh e, con il lievitare dei costi a 5 miliardi per reattore, salgono a 55 (e secondo Citigroup tra 65-70 essendo secondo le loro stime il costo più vicino a 6 miliardi); i prezzi dell’elettricità di base in Francia sono di circa 30-35 euro/MWh. L’unico modo per rendere economico un reattore nucleare in queste condizioni sarebbe quello di consentire una potenza variabile e, dunque, poter produrre elettricità per i picchi quando questa costa oltre il doppio dell’elettricità di base. La francese Edf e Areva hanno cercato di trovare una soluzione ai rischi emersi per certe modalità di funzionamento, ma senza riuscirci e senza coinvolgere in alcun modo l’Autorità di sicurezza nucleare, Asn, che è rimasta all’oscuro di tutto”.
Insomma, le ombre sulla tecnologia che si vorrebbe importare in Italia sono diverse. Il rischio economico – e cioè quello che siano i cittadini italiani a dover pagare l’avventura atomica berlusconiana (a scapito delle fonti rinnovabili) – non deve far dimenticare che questa tecnologia non ha ancora eliminato altri rischi, fisici e potenzialmente annichilenti. Che sul versante sicurezza il nucleare non sia ancora affatto arrivato d’altra parte ce lo ricordano gli ultimi richiami in materia che le autorità di vigilanza di vari paesi hanno mosso ad entrambe le tecnologie dell’ultima generazione: sia l’EPR di Areva che l’AP1000 di Westinghouse (Qualenergia.it – “Bocciato in sicurezza l’EPR, quello che vuole Enel” – “Obama al capezzale del nucleare”).
Argomenti spesso ignorati da un’opinione pubblica blandita dalla falsa promessa di un’energia sicura pulita abbondante e a buon mercato. …
GM
9 marzo 2009
@Stefano,
Stefano ti consiglio di sperimentare direttamente con la permanenza di almeno un anno in Borgo Sabotino (Latina), poi vedremo se cambi idea sul nucleare.
OK, vi credo!, il nucleare in Lazio non serve. MA, se (per qualsiasi motivo) il governo chiede di localizzare una centrale in Lazio….. cosa gli risponde Renata? Magari avete gia’ risposto, in tal caso chiedo scusa!
Comunque la questione salute, che è importante, andrebbe trattata seriamente
magari anche riportando i dubbi sulla effettiva correlazione tra centrali nucleari e tutti i mali del mondo, per esempio proprio sul problema della centrale di Borgo Sabotino ecco quello che dice Piero Maceroni, endocrinologo e docente di diagnostica per immagini all’Università «La Sapienza» di Roma, polo pontino. “Uno studio che valuti eventuali effetti delle centrali nucleari sulla salute dei cittadini. I primi dati parlano di un incremento delle patologie nodulari della tiroide. In un suo articolo scritto per una rivista scientifica lei afferma che l’incidenza di tali patologie è più alta in provincia di Latina rispetto alla media nazionale. Questo dato può essere correlato alla presenza delle due centrali? «Non necessariamente. Il vero problema della provincia di Latina è che esiste un’alta incidenza di patologie nodulari della tiroide come effetto dell’unione di due gruppi etnici (quello autoctono che viene dalla zona montuosa e quello immigrato arrivato dal Veneto durante il periodo della bonifica) portatori di una predisposizione a patologie della tiroide. Questo dato è esaltato anche dalla maggiore disponibilità e sensibilità della diagnostica per immagini».
Questo per completezza di informazione.
Poi magari si scopre che qualcuno a Borgo Sabotino scarica l’eternit davanti alle scuole.
Anche nel caso dello studio tedesco Kikk potrebbe esserci stato un effetto dell’unione di gruppi etnici …, così come intorno a Sellafield, a Cap de La Hague, … poi c’è la teoria, mai dimostrata, dei clusters leucemici di Veronesi …. il quale è favorevole al nucleare, agli inceneritori … ma di ciò abbiamo già scritto in questo blog e non serve aggiungere altro.
Cosa c’entri poi lo scarico dell’eternit davanti alle scuole con la leucemia evidentemente lo sa soltanto Stefano.
Ma l’ha visto lo scarico dell’eternit davanti alle scuole di Borgo Sabotino? L’ha fotografato ?
