Cari amici, ho letto molte dichiarazioni sul tema delle unioni di fatto su cui mi ero espressa nel post di ieri. Il tema, come è noto, è delicato e deve essere affrontato da tutte le istituzioni, a partire dal Governo e dal Parlamento. Per quanto mi riguarda al centro della mia politica c’è e ci sarà sempre la famiglia, istituzione cardine della nostra società. Non a caso rappresenta un punto centrale del programma che stiamo realizzando, in cui particolare attenzione sarà dedicata alla tutela dei figli.
Detto questo, sul tema delle unioni di fatto, non intendo essere strumentalizzata da nessuno. Ripeto: da nessuno.
Venendo al merito: come ho già scritto, sono nettamente contraria a qualsiasi forma di unione che sia definibile o possa apparire come un’altra forma di matrimonio o come un surrogato della famiglia tradizionale.
Al contempo credo che chi compie scelte personali differenti debba poter trovare delle forme di tutela per diritti fondamentali, che sono del resto già previste dalla Costituzione e dal Codice civile. Non si tratta di una scelta ideologica, ma di una semplice questione di buon senso. Chi sceglie di non contrarre matrimonio, religioso o civile che sia, oggi è costretto a seguire strade tortuose per vedere concretizzati diritti e doveri reciproci, che gli sono del resto già riconosciuti dal nostro ordinamento. Io penso invece che sia opportuno semplificare questo processo, al fine di rendere più facile la vita dei cittadini, anche di coloro che hanno convincimenti diversi dai miei.