Le affermazioni di questi sono di un livello di qualunquismo sorprendente …, e non solo, dato che l’amianto non provoca leucemia ma asbestosi, mesotelioma della pleura, mesotelioma del peritoneo, carcinoma polmonare, tumori gastro-intestinali e della laringe.
Ma non LEUCEMIA.
Roma, 12 marzo 2010
Da greenreport.it
Saluti
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord
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11 marzo 2010
Le responsabilità della Francia atomica di fronte alle generazioni future
LIVORNO. Mentre imperversano tra le proteste di Greenpeace i traffici di scorie nucleari a senso unico dalla Francia alla Russia (vedi link a fondo pagina), il summit pro-nucleare dell’8 e 9 marzo alla sede Ocse di Parigi, che doveva essere una vetrina dell’atomo francese, continuare a scatenare durissime polemiche dopo che la rete “Sortir du nuclèaire” ha reso noti documenti riservati di Edf che prospettavano la possibilità di un incidente di tipo Cernobyl per i reattori Epr.
Dalla tribuna dell’Ocse il primo ministro francese François Fillon ha accusato gli antinucleari di essere degli irresponsabili. Pane per i denti di Sortir du nucleaire che chiede al premier: «Ma allora, monsieur Fillon, che cosa è “responsabile” per lei? Pretendere che delle frontiere arrestino una nube radioattiva? Vendere a dei Paesi politicamente instabili una tecnologia mortale? Esportare e stoccare in Russia delle tonnellate di scorie nucleari, che saranno ancora nocive tra migliaia di anni? Farle circolare in dei treni che attraversano ad ore prefissate le nostre città e le nostre campagne? Realizzare enormi profitti senza preoccuparsi della salute, della natura e della vita futura? Far credere che il nucleare sarebbe una “soluzione” al riscaldamento climatico, contrariamente a quel che dimostrano tutti gli studi seri? Distinguere tra nucleare civile e nucleare militare, anche se sono le due face indissolubili di una stessa tecnologia? Inviare dei precari, senza formazione adatta, nel cuore delle centrali? Fare degli esperimenti nucleari in zone abitate? Nascondere per decenni I Danni di questi esperimenti sulla salute e l’ambiente? Ammassare abbastanza bombe da far esplodere più volte il pianeta? Imporre il riscaldamento elettrico domestico per giustificare le scelte francesi del “tout nucléaire”? Costruire delle centrali in zone inondabili o sismiche? Dimenticare dei chilli di plutonio negli angoli di un’istallazione nucleare? Importare corrente elettrica in pieno inverno, al alto prezzo, da delle centrali elettriche a carbone perché I vostri reattori nucleari sono inadatti ai picchi di consumo? Sostenere dei regime autoritari nei Paesi esportatori di uranio? Costruire un reattore che non resisterebbe al crash di un aereo di linea?».
Poi Réseau Sortir du nucléaire si rivolge direttamente al primo ministro: «Monsieur Fillon, lei fa parte di quelli che cercano vanamente di caricaturizzare, dividere e demonizzare gli antinucleari per tentare di mascherare i fallimenti brucianti delle lobby dell’atomo. Anche se queste scorie resteranno pericolose per i bambini dei nostri bambini, il nucleare, civile o militare, appartiene già al passato. E’ questo che hanno compreso numerosi Paesi europei: la Danimarca, la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda, il Lussemburgo, che non hanno mai sviluppato programmi nucleari; la Spagna e la Germania che si sono impegnate sulla via dell’uscita dal nucleare; l’Austria che ha dichiarato anticostituzionale il ricorso all’energia nucleare. Anche i nostri vicini europei sono degli “irresponsabili”, monsieur Fillon? Saremo numerosi il prossimo 26 aprile, giorno dell’anniversario della catastrofe di Cernobyl, per dirvi che gli irresponsabili, oggi, sono quelli che rifiutano di vedere che il futuro è nella sobrietà energetica e nelle energie rinnovabili, per un mondo senza nucleare. Quanto alle vostre “responsabilità”, sono in effetti davvero reali: ne dovrete rispondere davanti ai cittadini francesi e davanti alle generazioni future».
Si infatti saranno le generazioni future a valutare.
Provocatoria e distorcente la frase di Stefano: “saranno le generazioni future a valutare”.
Sortir du Nucléaire ha invece affermato che le “vostre “responsabilità” (dei politici e dei loro consiglieri, ndr) sono in effetti davvero reali: ne dovrete rispondere davanti ai cittadini francesi e davanti alle generazioni future”.
Ciò significa che le responsabilità esistono già oggi e chi ha determinato lo stato di oggi ne dovrà rispondere davanti ai cittadini francesi di oggi e, domani, davanti ai cittadini francesi che verranno.
In altre parole, Stefano ha sostituito l’esistenza reale, di oggi, delle gravi responsabilità insite nella tecnologia e nell’industria del nucleare con una valutazione a cura delle generazioni future.
La valutazione dei danni c’è già oggi ed è disponibile nell’esperienza nucleare mondiale.
Sono d’accordo con il rifiuto del nucleare, però vorrei evidenziare che il rifiuto del nucleare non è solo un problema di salute, ma anche quella di un modello sociale. La via nucleare indica un modello ipercentralistico, che mette in pericolo l’autonomia dei soggetti. Una centrale nucleare è come un grande interruttore che può spegnere migliaia di imprese, dunque è inutile avere il pluralismo di un sistema come quello italiano basato sulle piccole imprese se poi abbiamo una centrale che le può..spegnere tutte. Per valorizzare il modello italiano centrato sulla piccola impresa bisogna pensare a fonti decentrate, rinnovabili, come il piccolo eolico o soprattutto le biomasse che danno tanto lavoro e rilanciano le zone montane
Salve, mi scuso se non sono offensivo
ma potreste rispondere anche a me? Grazie! Per comodita’ riscrivo: “OK, vi credo!, il nucleare in Lazio non serve. MA, se (per qualsiasi motivo) il governo chiede di localizzare una centrale in Lazio….. cosa gli risponde Renata?” Ciao!
mmm, vedo atteggiamenti ideologici che non hanno nulla di scentifico. Vedremo. Non è che presentare i dati di greereport o quelli di altre associazioni ambientaliste sia il massimo. ritengo che questo atteggiamento luddista sia poco costruttivo. Poi quando sento di piccoli impianti eolici che dovrebbero far funzionarre le piccole e medie imprese italiane, beh mi cadono le braccia. Per le biomasse poi forse è il caso di specificare cosa intrendiamo per biomasse, perchè la parola fa tanto fico (cool) ma poi, magari non si sa cosa significa concretamente. Pensare che il sistema industriale italiano, comprese lepiccole e medie imprese possa sopravvivere con le energie alternative è tipico della disinformazione che è stata propalata e continua ad essere propalata in questi anni.
Anch’io penso che il ritorno al nucleare di III, IV o V generazione sia anacronistico anche perchè se ne conoscono gli effetti. Penso che invece una adeguata pianificazione per le diverse forme di energia alternativa metterebbe in moto non solo l’economia della nostra regione ma soprattutto ci proietterebbe verso un futuro migliore, più giusto, più salutare e più rispettoso dell’ambiente, dell’aria, dell’acqua e del cibo di cui noi e tutti quelli che verranno dopo di noi avremo sempra bisogno. Confido nelle grandi capacità e nella sensibilità del Presidente intorno al tema del rispetto e dei bisogni degli uomini di oggi e del futuro essendo stata sempre in prima linea. In bocca al lupo.
abitiamo a Latina….
una zona massacrata dall’inquinamento delle industrie farmaceutiche…
con un poligono militare che ci fa paura…
ed una centrale che continua a stoccare scorie vecchie 30 anni…per farlo libera nell’acqua e nell’aria un numero considerevole di particelle pericolose per l’uomo e l’ambiente.
Ci sono molte morti per cancro, linfomi e leucemie.
Basta.
Non parlatemi di centrali nucleari.
Vi prego.
I miei vicini di casa con i pannelli producono energia per loro stessi ed hanno anche modo di rivenderla.
Parlare di nucleare è anacronistico e obsoleto.
Grazie
Ale
Cara governatore.Sono imprenditrice nel settore rinnovabili.
Che ne pensa del decreto che passera’ oggi al senato?
Tagliare al fotovoltaico per incamminarsi verso il nucleare?
Con stima